Stop auto benzina e diesel nel 2035, l’Ue verso un target più flessibile al 90%

In seguito alla crisi dell'automotive europeo, la Commissione potrebbe rivedere l'ambizioso target di emissioni 0 da tubo di scappamento

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

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Il regolamento europeo sulle emissioni di CO₂ per auto e furgoni, inserito nel pacchetto Fit for 55, rappresenta uno dei pilastri della strategia climatica dell’Unione europea. Nella versione attualmente in vigore, approvata nel 2023, la norma prevede una riduzione del 100% delle emissioni di CO₂ allo scarico per le nuove auto a partire dal 2035.

In termini pratici, questo significa che dal 2035 non dovrebbero più essere immatricolati nuovi veicoli a benzina o diesel tradizionali. Il target è costruito esclusivamente sulla CO₂ emessa da tubi di scappamento, senza meccanismi di compensazione o bilanciamento delle emissioni su base complessiva.

La revisione del target dal 100 al 90%

Tra la fine del 2025 e l’inizio di quest’anno, la Commissione europea avrebbe avviato una revisione anticipata del regolamento.

Secondo le ricostruzioni politiche circolate a Bruxelles in questa fase, la revisione non è ancora formalizzata in una proposta legislativa definitiva, ma avrebbe delineato una possibile evoluzione del quadro normativo. L’ipotesi centrale riguarda la modifica del target del 2035, con un possibile passaggio da una riduzione del 100% a un obiettivo nell’ordine del 90% delle emissioni di flotta.

Si tratterebbe di un cambiamento rilevante perché introdurrebbe un margine di flessibilità in un sistema concepito originariamente come vincolo rigido sulle emissioni allo scarico.

Dal divieto alla flessibilità tecnologica

Nel modello attuale del Fit for 55, il raggiungimento del 100% di riduzione implica l’esclusione del motore termico tradizionale dal mercato delle nuove immatricolazioni. Un eventuale target al 90% aprirebbe invece uno scenario in cui una quota residua di emissioni potrebbe essere ammessa. Questo cambierebbe la struttura del regolamento, spostandolo da un vincolo tecnologico a un sistema più flessibile di riduzione complessiva.

In questo contesto potrebbero trovare spazio tecnologie oggi considerate di transizione o complementari:

  • ibridi plug-in evoluti;
  • sistemi range extender;
  • carburanti sintetici ed e-fuel.

Perché il regolamento era stato criticato

La proposta originaria del Fit for 55 applicata all’auto è stata oggetto di critiche crescenti tra il 2024 e il 2025. Diversi attori dell’automotive europeo hanno paventato il rischio che una transizione troppo rapida verso l’elettrico potesse indebolire la filiera produttiva tradizionale, in un contesto caratterizzato da forte concorrenza internazionale, in particolare da parte della Cina e degli Stati Uniti.

Il secondo argomento è di tipo tecnologico. Alcuni Stati membri, tra cui Germania e Italia, hanno spinto per una maggiore apertura regolatoria, sostenendo il principio di neutralità tecnologica. In questa prospettiva, l’elettrico non sarebbe l’unica soluzione possibile, ma una delle tecnologie disponibili all’interno di un mix più ampio che includa carburanti alternativi e soluzioni ibride.

Infine, una parte del dibattito politico ha indicato come problematico il fatto che la trasformazione del mercato automobilistico europeo stia procedendo in modo disomogeneo tra Paesi. La poca diffusione delle infrastrutture di ricarica, le capacità produttive delle industrie europee e il potere d’acquisto della popolazione non sembrano in grado di sostenere gli effetti della transizione ecologica sulla mobilità privata.

Il nuovo equilibrio in discussione

Alla luce di queste pressioni, la revisione in corso sembrerebbe orientata verso un riequilibrio tra obiettivi climatici e politica industriale. La riduzione delle emissioni resta centrale, in coerenza con la neutralità climatica fissata al 2050, ma verrebbe perseguita attraverso un insieme più ampio di strumenti.

In questa impostazione, il ruolo dell’elettrico a batteria rimarrebbe sì predominante, ma non sarebbe più esclusivo. Accanto ad esso potrebbero essere riconosciuti carburanti a basse emissioni e tecnologie ibride come strumenti di supporto alla decarbonizzazione del trasporto stradale.

Un quadro ancora aperto

A oggi, il regolamento CO₂ per le auto resta formalmente invariato e il target del 2035 continua a essere fissato al 100% di riduzione delle emissioni allo scarico. Tuttavia, la fase politica in corso indica che questo assetto potrebbe essere oggetto di revisione sostanziale.

La direzione che emergerà nel futuro prossimo dipenderà dall’equilibrio tra ambizione climatica, sostenibilità industriale e consenso politico tra gli Stati membri. In questo contesto, il 2035 potrebbe evolvere da una scadenza rigida di trasformazione tecnologica a un obiettivo di riduzione più flessibile, costruito su un mix di soluzioni industriali e regolatorie.