Cambiano (ancora) le regole per chi acquista online prodotti provenienti da Paesi extra Ue. Dal 1° luglio entra in vigore la nuova tassa europea sui cosiddetti mini pacchi, consistente in 3 euro a spedizione, mentre l’Italia ha deciso di prorogare al 1° ottobre l’imposta nazionale da 2 euro prevista dalla legge di Bilancio.
La decisione del Governo Meloni evita almeno per l’estate il rischio di una doppia tassa che avrebbe potuto far aumentare il costo delle spedizioni fino a 5 euro per ogni pacco, oltre all’Iva e agli altri eventuali oneri già previsti. Il rinvio è stato approvato dal Consiglio dei ministri nell’ambito del nuovo Decreto Infrastrutture.
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Cosa cambia dal 1° luglio per le spedizioni sotto i 150 euro
La novità più immediata riguarda dunque la misura introdotta dall’Unione europea. E che dal 1° luglio si traduce in un contributo forfettario di 3 euro sulle spedizioni di valore inferiore a 150 euro provenienti da Paesi extra Ue. Si tratta di uno dei primi tasselli della riforma doganale comunitaria che punta a rafforzare i controlli sulle merci importate e a contrastare le distorsioni create dalla crescita dell’e-commerce internazionale.
La misura interesserà soprattutto gli acquisti effettuati su piattaforme di commercio online che vendono prodotti spediti direttamente da Paesi extraeuropei, in particolare dalla Cina.
Secondo i dati citati da Bruxelles, nel 2024 sono approdati nel mercato unico circa 4,6 miliardi di euro di piccoli pacchi e oltre il 90% proveniva dalla Cina. Il numero delle spedizioni è cresciuto a ritmi molto elevati negli ultimi anni, mettendo sotto pressione sia le autorità doganali sia le imprese europee che operano nel commercio tradizionale.
Perché l’Italia ha rinviato la tassa da 2 euro sui pacchi
Accanto alla misura europea era prevista anche una tassa italiana da 2 euro per le spedizioni extra Ue di valore inferiore a 150 euro.
L’entrata in vigore era stata inizialmente fissata proprio per il 1° luglio 2026, la stessa data scelta dall’Unione europea per il nuovo balzello da 3 euro. Per evitare una sovrapposizione immediata tra le due misure, il Governo ha deciso di rinviare l’applicazione dalla tassa nazionale al 1° ottobre.
La scelta ha voluto rispondere anche alle richieste avanzate dalle associazioni della logistica e dei trasporti, che avevano espresso forte preoccupazione per l’impatto economico di una doppia tassazione sulle spedizioni di basso valore.
Quanto costeranno in più i prodotti acquistati fuori dall’Ue
Nel breve periodo, l’aumento sarà limitato alla tassa europea da 3 euro. Chi acquista un prodotto proveniente da un Paese extra Ue e con valore di spedizione inferiore a 150 euro, dovrà tenere conto di questo nuovo costo aggiuntivo. Quest’ultimo si sommerà agli altri oneri eventualmente previsti dalla normativa fiscale e doganale.
Se dal 1° ottobre dovesse entrare effettivamente in vigore anche il contributo italiano da 2 euro, il costo complessivo potrebbe arrivare a 5 euro per spedizione. Al momento, però, l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha scelto di sospendere (in via temporanea) questa eventualità.
Perché Bruxelles vuole tassare i mini pacchi
La riforma della tassazione comunitaria nasce principalmente dall’esigenza di affrontare il boom delle importazioni a basso costo provenienti da mercati extraeuropei.
Secondo Bruxelles, il sistema attuale presenta infatti diverse criticità. Da un lato aumenta il carico amministrativo per le dogane, dall’altro crea condizioni di concorrenza che molte imprese europee considerano squilibrate rispetto ai venditori che operano da Paesi terzi.
La Commissione Ue sostiene inoltre che un rafforzamento dei controlli consentirà di contrastare più efficacemente fenomeni come la sottodichiarazione del valore delle merci, le frodi fiscali e l’ingresso nel mercato europeo di prodotti non conformi agli standard comunitari.
Cosa succederà dopo ottobre
Il rinvio deciso dal Governo non equivale a una cancellazione definitiva dell’imposta italiana sui mini pacchi. Ha solo scongiurato il rischio di una doppia tassazione nell’immediato. Salvo ulteriori interventi normativi, il balzello nazionale dovrebbe così entrare in vigore dal 1° ottobre 2026.
Nel frattempo prosegue anche il percorso di riforma delle dogane europee, destinato a culminare nel 2028 con un nuovo sistema informatico comune che dovrebbe rendere più efficiente la gestione delle importazioni e dei controlli sulle merci provenienti dai Paesi extra Ue.
Tradotto: per milioni di consumatori italiani l’estate segnerà la fine di una lunga stagione caratterizzata da spedizioni low cost quasi prive di costi aggiuntivi.