Cos’è il cuneo fiscale e tutte le novità 2022

Scopri cos'è il cuneo fiscale, come incide sulla busta paga dei lavoratori e come ridurlo

Con la riforma fiscale attualmente in fase di discussione, si è tornati a parlare di cuneo fiscale. Un argomento periodicamente in auge, specialmente da quando – in occasione della Legge di Bilancio 2020 – si è cominciato a parlare di una possibile riforma sulla tassazione dei redditi. L’obiettivo? Ridurre la pressione fiscale così da stimolare l’economia.

Ma cos’è il cuneo fiscale, e quali novità porterà con sé la riforma fiscale 2022?

Che cos’è il cuneo fiscale

Il cuneo fiscale è l’insieme delle imposte che incidono sul costo del lavoro, sia dal punto di vista del datore di lavoro che del lavoratore (dipendente oppure autonomo).

Andando dunque a comprendere le imposte dirette e indirette e i contributi previdenziali, è la differenza tra lo stipendio lordo che il datore di lavoro versa e lo stipendio netto che il lavoratore percepisce. Quando il datore di lavoro versa lo stipendio al lavoratore, infatti, tre sono i destinatari: il lavoratore per lo stipendio netto, l’Erario per le imposte e l’ente previdenziale per i contributi.

L’obiettivo della riduzione del cuneo fiscale è l’avvicinamento dello stipendio netto a quanto versato dal datore di lavoro.

Il cuneo fiscale in Italia

Gli ultimi dati sul cuneo fiscale in Italia risalgono al 2019.

Il rapporto OCSE “Taxing Wages 2020” evidenzia tutta l’ampiezza del nostro cuneo fiscale. Se la media dei Paesi OCSE è del 36%, la percentuale in Italia sale al 48% (al terzo posto dopo il 52,2% del Belgio e il 49% della Germania). Prendendo a modello un lavoratore italiano senza coniuge né figli a carico, avrà un cuneo fiscale del 48% suddiviso tra imposte personali sul reddito (16,8%) e contributi previdenziali (31,2%, di cui il 7,2% è a carico suo e il 24% viene versato dal datore di lavoro).

Per far fronte a tale scenario, più volte negli ultimi anni si è parlato di una riduzione del cuneo fiscale. Questo perché, andando a tagliare il cuneo fiscale, il costo del lavoro per l’impresa si riduce mentre lo stipendio netto del lavoratore resta invariato. Anche se, in passato, si è parlato anche di altre due modalità di riduzione del cuneo: mantenere invariato il costo del lavoro per le imprese a fronte di un aumento dello stipendio netto del lavoratore, oppure tagliare i costi sia per il datore di lavoro che per il lavoratore.

Cosa è cambiato dall’1 luglio 2021

Un primo taglio del cuneo fiscale, approvato dalla Legge di Bilancio 2020, è entrato in vigore l’1 luglio 2021 con un incremento netto per il lavoratore fino a 100 euro (visibili in busta paga). La misura, finanziata con 10 miliardi l’anno, va ad aggiungersi al Bonus Renzi (che ha portato nelle tasche dei dipendenti 80 euro al mese).

Questo, nel dettaglio, il funzionamento del “bonus”:

  • i redditi inferiori a147 euro, poiché non soggetti al pagamento dell’IRPEF, non beneficiano di alcun bonus;
  • i redditi tra 8.174 e 26.600 euro beneficiano di un aumento di 20 euro in busta paga (per un totale di 100 euro, se si sommano gli 80 del Bonus Renzi);
  • i redditi tra 26.600 e 28.000 euro, inizialmente esclusi dal Bonus Renzi, hanno un aumento di 100 euro in busta paga;
  • i redditi tra 28.000 e 35.000 euro beneficiano di un aumento in busta paga di 80 euro, e vanno ad usufruire dunque del Bonus Renzi;
  • per i redditi tra 35.000 e 40.000 euro l’aumento è a scalare, fino a raggiungere lo zero.

