Nella notte del 2 novembre, i congelatori di un supermercato ICA di Stoccolma raggiungono i 50 gradi. L’attacco informatico avviene intorno alle due, ma il personale se ne accorge soltanto ore dopo. «È tutto distrutto», racconta Engla Ingwall, responsabile delle vendite. Nella stessa notte, gli attacchi hacker colpiscono i sistemi di refrigerazione di decine di supermercati europei, dal Belgio alla Svezia. In Irlanda, 13 negozi SuperValu ritirano precauzionalmente prodotti freschi e surgelati. L’offensiva raggiunge anche l’Italia.
La prima offensiva risale alla notte fra l’11 e il 12 ottobre, in Francia. Davanti all’Assemblée nationale, il ministro dell’Economia Roland Lescure riferisce che sono stati colpiti 700 esercizi su circa 10mila. Alcuni esercizi devono eliminare gli alimenti deteriorati e ripristinare le scorte.
In Italia, il gruppo Radenza segnala attacchi ai banchi frigoriferi di almeno 4 supermercati Coop. A Ronchi dei Legionari, in Friuli Venezia Giulia, è la società di manutenzione ad avvertire il personale delle anomalie e prima dell’apertura vengono rimossi surgelati, carne e salumi. «Ci siamo occupati di togliere tutta la merce dai banchi e dalle celle», spiega la direttrice Alessia Furlan.
A Finale Ligure, invece, sono i dipendenti di due aziende della distribuzione alimentare ad accorgersi che le celle frigorifere si stanno surriscaldando. Le centraline non segnalano anomalie. La Procura di Genova ha aperto un fascicolo contro ignoti per accesso abusivo e danneggiamento informatico. Indaga la Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo, con accertamenti affidati alla Polizia postale. Le ricostruzioni tecniche indicano attacchi ai sistemi di telecontrollo degli impianti, tra cui le tecnologie Danfoss StoreView e Dixell XWeb. Attraverso interfacce accessibili da remoto è possibile modificare le temperature e attivare i cicli di sbrinamento. L’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN) richiama l’attenzione su apparati obsoleti, pannelli esposti su Internet e protezioni insufficienti.
Gruppi filorussi NoName057(16) e Z-Pentest rivendicano gli attacchi attraverso un video diffuso sui social. L’attribuzione resta da accertare.
Il Governo chiarisce che l’impatto in Italia è limitato e che «non è emerso alcun caso di rischio per la salute dei cittadini riconducibile a fenomeni di scongelamento».La Commissione europea coordina la risposta con ENISA ed Europol. Il commissario all’Agricoltura Christophe Hansen denuncia gli sprechi alimentari e le perdite economiche, pur escludendo, allo stato, rischi per gli approvvigionamenti europei.
Indice
Il cibo può tornare sugli scaffali?
Il supermercato può rimettere in vendita gli alimenti coinvolti nell’attacco solo se le verifiche consentono di accertarne la sicurezza. La sorte della merce dipende dalle temperature effettivamente raggiunte, dalla durata dall’anomalia e dal tipo di alimento. Ad esempio, in Estonia, gli hacker hanno impostato un congelatore Selver a +50 °C: il personale è intervenuto entro dieci minuti, la temperatura dei congelatori salita soltanto di due o tre gradi ha consentito di salvare la merce.
“L’art 14 del Regolamento (CE) 178/2002 vieta di commercializzare alimenti dannosi per la salute o inadatti al consumo umano. La responsabilità di rispettare e verificare questi requisiti compete all’operatore alimentare”.
Per i surgelati, la catena del freddo impone una temperatura di −18 °C o inferiore in ogni punto del prodotto, con limitate tolleranze per trasporto e distribuzione (d.lgs. 110/1992).Carne fresca, latticini e altri alimenti refrigerati seguono prescrizioni differenti, legate anche alle loro caratteristiche. Anche il cibo scongelato può essere commercializzato, purché rispetti i requisiti di sicurezza. ll Regolamento (UE) 1169/2011 prescrive l’indicazione «decongelato».Si tratta di un’informazione sul trattamento subito dall’alimento. Uno scongelamento accidentale provocato dal guasto richiede invece di valutare le conseguenze sulle sue condizioni igieniche.
