Caro bollette: non un solo inverno bollente

Gli aumenti dei prezzi sono destinati a prolungarsi nei prossimi anno

Il recente aumento dei prezzi dell’energia in Europa – che sta spingendo diversi governi del Vecchio Continente a immaginare esborsi miliardari per evitare un caro-bollette invernale – è stato creato dalla concomitanza di diversi fattori temporanei. Un rimbalzo economico dei Paesi che hanno allentato le restrizioni per la Covid-19 ha portato a domanda superiore al previsto, che ha portato a una carenza di gas. Inoltre, la Russia ha rallentato la consegna di gas naturale in Europa, sollevando dubbi sul fatto che questa possa essere una mossa deliberata per rafforzare la sua tesi che sia necessario al più presto un avvio dei flussi attraverso il gasdotto Nord Stream 2. E mentre c’è meno gas naturale sul mercato, l’Asia è disposta a pagare di più il trasporto di gas naturale verso l’Estremo Oriente, spingendo al rialzo i prezzi anche per gli acquirenti europei.

Accanto a questi fattori ci sono però anche cause di più lungo periodo, le quali fanno temere che il rialzo dei prezzi dell’energia possa continuare. È di questo avviso S&P Global Ratings, che in un nuovo report sul tema ha scritto che “i prezzi dell’energia continueranno ad aumentare nel 2022-2023, poiché l’offerta si restringe. Gli obiettivi ambientali più ambiziosi dell’Europa accelereranno le chiusure della generazione di energia da fonti termiche e nucleari, mentre le energie rinnovabili non le possono sostituire completamente nei prossimi tre anni, portando nel frattempo a una maggiore volatilità dei prezzi legata alle condizioni meteorologiche“.

I prezzi dell’energia europea hanno mostrato un rimbalzo più forte del previsto nel 2021, dopo un calo di oltre il 20% nel 2020 a causa delle restrizioni per la pandemia e un’economia più debole. Sempre secondo S&P Global Ratings, l’aumento è derivato principalmente da un’impennata dei prezzi del gas (per i suddetti motivi) e, in misura minore, del carbonio, che ha raggiunto il record di quasi 60 euro per tonnellata. Ed è proprio questo secondo fattore a preoccupare.

Il sistema europeo di scambio di quote di emissione (il cosiddetto EU ETS) è il più grande programma di scambio di carbonio al mondo, e copre circa il 40% delle emissioni di gas serra del Vecchio Continente, facendo pagare gli emettitori per ogni tonnellata di anidride carbonica emessa. Pietra angolare della politica climatica ed energetica dell’UE, si prevede che svolgerà un ruolo chiave negli sforzi per ridurre le emissioni di carbonio del 55% (rispetto ai livelli del 1990) al 2030 e raggiungere emissioni nette zero entro il 2050. L’assolvimento degli obblighi del mercato ETS delle quote dei gas inquinanti è però un elemento di costo nei mercati energetici, che influisce sui prezzi all’ingrosso e su quelli finali: le aziende che producono anidride carbonica devono pagare per questo, comprando quote di emissioni nel sistema europeo ETS.

In tutto questo, l’implementazione dell’energia solare ed eolica non sarà priva di incognite e rapida. S&P Global Ratings vede ostacoli in corso per implementare e connettere questi nuovi progetti, inclusi complessi processi di autorizzazione e colli di bottiglia della rete sia per connettere questi nuovi siti alla rete sia per trasmettere efficacemente questa potenza alle aree ad alto consumo.

Come se non bastasse, l’outlook per l’Italia è ancora peggiore. I prezzi dell’energia elettrica nel nostro Paese sono previsti rimanere superiori a quelli di altri mercati dell’Europa occidentale fino al 2025 a causa di una sotto-offerta strutturale. La società di business intelligence stima che i prezzi dell’energia elettrica raggiungeranno i 50 €/MWh nel 2021 (vicino al livello del 2019 di 52 €/MWh) dal minimo storico di 38 €/MWh nel 2020, mentre potrebbero aumentare a più di 60 €/MWh nel 2022-2025. “Questo perché le importazioni giocano un ruolo importante per il mercato elettrico italiano, data la mancanza di offerta interna” e perché “l’aumento delle rinnovabili non compenserà l’impatto delle chiusure degli impianti a carbone in Italia né il rialzo della domanda derivante dall’elettrificazione dei trasporti e, in misura minore, dal riscaldamento”.

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