Carlo III green, l’ambientalismo illuminato del Re nonostante l’assenza a Cop27

La passione di re Carlo III d’Inghilterra per l'ambiente è nota da tempo. Da 50 anni si batte per la difesa della natura, sia nella vita pubblica che in quella privata.

La passione di re Carlo III d’Inghilterra per l’ambiente è nota da tempo. È stata al centro della scena quando ha ospitato un ricevimento per discutere della lotta ai cambiamenti climatici, mentre i leader globali si prepavano per il vertice delle Nazioni Unite sul clima COP27. Il suo interesse per le questioni ambientali è stato a lungo in cima ai suoi interessi personali, ma prima di diventare re aveva promesso che non sarebbe stato un monarca militante. Il ricevimento del re ha riunito politici e attivisti da tutto il mondo a Buckingham Palace, tra cui il primo ministro Rishi Sunak, l’inviato statunitense per il clima John Kerry e il presidente della COP Alok Sharma. Nonostante questo attivismo era già stato concordato che non avrebbe partecipato alla COP27.

La lunga storia di ambientalismo di Carlo III

Carlo ha una lunga storia come ambientalista. Già nel 1970, all’età di 21 anni, parlò a una conferenza a Cardiff dei pericoli della plastica e dell’inquinamento. Prima che l’ambientalismo diventasse una questione sentita dall’opinione pubblica, le idee di Carlo furono respinte. Nel 2007 Al Gore consegnò a Carlo III l’Harvard Medical School Global Environmental Citizen Award.

L’anno successivo, Carlo parlò della sua preoccupazione del cambiamento climatico ai ministri del Parlamento europeo. Ha avuto una forte presenza alla COP21 nel 2015, dove il suo discorso è stato uno dei più apprezzati. In quell’occasione Carlo ha fatto riferimento enfaticamente alle “generazioni non ancora nate” e alla “minaccia che deve affrontare l’umanità”. Ha sottolineato poi: “Danneggiando il nostro clima, diventiamo gli artefici della nostra distruzione”.

L’impegno per le generazioni future

A Davos 2020, Carlo III incontrò Greta Thunberg e le chiese: “Vogliamo passare alla storia come le persone che non hanno fatto nulla per riportare il mondo dall’orlo del baratro, nel tentativo di ristabilire l’equilibrio, quando avremmo potuto farlo? Non voglio”. Il sostegno alle generazione future fu al centro anche del suo discorso a Roma, in occasione del G-20, quando dichiarò: “L’unico limite è la nostra volontà di agire, e il momento di agire è adesso per chi verrà poi”.

Un ambientalista anche nel privato

Carlo ha fondato nel 2020 la Sustainable Markets Initiative, che include “Terra Carta”, un’organizzazione progettata per guidare le aziende verso pratiche di sostenibilità, delineate in 100 misure. Nella sua vita privata Carlo utilizza i pannelli solari per il riscaldamento domestico e la sua Aston Martin funziona con bioetanolo prodotto dal vino e sottoprodotti del formaggio. Sostiene l’uso della lana, poiché si biodegrada naturalmente nelle discariche. Ha sviluppato orti biologici nella sua tenuta nel Gloucestershire. Uno è un giardino selvaggio, che ospita vari uccelli e animali selvatici. Un altro crea prodotti che finanziano la sua azienda, Dukey Organic, i cui profitti vanno in beneficenza.

Le risposte pratiche a chi lo accusa di un ambientalismo di facciata

Alcuni detrattori lo accusano di ambientalismo di facciata. Le critiche si concentrano sul fatto che il re ha le risorse finanziarie per mettere in pratica la sua filosofia green. Rimane il dato di fatto che abbia affrontato questioni relative alla terra, agli oceani, alle foreste, all’aumento della temperatura e alla biodiversità per 50 anni. Carlo ha dimostrato nel tempo di essere stato attivo nella ricerca attiva di soluzioni e di essere ben informato sui rischi del cambiamento climatico.

Sostiene infatti un “New Urbanism”, cioè una nuova concezione delle città che promuove la pianificazione urbana e le infrastrutture pedonali per biciclette e trasporti pubblici. Inoltre, non investe in combustibili fossili e ha suggerito di cambiare i modelli alimentari: proponendo due giorni alla settimana senza carne o pesce e un giorno senza latticini.

L’eredità verde di re Carlo III

Partendo da queste basi è probabile che re Carlo continuerà a incoraggiare azioni a favore dell’ambiente attraverso i sistemi finanziari dei paesi del Commonwealth, il che a sua volta potrebbe significare che più capitale sarà disponibile per progetti, aziende e tecnologie che proteggono e migliorano la natura. La più grande forza ecologica di re Carlo risiederà forse nella sua eredità e nell’impatto che la sua campagna ha già avuto su una nuova generazione di cittadini britannici e del Commonwealth.

Ha trascorso gran parte degli ultimi 50 anni lavorando con i giovani. Molti enti di beneficenza dell’ex principe, ora re, si sono concentrati sui giovani e i giovani si preoccupano appassionatamente di queste cose. Il Regno Unito e i regni del Commonwealth, inclusi Australia, Canada, numerose isole caraibiche e nazioni asiatiche e africane, comprendono oltre 2,4 miliardi di persone, ovvero oltre un quarto della popolazione mondiale. Ciò significa che la portata di re Carlo si estende ben più lontano di Buckingham Palace.