Stop alla plastica monouso, cosa potremo ancora utilizzare

Il decreto legislativo del Governo punta a eliminare i polimeri dal mercato, ma ci sono delle eccezioni. Consumatori in allarme

Ridurre i rifiuti, proteggendo l’ambiente tramite il riciclo e l’economia circolare. Sono questi gli obiettivi che il governo Draghi si è posto con la scelta di eliminare i prodotti di plastica monouso.

Una decisione presa per uniformarsi alla direttiva Ue 2019/904, finalizzata ad una diminuzione significativa della plastica dal mercato europeo entro il 2026.

L’esecutivo italiano avrebbe dovuto recepire la disposizione Ue entro il 3 luglio 2021, ma la scadenza non è stata rispettata nonostante i ripetuti appelli del ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani (qui lo scontro tra l’Italia e l’Unione Europea).

Solo negli ultimi giorni è stato reso noto lo schema decreto (composto da 16 articoli e diversi allegati) che specifica le diverse categorie di prodotti monouso in plastica.

Il testo inoltre si occupa di disciplinare la marcatura, la responsabilità estesa del produttore, la raccolta differenziata, le misure di sensibilizzazione e l’apparato sanzionatorio.

Cosa si intende per plastica monouso

Il prodotto di plastica monouso viene definito come quell’oggetto (realizzato interamente o parzialmente in plastica) che non è concepito, progettato o immesso sul mercato per compiere più spostamenti o rotazioni o comunque per essere riutilizzato per lo stesso scopo per il quale è stato concepito.

Le disposizioni del provvedimento riguardano inoltre i prodotti in plastica oxo-degradabile (ossia realizzati tramite fenomeni ossidativi) e gli attrezzi da pesca contenenti plastica.

Per fugare ogni dubbio, il Parlamento europeo ha inoltre ribadito la definizione di plastica a cui fare riferimento. Si parla infatti del materiale costituito da un polimero (cui possono essere stati aggiunti additivi o altre sostanze) e che può funzionare come componente strutturale principale dei prodotti finiti.

I risultati che l’Ue spera di ottenere con questa politica vanno nella direzione della tutela ambientale, grande sfida per le nuove generazioni e tasto dolente degli ultimi tempi.

I traguardi sono quelli di una riduzione dell’impatto sugli ecosistemi, tramite la transizione verso una maggiore economia circolare e il completo riciclo dei rifiuti. Il tutto sensibilizzando i cittadini e promuovendo coloro che mostreranno comportamenti responsabili.

Tutte le eccezioni e il rischio sanzioni

Esistono però delle eccezioni. Infatti, non sarà vietata l’immissione nel mercato di prodotti biodegradabili e compostabili, con percentuali di materia prima rinnovabile uguali o superiori al 40 per cento.

La normativa è transitoria e prevede la progressiva applicazione di norme sempre più stringenti, con i parametri di conformità che evolveranno nel tempo.

Nello specifico, il cambiamento più importante si avrà dal 1° gennaio 2024, quando non potranno più circolare polimeri con componente biodegradabile inferiore al 60 per cento (qui tutti i dettagli sul bonus antiplastica).

Il decreto si occupa infine delle sanzioni previste per chi immette sul mercato prodotti in plastica o li rende disponibili in violazione di quanto disposto.

Le multe arriveranno fino a 10.000 euro e potranno inoltre raddoppiare se il trasgressore immette un quantitativo di prodotti del valore superiore al 10% del proprio fatturato.

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