Pnrr, obiettivi del 2022 raggiunti: quanto ottiene l’Italia dall’Ue

Nonostante la corsa contro il tempo il governo Meloni ha portato a termine tutti gli impegni stabiliti con Bruxelles nell'ambito del Pnrr

Missione compiuta. Il governo Meloni è riuscito a centrare tutti gli obiettivi restanti del 2022 e l’Italia potrà così ottenere dall’Unione Europea la nuova rata di pagamenti prevista dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Per arrivare al risultato l’esecutivo, dal giorno dell’insediamento, ha dovuto mettere in fila due decreti legislativi, dodici ministeriali e tre interventi normativi nella Legge di Bilancio. Non era scontato riuscire a rispettare la scadenza del 31 dicembre, vista la corsa contro il tempo. Adesso è tutto pronto per l’avvio della fase valutativa delle nuove richieste Ue, che si completerà entro il mese di febbraio 2023.

Qui abbiamo parlato del tour de force del governo.

Quanto ottiene l’Italia dall’Unione Europea

Quest’anno i target complessivi erano 55. Il governo guidato da Mario Draghi ne ha portato a termine 25. A seguito del passaggio di consegne, Giorgia Meloni ha dovuto quindi chiudere gli altri 30 impegni. La rata sbloccata del Pnrr, la terza per l’Italia, vale 19 miliardi di euro. La richiesta dell’assegno a Bruxelles del ministero dell’Economia è pronto a partire.

Il camino del Recovery Plan prosegue quindi sulla carta secondo i tempi programmati. La nuova tranche del Pnrr va ad aggiungersi al versamento delle prime due arrivate nel corso del 2022, entrambe da 21 miliardi, e al prefinanziamento di 24,9 miliardi dell’agosto 2021. Ad oggi l’Italia ha dunque ottenuto complessivamente circa 85 miliardi di euro.

La soddisfazione del ministro Fitto

Ad annunciare il raggiungimento del traguardo è stato il ministro per gli Affari europei, il Sud, le Politiche di coesione e il Pnrr Raffaele Fitto. “Il risultato – ha sottolineato – è il frutto di un importante lavoro di squadra impostato anche sulla base di un dialogo costruttivo attivato a livello politico con la Commissione europea”. È grazie ad esso, ha precisato, che si sono potute superare le “criticità connesse al raggiungimento di qualche obiettivo”.

Qui tutti i ministri dell’esecutivo.

Centrando tutti i target, tra le altre cose è stata data forma al nuovo Codice degli appalti e al Piano nazionale per la lotta al lavoro sommerso. Poi è stata istituita l’Agenzia per la cybersicurezza ed è stato completato il Polo strategico nazionale che ospiterà i dati delle Pubbliche amministrazioni in modalità cloud. Ma nel pacchetto c’è anche la digitalizzazione della sanità, con gare da 1,4 miliardi di euro.

Nell’ambito dell’istruzione, oltre alla creazione di 7.500 posti letto, è stato elaborato il maxi piano di rilancio delle competenze Stem e sono state definite le linee guida per la riforma dell’orientamento. Via libera anche al pacchetto di misure sul penale, con l’obiettivo di ridurre la durata dei procedimenti del 25% entro il 2026 (nel civile il taglio dovrà essere del 40%). Per quanto riguarda l’ambiente, tra i vari obiettivi conclusi figura la valorizzazione del verde urbano ed extraurbano con la messa a dimora di oltre un milione e 800 mila alberi in undici città italiane.

Il nodo della spesa delle risorse

Ottenute le risorse dall’Unione Europea, adesso resta però il problema della spesa. “Il Pnrr è la sfida più grande del governo e dell’Italia”, aveva spiegato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a novembre in occasione della prima riunione della cabina di regia. E visto l’importo ingente delle sovvenzioni, aveva ammonito, il Paese non può permettersi di non spenderle nei tempi previsti.

Poi la premier aveva osservato: “In termini di spesa il Pnrr sconta alcune difficoltà. Dalla Nota di aggiornamento al Def di settembre si evince che il livello della spesa al 31 dicembre 2022 è di 21 miliardi di euro a fronte di 33 miliardi di euro previsti dal Def di aprile 2022″. Oggi, a fine dicembre, si stima tuttavia che la cifra sia scesa tra i 14 e i 18 miliardi di euro. Insomma, i ritardi sono evidenti.

Il nodo della “messa a terra” delle risorse si incrocerà presto con la sfida della revisione del Piano, come più volte richiesto da Meloni nei mesi passati. Bruxelles ha già chiarito i termini di un possibile aggiustamento: si potrà intervenire su alcuni progetti, su cui magari i costi non sono più realistici, ma non sulle riforme (qui le parole di Gentiloni). E occorrerà giustificare nel dettaglio tutte le modifiche. In ballo nel prossimo semestre c’è una nuova rata da 16 miliardi di euro, da sbloccare dopo 27 obiettivi.