Prezzi CO2 alle stelle: spettro speculazione sulla transizione green

Quotazioni così alte per la CO2 sono un incentivo alla decarbonizzazione allineato al meccanismo ETS, ma rappresentano dei costi sempre più pesanti per gli operatori

prezzi della CO2 sul mercato europeo ETS (Emissions Trading Scheme), ovvero una delle principali misure dell’Unione europea per la riduzione delle emissioni nei settori industriali a maggior impatto sui cambiamenti climatici, sono stati costantemente superiori ai 65 euro per tonnellata da metà novembre, cioè dopo che i leader mondiali hanno firmato un nuovo accordo sui cambiamenti climatici durante la COP26 a Glasgow.

Il grande aumento dei prezzi delle emissioni dell’UE era però già iniziato nei mesi precedenti, tanto che le quotazioni degli ETS sono più che raddoppiate dall’inizio dell’anno. In questo scenario, c’è chi pensa che alcuni operatori abbiano accumulato posizioni lunghe per ragioni speculative su questo mercato, che tende a salire e basta.

Quotazioni così alte per la CO2 sono un incentivo alla decarbonizzazione allineato al meccanismo ETS, ma rappresentano dei costi sempre più pesanti per gli operatori, che non riescono a riconvertire la produzione verso tecnologie meno inquinanti con la stessa velocità del mercato.

Come funziona il sistema ETS

Il sistema europeo di scambio di quote di emissione (il cosiddetto EU ETS) è il più grande programma di scambio di carbonio al mondo, e copre circa il 40% delle emissioni di gas serra del Vecchio Continente, facendo pagare gli emettitori per ogni tonnellata di anidride carbonica emessa. Pietra angolare della politica climatica ed energetica dell’UE, si prevede che svolgerà un ruolo chiave per raggiungere emissioni nette zero entro il 2050. L

‘assolvimento degli obblighi del mercato ETS delle quote dei gas inquinanti è però un elemento di costo nei mercati energetici, che influisce sui prezzi all’ingrosso e su quelli finali: le aziende che producono anidride carbonica devono pagare per questo, comprando quote di emissioni nel sistema europeo ETS.

Le accuse di speculazione

Nelle scorse settimane, diversi Paesi europei hanno segnalato distorsioni nel mercato e accusato alcuni partecipanti di speculazione. “Una bolla sull’EU ETS è l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno; l’EU ETS dovrebbe essere un mercato per le aziende energetiche e industriali”, ha affermato il governo spagnolo in un “non-paper” inviato alla Commissione europea.

“Esiste una correlazione significativa tra l’aumento dei livelli dei prezzi e l’aumento della presenza di non incumbent sul mercato, soprattutto dopo luglio 2020”, si legge nel documento.

Un messaggio quasi identico è arrivato dalla Polonia, che ha affermato che l’aumento dei prezzi osservato sull’ETS “è guidato dalla speculazione piuttosto che dai fondamentali del mercato“.

“L’aumento dei prezzi delle quote ETS a cui stiamo assistendo dall’estate del 2020 solleva preoccupazioni per una potenziale bolla di mercato”, ha affermato Varsavia in un proprio “non-paper”, ovvero un documento che viene fatto circolare in maniera ufficiosa a scopo esplorativo, per tastare il terreno e senza che chi lo presenta debba pronunciarsi ufficialmente sulle questioni in discussione.

La posizione dell’ESMA

L’Autorità di vigilanza europea sui mercati finanziati (ESMA) non ha trovato prove che il mercato dello scambio di quote emissione di gas a effetto serra dell’UE sia oggetto di abusi, secondo un’indagine preliminare condotta su sollecito della Commissione europea.

“Il numero crescente di partecipanti al mercato sembra in linea con l’espansione osservata del mercato EU ETS – si legge nel report dell’ESMA – Il numero dei partecipanti al mercato è infatti aumentato in tutte le categorie di partecipanti, in entrambe le sedi, e in proporzioni relativamente omogenee. L’aumento del numero di partecipanti al mercato di per sé non può essere considerato una prova di eventuali modelli di commercio disordinato o comportamento abusivo presenti nel mercato del carbonio”.

I pericoli posti dai nuovi ingressi del mercato

I nuovi attori sul mercato ETS dell’UE includono gli hedge fund e le società di commercio di materie prime, ma le loro posizioni sono attualmente troppo piccole per essere davvero significative. Inoltre, dall’analisi dell’ESMA emerge che le posizioni speculative sul mercato sono detenute principalmente da attori tradizionali come le compagnie energetiche, che sono tenute per legge a ridurre le proprie emissioni nell’ambito dell’ETS e ad acquistare quote in previsione di prezzi più elevati della CO2 in futuro.

Una fonte di preoccupazione proviene dagli Exchange Traded Funds (ETF), che al momento detengono poche posizioni, le quali però sono aumentate in modo significativo e potrebbero bloccare le quote di carbonio che sarebbero altrimenti disponibili per i tradizionali partecipanti al mercato.