Carta del docente, ritardo senza fine: bonus fermo e formazione a rischio

Il decreto attuativo della Carta del docente non arriva, gli importi restano ignoti e migliaia di insegnanti non riescono a programmare corsi

Foto di Mauro Di Gregorio

Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

Pubblicato:

Chiedi all'AI

Siamo ormai entrati nel mese di febbraio e della Carta del docente non c’è ancora traccia. Il bonus da 500 euro destinato alla formazione degli insegnanti, istituito dalla legge 107 del 2015, resta fermo in attesa di un decreto ministeriale che avrebbe dovuto vedere la luce entro gennaio.

Un ritardo che sta provocando un’ondata di proteste sindacali, petizioni e persino interrogazioni parlamentari.

Carta del docente in ritardo

Nelle scuole, intanto, si apre il secondo quadrimestre nell’incertezza più totale: i docenti non sanno quando riceveranno il bonus, quale sarà l’importo effettivo e se verranno finalmente liquidati anche gli arretrati dell’anno scorso. Un vuoto informativo che rischia di tradursi in un blocco concreto delle attività di formazione e aggiornamento professionale.

Per quasi un decennio la Carta del docente è sempre stata caricata entro la fine di ottobre, consentendo agli insegnanti di programmare corsi, libri e strumenti didattici con un margine temporale adeguato. Quest’anno, invece, lo slittamento si protrae da ottobre senza che il Ministero dell’Istruzione e del Merito abbia fornito spiegazioni ufficiali o indicato nuove scadenze.

Il decreto attuativo relativo all’anno scolastico 2025/2026, previsto dalla normativa entro il 30 gennaio, non risulta ancora emanato. Nessuna comunicazione sugli importi, nessuna indicazione sulle modalità di erogazione, nessun chiarimento sui tempi.

L’ampliamento della platea non convince i sindacati

Già lo scorso anno il Ministero aveva motivato un primo ritardo con la necessità di ampliare la platea dei beneficiari, includendo anche i docenti precari con contratto al 30 giugno o al 31 agosto. Una giustificazione che non aveva convinto le organizzazioni sindacali, in particolare la Flc Cgil, secondo cui i dati sugli aventi diritto sono da tempo nelle disponibilità dell’amministrazione.

Secondo le stime sindacali, si tratta di circa 180mila lavoratori tra supplenti e personale educativo, comprendenti decine di migliaia di posti non coperti da immissioni in ruolo e un elevato numero di cattedre di sostegno in deroga. Numeri noti e strutturali, che renderebbero poco credibile l’argomento delle difficoltà tecniche nell’individuazione dei beneficiari.

Negli ultimi giorni il tono delle proteste si è fatto ancora più duro. Per la Uil Scuola, il ritardo compromette in modo concreto la possibilità di programmare attività di formazione e aggiornamento, trasformando un diritto in un percorso a ostacoli. La Flc Cgil denuncia l’assurdità di comunicare l’importo disponibile a gennaio, quando negli anni passati l’informazione arrivava entro settembre.

Arretrati non pagati e rischio taglio dell’importo

A rendere la situazione ancora più critica è il mancato accredito completo degli arretrati relativi al precedente anno scolastico. Un’anomalia che, secondo sindacati e opposizione, non può essere giustificata dall’ampliamento della platea, dal momento che riguarda risorse già stanziate e beneficiari già individuati.

C’è poi il timore, sempre più concreto, che l’importo individuale della Carta possa scendere sotto i 500 euro storici. L’estensione ai docenti precari, pur ritenuta giusta, non è stata accompagnata da un incremento del fondo complessivo, con il rischio di una redistribuzione al ribasso che penalizzerebbe tutti.

Interrogazione parlamentare sulla Carta del docente

La questione arriva nuovamente in Parlamento. La responsabile nazionale scuola del Partito Democratico, Irene Manzi, ha presentato alla Camera la terza interrogazione sulla Carta del docente, denunciando l’assenza di chiarezza da parte del Ministero e i gravi ritardi nell’erogazione.

Secondo Manzi, l’inefficienza amministrativa non può ricadere sui lavoratori della scuola, costretti a sostenere spese personali per adempiere a un obbligo di formazione continua che lo Stato dichiara di voler promuovere. L’interrogazione chiede risposte precise su tempi, importi, arretrati e sull’impatto dell’ampliamento della platea, sollecitando un cronoprogramma chiaro e trasparente.

Resta infine l’esclusione del personale Ata dalla Carta del docente.

Nel frattempo, la Flc Cgil ha già dato mandato ai propri legali per avviare una diffida e una messa in mora nei confronti del Ministero dell’Istruzione e del Merito.