Peraltro, le procedure HACCP impongono di valutare il rischio e adottare misure correttive. Per ricostruire le condizioni di conservazione possono servire misurazioni indipendenti, registrazioni manuali e orari degli interventi tecnici. Il Regolamento (CE) 37/2005 disciplina la registrazione delle temperature per il trasporto e la conservazione dei surgelati, prevedendo regole specifiche per i banchi espositori al dettaglio. In assenza di una valutazione affidabile, la merce deve restare fuori dagli scaffali.
“Il principio tutela l’affidamento del consumatore: chi acquista un alimento deve poter contare sul rispetto delle condizioni igieniche lungo la filiera”.
Chi controlla e come scopro se c’è un richiamo?
“La sicurezza degli alimenti dopo l’attacco hacker è anzitutto responsabilità del supermercato”.
L’art. 17 del Regolamento (CE) 178/2002 gli impone di verificare i prodotti coinvolti e adottare le misure necessarie. Le ASL svolgono i controlli sanitari e, in caso di irregolarità, possono imporre interventi correttivi secondo il Regolamento (UE) 2017/625.
Se un alimento potenzialmente non sicuro è già uscito dal controllo immediato dell’operatore, l’art. 19 del Reg. 178/2002 impone di avviare il ritiro dal mercato e informare le autorità competenti.
Se il prodotto può essere arrivato nelle case dei consumatori, questi devono essere avvertiti in modo efficace. Il richiamo serve, quando necessario, a recuperare anche gli alimenti già acquistati. Le misure dipendono dai prodotti coinvolti e dal rischio riscontrato: un attacco informatico richiede verifiche mirate, anziché il richiamo indiscriminato della merce.
Chi ha fatto la spesa può consultare il portale dei richiami alimentari del Ministero della Salute e le comunicazioni esposte nei punti vendita. Denominazione, marchio, lotto e, se indicata, data di scadenza permettono di confrontare l’avviso con la confezione acquistata. È la rintracciabilità a consentire di ricostruire i passaggi degli alimenti nella filiera e individuare quelli interessati (art. 18 Reg. CE). In caso di corrispondenza, il consumatore deve sospenderne il consumo e seguire le istruzioni del richiamo.
“Chi sospetta che un alimento sia stato conservato male può chiedere chiarimenti al supermercato e segnalare il problema all’ASL competente, oppure ai NAS, conservando confezione e prova d’acquisto”.
Il D.Lgs. 190/2006 prevede sanzioni per le specifiche omissioni degli obblighi di ritiro, comunicazione e collaborazione.
Ho comprato quel cibo, posso chiedere rimborso e danni?
Chi ha acquistato un alimento deteriorato può chiedere al supermercato la sostituzione o, nei casi previsti, il rimborso del prezzo.
“Se il consumo ha provocato un’intossicazione, può ottenere anche il risarcimento, dimostrando il collegamento tra alimento e malattia”.
Per una confezione di surgelati avariata, il Codice del Consumo prevede la sostituzione gratuita oppure, se il difetto è sufficientemente grave o ricorrono gli altri presupposti di legge, la riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto, con restituzione della somma pagata (art. 135-bis Cod. Cons).
La contestazione va rivolta al venditore, preferibilmente per iscritto, conservando scontrino, etichetta con il lotto, fotografie ed eventuali avvisi di richiamo. Per gli alimenti deperibili rilevano anche le condizioni di conservazione dopo la spesa.
Se il consumatore si ammala, occorre documentare il consumo, i sintomi, la diagnosi e il nesso causale. Referti, analisi e ricevute delle spese mediche sostengono la richiesta risarcitoria. La responsabilità può coinvolgere il produttore, per un difetto originario, oppure il supermercato, per una conservazione inadeguata, secondo le circostanze accertate.