Crisi energetica, voucher e aiuti per fermare gli aumenti: il piano Ue

Il programma "Accelerate Eu" combina sostegni immediati e misure strutturali. Tra le proposte un maggiore coordinamento sulle riserve di petrolio e gas e il taglio delle accise sull'elettricità per le famiglie vulnerabili

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Maurizio Perriello

Giornalista politico-economico

Giornalista e divulgatore esperto di geopolitica, guerra e tematiche ambientali. Collabora con testate nazionali e realtà accademiche.

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L’Unione europea corre ai ripari contro il caro energia con un nuovo pacchetto di misure che punta a sostenere famiglie e imprese. E lancia un piano, denominato “Accelerate Eu”, che prevede voucher, aiuti di Stato e interventi economici mirati con l’obiettivo di attenuare l’impatto dei rincari legati alle tensioni internazionali sul mercato energetico.

Si tratta di una strategia articolata, che combina sostegni immediati per i settori più esposti e misure strutturali per ridurre la dipendenza energetica e stabilizzare i prezzi. Come, ad esempio, un maggiore coordinamento tra i 27 sulle riserve di petrolio e gas e il taglio delle accise sull’elettricità per le famiglie vulnerabili.

Quali sono le misure del piano europeo sull’energia

La decisione di Bruxelles intende rispondere preventivamente alle previsioni che vedono gli Stati membri colpiti in maniera maggiore nei prossimi mesi dalla crisi energetica causata dal conflitto in Medio Oriente. Le ripercussioni più preoccupanti del taglio di traffici e forniture dallo Stretto di Hormuz sembrano infatti quelle sul medio-lungo periodo. Per questo motivo il proposito fondamentale della Commissione Ue è che l’elettricità sia tassata meno dei combustibili fossili.

Il cuore del piano è dunque un insieme di strumenti coordinati a livello comunitario per affrontare l’aumento dei costi di gas e petrolio. Con un duplice obiettivo: da un lato offrire sollievo immediato, dall’altro intervenire sulle cause strutturali della crisi energetica. Riassumendo, le principali leve individuate dall’esecutivo Ue sono:

  • nuovi aiuti di Stato per i settori più colpiti;
  • voucher energetici per le famiglie vulnerabili;
  • riduzioni fiscali mirate sull’energia;
  • maggiore coordinamento sulle scorte di gas e petrolio.

Voucher energetici e bonus, gli aiuti diretti alle famiglie

Una delle misure più concrete riguarda il sostegno diretto ai cittadini. A cominciare proprio dai voucher energetici per le famiglie a basso reddito, da tariffe sociali rafforzate e dalla riduzione delle accise sull’elettricità per i nuclei più fragili.

Questi strumenti intendono compensare l’aumento delle bollette, che negli ultimi mesi ha colpito in modo particolare le fasce più vulnerabili e che apparecchia periodi decisamente peggiori nell’immediato futuro. Accanto ai voucher Bruxelles propone anche interventi indiretti, come trasporti pubblici più economici e incentivi alla mobilità sostenibile, per ridurre la spesa energetica complessiva dei contribuenti.

Aiuti di Stato per sostenere le imprese energivore

Il piano di Bruxelles dedica ampio spazio anche alle imprese, soprattutto quelle più esposte ai rincari energetici. La Commissione propone un nuovo quadro di aiuti di Stato che consente ai 27 di coprire fino al 50% dei costi energetici aggiuntivi, sostenere settori come trasporti e agricoltura e intervenire con maggiore flessibilità rispetto alle regole ordinarie.

Si tratta di una misura chiave per evitare rallentamenti produttivi e perdita di competitività, soprattutto nei comparti ad alta intensità energetica. In un periodo storico in cui, tra l’altro, la riconversione industriale dei Paesi europei è chiamata a sforzi maggiori per sopperire alle fratture con Russia e Iran e per centrare i target di riarmo e autosufficienza catalizzati dagli Stati Uniti.

Tagli alle tasse e incentivi, come cambia la fiscalità sull’energia

Un altro pilastro del piano “Accelerate Eu” riguarda imposte e tasse. In tale ottica Bruxelles ha annunciato una proposta per ridurre la pressione fiscale sull’energia, favorire una tassazione più bassa sull’elettricità rispetto ai combustibili fossili e per introdurre incentivi per l’utilizzo di tecnologie efficienti e rinnovabili.

In parallelo, vengono promossi strumenti come il leasing sociale e gli incentivi per l’acquisto di pannelli fotovoltaici, pompe di calore e sistemi di accumulo energetico. Lo scopo è accelerare la transizione energetica riducendo la dipendenza da gas e petrolio.

Campagna per ridurre i consumi energetici

Sul piano della riduzione della domanda, la Commissione Ue ha intenzione di presentare un catalogo di misure e comportamenti per risparmiare energia alla prossima riunione informale dei ministri europei organizzata a Cipro il 13 maggio. Oltre a migliorare l’efficienza del sistema, l’iniziativa ambisce a sostituire i combustibili fossili con energia “verde” prodotta su territorio europeo. Anche nel breve termine.

Il programma prevede anche campagne per ridurre la temperatura di riscaldamento di un grado e aumentare quella di raffrescamento sempre di un grado negli edifici pubblici, oltre alla promozione di temperature inferiori a 50 gradi per quanto riguarda le caldaie domestiche.

L’import di energia è costato finora 24 miliardi di euro

Uno dei dati più incisivi che descrivono la portata della crisi energetica legata alla nuova guerra del Golfo riguarda l’import di energia. Dall’inizio del conflitto in Medio Oriente e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, l’Unione europea ha speso oltre 24 miliardi di euro per rifornirsi di combustibili fossili.

La Commissione Ue mette in guardia dal quadro eccessivamente instabile e dai “possibili effetti sulla crescita del Pil e sull’inflazione”. Nelle dichiarazioni scritte dell’esecutivo comunitario si legge che questi effetti “continueranno a farsi sentire per diversi mesi e andranno oltre il settore energetico, con ripercussioni economiche e sociali”.