Le modalità di erogazione del bonus sono diverse a seconda del reddito: fino a 28.000 euro viene erogato sotto forma di credito Irpef in busta paga, sopra i 28.000 sotto forma di maggiori detrazioni Irpef.

Per tutto il 2020, per far fronte alle perdite economiche causate dalla pandemia, il bonus di 100 euro in busta paga è stato erogato anche ai redditi fino a 8.147 euro.

Cosa cambierà con la riforma fiscale 2022

La riforma fiscale 2022 interverrà anche sul cuneo fiscale.

Non solo ci sarà un cambiamento nelle aliquote Irpef, dunque, ma verranno introdotti (secondo la bozza attualmente in fase di discussione) anche sgravi fiscali che porteranno in busta paga da 61 a 247 euro.

Irpef e detrazioni

La riforma fiscale ridurrà gli scaglioni Irpef dai 5 attuali a 4.

Nello specifico, verrà eliminato lo scaglione con aliquota Irpef del 41% (attualmente applicata ai redditi tra 55.000 e 75.000 euro) e verranno modificati tutti gli scaglioni superiori al primo:

  • i redditi tra 18.000 e 28.000 euro avranno un’aliquota del 25% anziché del 27%;
  • i redditi tra 28.000 e 50.000 euro avranno un’aliquota del 35% anziché del 38%;
  • i redditi oltre 50.000 euro avranno un’aliquota del 43%.

Contemporaneamente, verrà introdotta una modifica della detrazione IRPEF che regalerà al lavoratore i seguenti risparmi:

  • 61 euro l’anno per redditi fino a 15.000 euro;
  • 150 euro l’anno per redditi da 15.000 a 28.000 euro;
  • 417 euro l’anno per redditi da 28.000 a 50.000 euro;
  • 692 euro l’anno per redditi da 50.000 a 55.000 euro;
  • 468 euro l’anno per redditi da 55.000 a 75.000 euro;
  • 247 euro l’anno per redditi oltre 75.000 euro.

L’importo base delle detrazioni salirà da 1880 a 3100 euro, e assorbirà il bonus di 100 euro in busta paga (che resterà invece per redditi fino a 15.000 euro).

Cambierà inoltre la cosiddetta “no tax area”, e dunque il reddito massimo che esonera dal pagamento dell’Irpef: per i pensionati sale a 8.500 euro, per gli autonomi a 5.500 euro.

I cambiamenti in busta paga avverranno a partire da marzo 2022, quando verrà ufficialmente introdotto anche l’assegno unico per i figli.

Secondo le simulazioni, grazie alle decontribuzione (per ora approvata solamente per il 2022), i lavoratori dipendenti con redditi fino a 15.000 euro vedranno il beneficio medio raddoppiare (da 66 a 144 euro l’anno). Per i redditi fino a 28.000 euro il beneficio passa da 144 a 222 euro, per redditi fino 35.000 euro da 451 a 529 euro.

La diminuzione dei contributi INPS

A cambiare, nel 2022, potrebbero essere anche i contributi INPS.

Il maxiemendamento alla Legge di Bilancio 2022 prevede una riduzione dello 0,8% delle ritenute contributive INPS per le retribuzioni mensili fino a 2.692 euro. Riduzione, questa, che resterebbe in vigore solo tra l’1 gennaio e il 31 dicembre 2022, per tutti i lavoratori dipendenti che rispettano i requisiti retributivi (ad eccezione dei lavoratori domestici).

Se la proposta verrà approvata, dunque, i lavoratori dipendenti che guadagnano fino a 2.692

euro al mese (senza contare la tredicesima) beneficeranno di un esonero sulla quota dei contributi previdenziali per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti. A beneficiarne sarebbe così una larga fetta di lavoratori dipendenti, stimata in circa 20 milioni.