Eni, il ministero dell’Economia cede il 2,8% del capitale

Il Mef annuncia la cessione del 2,8% di Eni nella logica del processo di privatizzazioni previsto dalla Nadef: ai prezzi attuali di mercato e senza sconti, il controvalore dell'operazione è di 1,4 miliardi.

Foto di Riccardo Castrichini

Riccardo Castrichini

Giornalista

Nato a Latina nel 1991, è laureato in Economia e Marketing e ha un Master in Radio, Tv e Web Content. Ha collaborato con molte redazioni e radio.

Il ministero dell’Economia e delle Finanze ha annunciato l’avvio di una procedura accelerata per la cessione del 2,8 per cento del capitale sociale di Eni, pari a 91,97 milioni di titoli del gruppo che ha nel logo il Cane a sei zampe. Il dicastero guidato dal leghista Giancarlo Giorgetti ha dato il proprio via libera a mercati chiusi, con la cessione che, stando agli attuali prezzi di mercato e non considerati i plausibili sconti, dovrebbe garantire un controvalore di 1,4 miliardi di euro.

Il ministero dell’Economia cede Eni

Con l’annunciata operazione di cessione di parte del capitale sociale di Eni, il ministero dell’Economia e delle Finanze si muove in maniera netta verso la direzione delle privatizzazioni. Eni, inoltre, non è una società qualsiasi, ma è una di quelle quotate più importanti sulla quale ha il controllo il Mef. La cessione interessa nello specifico il 2,8 per cento del capitale sociale, con il dicastero che, avvalendosi di una procedura accelerata di raccolta ordini, nota come Accelerated Book Building, decide di mettere sul mercato 91,97 milioni di azioni ordinarie di Eni. Il ritorno dovrebbe essere di 1,4 miliardi di euro, anche se non è sbagliato pensare che, così come avvenuto in passato in casi simili come quello di Monte dei Paschi di Siena, si possa valutare l’ipotesi di applicare uno sconto sui titoli.

L’operazione attraverso un consorzio di banche

Così come riferito dal ministero guidato da Giancarlo Giorgetti, l’operazione di cessione del capitale di Eni è stata condotta da un consorzio di banche composto, nello specifico, da Goldman Sachs International Jefferies e UBS Europe come Joint Global Coordinators e Joint Bookrunners. L’obiettivo, dicono dal dicastero, è “promuovere il collocamento delle azioni presso investitori qualificati in Italia e investitori istituzionali esteri”.

Le promesse del ministero dell’Economia su Eni

La dichiarazione di cessione di parte del capitale di Eni è stata accompagnata anche da una promessa del ministero dell’Economia e delle Finanze a Joint Global Coordinators e Joint Bookrunners, ovvero l’impegno a non vendere sul mercato altre azioni della società del Cane a sei zampa per un periodo della durata di 90 giorni. Più nel dettaglio, la cessione non potrà avverarsi nell’arco di tempo indicato senza il consenso delle stesse. È stato inoltre precisato dal Mef che i termini finali dell’operazione di cessione delle azioni di Eni verranno resi pubblici soltanto a conclusione del loro collocamento.

Il processo di privatizzazione

Attualmente il ministero dell’Economia e delle Finanze detiene il 4,797 per cento dell’Eni, mentre la controllata Cassa Depositi e Prestiti ha il 28,5 per cento. La decisione di cedere parte del capitale sociale è figlio del processo di privatizzazione annunciato dal governo italiano nella Nadef, il quale ha il principale obiettivo, entro il 2026, di contenere la dinamica del debito pubblico. Il piano prevede, più nello specifico, la cessione di quote di partecipazione in imprese private che, complessivamente, corrispondono all’1 per cento del Pil del Paese. In Italia, secondo l’Istat, nel 2021 erano 7.808 le imprese private partecipate direttamente o indirettamente dallo Stato, con il focus del governo che sembra però essere interessato alle realtà economiche partecipate direttamente o indirettamente dal ministero dell’Economia. Si tratta di 37 società, solo 6 delle quali quotate in Borsa.