Tari, chi la paga e come si calcola? Ecco una guida facile e veloce

Come funziona la TARI? Ecco un breve vademecum con cui spieghiamo come funziona la tassa sui rifiuti che paghiamo per le nostre case e come calcolarla

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Pierpaolo Molinengo

Giornalista

Pierpaolo Molinengo, giornalista dal 2002, si occupa di fisco, tasse ed economia. Ha mosso i primi passi nella redazione di un mensile dedicato al mondo immobiliare, nel quale si è occupato di norme e tributi.

Cos’è la TARI e chi la deve pagare? Entrata in vigore con la Legge n. 147/2013, la TARI, in estrema sintesi, è la tassa sui rifiuti. È un obolo di competenza comunale, che deve essere riscosso a livello locale, dal Comune dove sono collocati fisicamente gli immobili. I contribuenti, ogni anno, sono tenuti a versare questa particolare tassa, il cui scopo è quello di finanziare i costi relativi al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti.

La TARI deve essere pagata da tutti i proprietari immobiliari: per il semplice fatto che un alloggio, una villetta o un qualsiasi immobile esiste determina l’obbligo di pagare questa tassa. In alcuni ristretti casi, comunque, i contribuenti hanno la possibilità di chiedere l’esonero dal pagamento di questo obolo annuale. Ma scopriamo cos’è la TARI nel dettaglio e come si devono comportare correttamente i contribuenti, per non correre il rischio di pagare delle sanzioni.

TARI: scopriamo cos’è

La TARI, come abbiamo visto, è stata introdotta dall’articolo 1, comma 639, della Legge n. 147/2013, la cosiddetta Legge di Stabilità 2014. Questa nuova tassa, di fatto, ha sostituito completamente la TIA – acronimo di tassa sull’igiene ambientale – e la TARSU, che era la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Con la sua introduzione venne contestualmente cancellata anche la Tares: il tributo comunale sui rifiuti e sui servizi.

Sono tenuti al pagamento della TARI i contribuenti che detengono un diritto reale o di utilizzo su un determinato immobile: questa tassa ha uno scopo ben preciso. Quello di sostenere economicamente il servizio territoriale di smaltimento dei rifiuti solidi urbani. È, a tutti gli effetti, una tassazione Comunale: questo significa che ogni singola amministrazione municipale stabilisce annualmente il suo importo.

Quando viene applicata questa tassa? Le amministrazioni comunali procedono con l’addebito nel momento in cui il contribuente è proprietario di un immobile, con il quale può produrre dei rifiuti. Può essere un immobile di proprietà o un in affitto. Ma anche una struttura che, ad ogni modo, è in grado di produrre dei rifiuti, come possono essere, ad esempio, alcune aziende od attività.

Dal calcolo della TARI viene esclusa quella parte che non può produrre dei rifiuti, perché risulta non essere utilizzabile. Oppure perché fruisce del servizio pubblico urbano. I contribuenti devono provvedere al pagamento della TARI, nel caso in cui siano proprietari di un giardino, mentre la tassa non viene applicata, nel caso in cui lo stesso soggetto sia proprietario di un posto auto all’aperto.

Chi è tenuto al pagamento della tassa sui rifiuti

Sono obbligati a pagare la TARI tutti i contribuenti che siano proprietari, o detengano a qualsiasi titolo, degli immobili. Non importa che gli stessi siano locati o meno o abbiano delle aree scoperte: nel momento in cui possono produrre dei rifiuti, è necessario pagare la tassa. Sono tenuti ad effettuare i pagamenti i soggetti che sono titolari dei diritti annessi a:

  • locazione, salvo che si tratti di locazione transitoria;
  • comodato d’uso;
  • usufrutto;
  • l’affittuario;
  • proprietà.

Nel caso in si venga a configurare una detenzione temporanea dell’immobile, che non superi i sei mesi nel corso dello stesso anno solare, la normativa prevede che il pagamento della tassa debba essere effettuata solo e soltanto dal proprietario dei locali e delle aree, che sia contemporaneamente titolare o proprietario di un diritto reale di godimento.

