Storico accordo Eni in Libia: così prenderemo il gas nei prossimi anni

Dopo l'Algeria, la premier Giorgia Meloni è volata a Tripoli per suggellare il nuovo fondamentale accordo tra Eni e la società libica del gas NOC. Cosa prevede

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Miriam Carraretto

Giornalista di attualità politico-economica

Da vent'anni giornalista e caporedattrice per varie testate nazionali, è autrice di libri e contributi su progetti di sviluppo in Africa e fenomeni sociali.

In giorni delicatissimi per il governo, con attentati compiuti contro le diplomazie italiane ad Atene, Barcellona e Berlino, attacchi a Torino, violenze di piazza a Roma e Trento, proiettili indirizzati al direttore del Tirreno e al procuratore generale Francesco Saluzzo, molotov contro un commissariato di Polizia, Giorgia Meloni è stata a Tripoli per suggellare una relazione essenziale per il nostro Paese, e assistere alla firma di un accordo “salvavita” con la Libia.

Perché la Libia è così importante per l’Italia

Dopo l’Algeria (qui l’accordo), una delle prime visite istituzionali nell’area mediterranea di Meloni, come lei stessa sottolinea durante il suo discorso, che dimostra che “la Libia è una priorità per l’Italia, per la stabilità del Mediterraneo, una priorità per la sicurezza italiana, una priorità anche per alcune delle grandi sfide che l’Europa affronta in questo tempo, come la crisi energetica”.

Se il governo si impegna ufficialmente a favorire il “legittimo percorso, giusto, richiesto per una celebrazione di elezioni e per una stabilizzazione” del quadro politico libico, la vera ragione della presenza del governo nella capitale è il gas. “La stabilizzazione del quadro politico e di sicurezza è indispensabile per consentire al nostro partenariato bilaterale di raggiungere un potenziale che è ancora molto più alto del partenariato, pure molto importante, che già abbiamo. Noi siamo legati da secoli di storia comune, siamo legati da una cooperazione bilaterale che può essere ampliata e approfondita in numerosi settori” spiega Meloni.

“Nel pieno rispetto della sovranità libica, riteniamo che un ampio compromesso politico nazionale possa aiutare a sbloccare l’attuale situazione di stallo. Un accordo dovrebbe affrontare i principali nodi aperti, vale a dire base costituzionale, distribuzione delle risorse e l’assetto istituzionale che porterà il Paese alle elezioni“. Tanto che la premier dichiara di sostenere fortemente l’impegno confermato dal Governo di Unità Nazionale a indire le elezioni presidenziali e parlamentari il prima possibile, con la mediazione dell’Onu.

Italia-Libia: quali rapporti

D’altronde, la Libia rappresenta per l’Italia un alleato assolutamente strategico: siamo il loro primo partner commerciale e il primo cliente. Gli scambi commerciali sono cresciuti del 180% nel 2021 rispetto all’anno precedente, e questo trend positivo sta continuando anche nel 2022. La Libia è un mercato strategico per le nostre aziende.

Al centro degli interessi italiani ci sono le infrastrutture – le autostrade, l’aeroporto internazionale di Tripoli per favorire, anche, i voli diretti -, la gestione dei flussi migratori – i numeri della migrazione irregolare dalla Libia verso l’Italia rimangono ancora alti: per quanto riguarda gli ingressi irregolari in Italia, oltre il 50% provengono proprio dalla Libia – ma soprattutto il tema energetico, il gas.

“L’energia rappresenta uno dei contributi più significativi che si possono dare alla stabilizzazione e alla crescita della Libia” dichiara Meloni. La nostra presenza in Libia è inestricabilmente legata a Eni, attivo nel Paese dal 1959. Eni estrae gas su una superficie complessiva di 26.636 chilometri quadrati, di cui 13.294 chilometri quadrati in quota Eni. L’attività di esplorazione e sviluppo è raggruppata in 6 aree contrattuali onshore e offshore. Nel 2021 la produzione in quota Eni è stata di 168mila boe al giorno.

Eni è il principale produttore internazionale di gas in Libia, con una quota dell’80% della produzione nazionale (1,6 bscfd nel 2022). Il gas libico prodotto dai giacimenti di Wafa e Bahr Essalam operati da Mellitah Oil & Gas, società operativa compartecipata paritariamente da Eni e NOC, arriva in Italia attraverso il gasdotto Green Stream: un gasdotto composto da una linea di 520 chilometri e una capacità di circa 8 miliardi di metri cubi all’anno, che attraversa il Mar Mediterraneo collegando l’impianto di trattamento di Mellitah sulla costa libica con Gela, in Sicilia.

Cosa prevede il nuovo accordo di Eni in Libia

Proprio in occasione della visita italiana del 28 gennaio, l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, e l’amministratore delegato della National Oil Corporation (NOC), Farhat Bengdara, hanno siglato davanti a Meloni e al premier libico Abdul Hamid Al-Dbeibah un nuovo storico accordo per avviare lo sviluppo delle “Strutture A&E”, un progetto strategico volto ad aumentare la produzione di gas per rifornire il mercato interno libico, oltre a garantire l’esportazione di volumi in Europa.

I due si erano incontrati già a Roma, ad agosto, proprio per discutere delle attività di Eni in Libia. Descalzi aveva confermato al presidente della NOC l’impegno nelle attività operative nel Paese e la volontà di lanciare una nuova fase di investimenti per incrementare la produzione di gas, facendo leva sul potenziale esplorativo e sugli impianti esistenti che garantiscono l’accesso al mercato domestico e a quello di esportazione europeo. La Libia dal canto suo aveva deciso di incrementare la produzione giornaliera di gas fino a 2 milioni di barili di olio al giorno.

Oggi, nell’ambito delle strategie di diversificazioni degli approvvigionamenti energetici (in Italia intanto verranno costruiti 4 nuovi rigassificatori: ecco dove), l’intesa italo-libica è stata rilanciata. Obiettivo dichiarato è garantire maggiori flussi verso l’Europa, con il governo italiano intenzionato a fare dell’Italia un hub di approvvigionamento energetico per l’intera Europa (l’ormai celebre “Piano Mattei” di Meloni, ribadito a più riprese).

L’accordo “Strutture A&E” è il primo grande progetto ad essere sviluppato nel Paese dall’inizio del 2000. Consiste in due giacimenti a gas, “Stuttura A” e “Struttura E”, situati nell’area contrattuale D, al largo della Libia. La produzione di gas inizierà nel 2026 e raggiungerà un plateau di 750 milioni di piedi cubi di gas standard al giorno.

La produzione sarà assicurata attraverso due piattaforme principali collegate agli impianti di trattamento esistenti presso il complesso di Mellitah. Il progetto prevede anche la costruzione di un impianto di cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica sempre a Mellitah, che consentirà una importante riduzione dell’impronta carbonica complessiva, in linea con la strategia di decarbonizzazione di Eni. L’investimento complessivo è stimato in 8 miliardi di dollari.