Quanto ha incassato lo Stato di tasse nel 2026, chi paga di più: la classifica

Quanto ha incassato lo Stato di tasse nei primi sette mesi del 2026 e quali sono le imposte che garantiscono il gettito maggiore?

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

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Continuano a crescere le entrate dello Stato grazie alle tasse incassate dall’Erario. Secondo gli ultimi dati pubblicati dal dipartimento delle Finanze, nei primi mesi del 2026 il gettito dei tributi erariali è cresciuto del 2,8% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il peso maggiore continua a essere sostenuto dalle imposte dirette, mentre quelle indirette hanno registrato una crescita più contenuta.

Quanto ha incassato lo Stato di tasse nel 2026

Come emerso dal bollettino delle entrate tributarie pubblicato a settembre 2026, tra gennaio e luglio di quest’anno i tributi erariali accertati sulla base del criterio della competenza giuridica ammontano complessivamente a 346.123 milioni di euro. Rispetto ai 12 mesi precedenti, la crescita è stata pari a 9.357 milioni di euro, equivalente appunto a un aumento del 2,8%.

Nel dettaglio:

  • le imposte dirette, che hanno trainato la spesa, hanno raggiungono quota 200.670 milioni di euro, aumentando di 6.175 milioni rispetto allo stesso periodo del 2025. L’incremento è stato del 3,2%;
  • le imposte indirette, invece, hanno prodotto 145.453 milioni di euro, con una crescita di 3.182 milioni e del 2,2%.

Nei primi sette mesi del 2026, le prime hanno rappresentato circa il 58% del gettito tributario erariale, mentre quelle indirette circa il 42%.

Le tasse che garantiscono più entrate all’Erario

Considerando il gettito garantito, tra i tributi che contribuiscono maggiormente alle entrate pubbliche:

  • al primo posto c’è l’Irpef, l’imposta sul reddito delle persone fisiche, cui gettito tra gennaio e luglio 2026 ha raggiunto 138.452 milioni di euro, cioè circa 138,5 miliardi. Rispetto allo stesso periodo del 2025, l’aumento è stato di 3.690 milioni di euro, pari al 2,7%;
  • al secondo posto troviamo l’Iva, l’imposta sul valore aggiunto che grava sui consumi nei primi sette mesi del 2026 ha generato un gettito arrivato a 100.267 milioni di euro, pari a circa 100,3 miliardi di euro. Rispetto al 2025 si registra un incremento di 3.649 milioni, equivalente al 3,8%;
  • al terzo gradino del podio troviamo l’Ires, l’imposta sul reddito delle società che tra gennaio e luglio 2026 ha garantito all’Erario 26.607 milioni di euro, pari a circa 26,6 miliardi. Anche in questo caso il confronto con il 2025 è positivo: l’aumento è di 716 milioni di euro, pari al 2,8%.

Alcuni redditi, però, contribuiscono più di altri a livello fiscale. A partire dalla tassazione Irpef, questa è alimentata soprattutto dalle ritenute sui redditi da lavoro. Il gettito comprende infatti:

  • 61.757 milioni di euro di ritenute sui redditi dei dipendenti del settore privato, in aumento di 1.441 milioni (+2,4%);
  • 58.080 milioni di euro di ritenute sui redditi dei dipendenti del settore pubblico, in crescita di 2.629 milioni (+4,7%);
  • 9.212 milioni di euro di ritenute sui redditi dei lavoratori autonomi, in aumento di 286 milioni (+3,2%).

Per quanto riguarda le entrate Iva, la componente più importante è quella relativa agli scambi interni, che ha prodotto 88.450 milioni di euro, in crescita del 3,2%. All’interno di questa voce rientrano anche 11.057 milioni di euro versati dalle pubbliche amministrazioni attraverso il meccanismo dello split payment, con un aumento di 752 milioni (+7,3%).

L’Iva sulle importazioni, invece, nei primi sette mesi dell’anno ha garantito 11.817 milioni di euro, con una crescita di 942 milioni (+8,7%).

Altre imposte in aumento e in calo

Se si osserva il quadro generale tracciato dal dipartimento delle Finanze, tra le altre voci che registrano una crescita ci sono:

  • l’imposta sul consumo dei tabacchi, che nei primi sette mesi del 2026 ha assicurato 6.716 milioni di euro, circa  234 milioni in più rispetto al 2025 (+3,6%);
  • le imposte sostitutive sui redditi da capitale e sulle plusvalenze, che hanno prodotto 2.600 milioni di euro, con un aumento di 275 milioni (+11,8%);
  • l’imposta sostitutiva sul valore dell’attivo dei fondi pensione, arrivata a 2.318 milioni di euro, in aumento di ben 813 milioni (+54%);
  • le imposte indirette su successioni e donazioni, con 728 milioni di euro, in crescita di 136 milioni (+23%).

Sono risultate in calo, invece:

  • il contributo delle imposte legate ai giochi, che complessivamente hanno prodotto 4.298 milioni di euro, riportando una diminuzione di 284 milioni (-6,2%);
  • le imposte indirette sulle attività di gioco, cui gettito è stato di 3.664 milioni di euro, in calo di 323 milioni (-8,1%).

Chi paga più tasse

I dati del Dipartimento delle Finanze permettono quindi di tracciare una sorta di classifica del gettito tributario, utile a comprendere quali componenti alimentino maggiormente le casse erariali. La graduatoria, basata sugli importi registrati nei primi sette mesi del 2026, conferma sul podio le entrate tributarie, ovvero:

  • l’Irpef con 138,45 miliardi di euro;
  • l’Iva con 100,27 miliardi di euro;
  • l’Ires con 26,61 miliardi di euro.

A seguire si posizionano:

  • l’imposta sul consumo dei tabacchi con 6,72 miliardi di euro;
  • le entrate tributarie dai giochi con 4,30 miliardi di euro;
  • l’imposta sostitutiva su redditi da capitale e plusvalenze con 2,60 miliardi di euro;
  • l’imposta sostitutiva sul valore dell’attivo dei fondi pensione: 2,32 miliardi di euro.

Questa graduatoria va tuttavia interpretata correttamente per comprendere chi sostiene realmente il carico fiscale. L’Irpef, ad esempio, non grava in modo uniforme su tutte le categorie, ma come abbiamo visto è alimentata principalmente dalle ritenute sui redditi da lavoro dipendente e autonomo. L’Iva, pur essendo versata formalmente dagli operatori economici attraverso i meccanismi di scambio e lo split payment, è sostenuta economicamente dai consumatori finali sui propri acquisti quotidiani. L’Ires, invece, riflette direttamente la capacità contributiva e il reddito prodotto dalle società commerciali e dalle imprese soggette a tale imposta.

I numeri, però, raccontano un sistema fiscale nel quale lavoro e consumi rimangono i due principali pilastri del gettito tributario. Sarà tuttavia necessario attendere i dati dei mesi successivi per capire se il ritmo di crescita resterà stabile e, soprattutto, quale sarà il risultato complessivo dell’anno.