Ricevere un’offerta di lavoro da una grande azienda può essere emozionante, soprattutto quando il messaggio sembra costruito su misura per il proprio profilo professionale. Se poi la grafica riprende colori, loghi e stile di un colosso come Google, il messaggio può apparire ancora più credibile. Ed è proprio facendo leva su questo meccanismo che una nuova truffa online sta cercando di raggirare gli utenti, invogliandoli a fornire dati e informazioni personali che poi verranno rubati e utilizzati in modo illecito.
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Come riconoscere finta mail di Google
Il messaggio ricevuto iniziata direttamente con il nome del destinatario, fa riferimento alla sua esperienza lavorativa (pur rimanendo vago) e, infine, espone la proposta: un’opportunità di lavoro. Per approfondire, però, la mail invita a cliccare su un link per fissare un incontro.

La mail, sulla falsa riga di una grafica che ricorda quella di Google, risulta firmata da una presunta Amanda, che si definisce responsabile esecutivo dei talenti per le carriere all’interno del grande colosso. Tuttavia, il dominio dell’indirizzo utilizzato risulta essere “@paybacksweater.com”.

Si tratta quindi di un indirizzo mail in alcun modo collegato a Google.
Infine, verificando l’identità della persona che ha firmato il messaggio, né sui social professionali come LinkedIn né nelle piattaforme aziendali (ma nemmeno da una generica ricerca su Google) esiste un profilo corrispondente a una recruiter di Google con quel nome.
Come funziona la truffa
Non assomiglia alla classica truffa piena di errori grammaticali o promesse palesemente assurde. Al contrario, utilizza un linguaggio professionale, cita competenze specifiche e riproduce uno schema che ricorda le normali attività di selezione del personale. Ed è qui che entra in gioco il social engineering , poiché la truffa consiste proprio nel convincere la persona a compiere volontariamente un’azione, ovvero cliccare sul link, inserire dati personali o fornire documenti.
A prima vista, un link di questo tipo può sembrare del tutto normale. Un recruiter che propone una call ha bisogno di fissare un appuntamento e molte aziende utilizzano effettivamente piattaforme per permettere ai candidati di scegliere autonomamente uno slot disponibile.
Il problema è che, osservando il collegamento reale, la destinazione non è associata a Google. Il link passa attraverso un indirizzo denominato “news.veridashweb.co” e contiene un reindirizzamento verso un altro dominio (“careers.factonum-marketing.com”).
Cosa si rischia
Una pagina costruita per imitare un servizio legittimo può essere utilizzata per raccogliere:
- nome, cognome e indirizzo email;
- numero di telefono;
- informazioni professionali;
- documenti di identità;
- credenziali di accesso;
- password;
- informazioni finanziarie o bancarie.
Provando a prenotare un colloquio con la citata Amanda, infatti, la prima cosa che il sistema chiede dopo aver inserito i propri dati (nome, cognome, numero di telefono e indirizzo mail) è di provare a recuperare la password per accedere al proprio account Google, che risulta errata e – di conseguenza – va modificata. In questo modo, continuando con questa operazione, in pochissimi minuti, l’utente ha già fornito informazioni sensibili, che i truffatori possono utilizzare per poi accedere a profili personali e conti online.