Sono tenute al versamento della TARI anche le aziende, nel momento in cui la loro attività porta alla produzione di rifiuti urbani. Nel corso degli ultimi anni, comunque, sono state introdotte alcune agevolazioni, per andare incontro alle aziende, colpite duramente dalla pandemia.

Tari, chi è il soggetto passivo

A questo punto diventa chiaro chi sia il soggetto passivo della TARI. È il contribuente che possiede o detiene un qualsiasi immobile ubicato nel territorio nazionale. Nel caso in cui lo stesso sia dato in locazione, il soggetto passivo della TARI è l’inquilino, ossia colui che detiene, a tutti gli effetti, l’immobile.

Nel caso in cui l’immobile sia soggetto ad una locazione turistica, la cui durata è inferiore a trenta giorni, o nel caso di case vacanze, il soggetto che deve pagare la tassa risulta essere sempre il proprietario. In linea di principio, nel caso in cui si venga a configurare una detenzione superiore a sei mesi nel corso dello stesso anno solare, l’obbligo di pagamento della tassa passa direttamente al possessore dei locali. Nel caso in cui ci siano degli immobili detenuti in multiproprietà, ogni singolo proprietario è tenuto a pagare la tassa in base alla propria quota di possesso.

Chi non deve pagare niente

In alcuni casi i contribuenti possono essere esonerati dal pagamento della TARI. È diventata consuetudine, ormai, che i soggetti titolari di un’area che, oggettivamente parlando, è inutilizzabile, non sono tenuti al pagamento della tassa. Altri casi, nei quali i contribuenti non sono tenuti al versamento della tassa, sono i seguenti:

  • aree scoperte pertinenziali o accessorie alle abitazioni civili. Rientrano, tra queste, le cantine, le terrazze scoperte, i giardini, i cortili, i balconi o i pisti auto scoperti;
  • le aree condominiali comuni, che non possono essere occupate in via esclusiva, quindi anche quelle, che nella prassi comune, vengono sfruttate quotidianamente, come gli androni e gli ascensori.

Come si calcola la tassa

Punto di fondamentale importanza è come debba essere calcolata la TARI. Uno dei cardini sui quali si basa il calcolo è la superficie calpestabile dell’immobile. Questa superficie si riesce ad individuare facilmente, con una semplice visura al catasto dei fabbricati.

Su ogni immobile a destinazione abitativa, l’Agenzia delle Entrate ha provveduto ad inserire l’indicazione della superficie catastale, che serve proprio per calcolare la TARI.

Ottenuto questo dato, per conoscere quale cifra è necessario pagare, è necessario fare riferimento alle delibere approvate da ogni comune, che devono essere approvate entro il 31 luglio di ogni anno. Nelle delibere vengono indicate le tariffe previste per ogni tipo di utenza, gli esoneri e le eventuali agevolazioni, che vengono applicate ogni anno.

La TARI, fondamentalmente, viene suddivisa in due diverse parti:

  • quota fissa;
  • quota variabile.

Per quanto riguarda la quota fissa, questa viene calcolata in base alle corrispondenti essenziali del costo del servizio, che si riferiscono in particolar modo agli investimenti per le opere e i relativi ammortamenti. La quota variabile serve a coprire i costi che sono variabili, come il trasporto dei rifiuti, il costo del servizio, la raccolta, il riciclo e lo smaltimento. Questa parte di tassa viene calcolata in relazione alla quantità di rifiuti attribuiti, al servizio fornito e all’entità dei costi di gestione. Gli elementi utili e necessari per il calcolo della tassa sui rifiuti sono i seguenti:

  • superficie in metri quadri e dati catastali, se disponibili;
  • periodo di imposta di riferimento;
  • composizione nucleo familiare (numero dei componenti);
  • quota fissa;
  • quota variabile;
  • quota provinciale 5%.