Catasto, c’è l’accordo tra Draghi e il centrodestra: come cambia la riforma

Il centrodestra ha annunciato i punti dell'intesa trovata sulla riforma contenuta nella Delega fiscale dopo settimane di rinvii

La crisi di maggioranza sul catasto alla fine viene sventata nell’arco di qualche ora. Il rischio di una spaccatura nell’esecutivo si era ripresentato dopo l’ennesimo rinvio preannunciato da parte del governo sulla riforma contenuta nella Delega fiscale. Senza l’intesa con il centrodestra, che da mesi manifesta la ferma opposizione sui nuovi criteri di mappatura degli immobili, l’unica soluzione sarebbe stata la richiesta di fiducia in Aula sul testo originario. Ma dopo l’ennesimo incontro nel pomeriggio, Lega e Forza Italia hanno comunicato di aver trovato l’accordo con Draghi.

Catasto, c’è l’accordo tra Draghi e il centrodestra: la nota di Lega e Forza Italia

I vertici del centrodestra di governo hanno annunciato con soddisfazione in una nota di aver raggiunto “un’intesa con Palazzo Chigi per rivedere gli articoli 2 e 6 della delega fiscale”.

“Nell’accordo viene eliminato ogni riferimento al sistema duale, preservando i regimi cedolari esistenti e garantendo una armonizzazione del sistema fiscale” si legge nel comunicato congiunto di Lega e Forza Italia che spiegano come per quanto riguarda il catasto venga “eliminato ogni riferimento ai valori patrimoniali degli immobili, consentendo l’aggiornamento delle rendite secondo la normativa attualmente in vigore e senza alcuna innovazione di carattere patrimoniale”.

Il catasto verrebbe dunque aggiornato progressivamente, ma senza toccare gli attuali criteri. “Esclusa anche in questo caso la possibilità di nuove tasse sulla casa” viene specificato.

Nella trattativa con il governo, inoltre, il centrodestra in maggioranza avrebbe ottenuto che le aliquote IMU possano essere ridotte per effetto dell’emersione degli immobili fantasma.

Catasto, c’è l’accordo tra Draghi e il centrodestra: cosa prevede la riforma

Oggetto della contesa tra governo e centrodestra sulla riforma del catasto, andata avanti per diversi mesi, è l’articolo 6 della delega fiscale in discussione in Parlamento (qui avevamo parlato dei primi rischi sulla tenuta del governo per il catasto).

Il comma 1 della norma prevede, infatti, “una modifica della disciplina relativa al sistema di rilevazione catastale al fine di modernizzare gli strumenti di individuazione e di controllo delle consistenze dei terreni e dei fabbricati”.

Si tratta di intervenire sugli immobili attualmente non censiti o che non rispettano la reale consistenza di fatto – recita il testo – la relativa destinazione d’uso ovvero la categoria catastale attribuita; sui terreni edificabili accatastati come agricoli; sugli immobili abusivi.”

Al comma 2, si prevede una integrazione delle informazioni presenti nel catasto dei fabbricati in tutto il territorio nazionale, da rendere disponibile a decorrere dal 1° gennaio 2026.

A bloccare i lavori su tutto il decreto fiscale il nodo dei valori di mercato, osteggiato sin da subito da Lega e Forza Italia (qui avevamo parlato di uno degli ultimi incontri tra Draghi e il centrodestra sulla mappatura).

Secondo quanto previsto dal testo, il catasto italiano dovrebbe essere aggiornato attraverso i seguenti passaggi (qui avevamo spiegato chi potrebbe pagare di più con le nuove regole):

  • Prevedendo che le informazioni rilevate non siano utilizzate per la determinazione della base imponibile dei tributi e, comunque, per finalità fiscali;
  • Attribuendo a ciascuna unità immobiliare, oltre alla rendita catastale determinata secondo la normativa attualmente vigente, anche il relativo valore patrimoniale e una rendita attualizzata in base, ove possibile, ai valori normali espressi dal mercato;
  • Prevedendo meccanismi di adeguamento periodico dei valori patrimoniali e delle rendite delle unità immobiliari urbane, in relazione alla modificazione delle condizioni del mercato di riferimento e comunque non al di sopra del valore di mercato;
  • Prevedendo per le unità immobiliari riconosciute di interesse storico o artistico adeguate riduzioni del valore patrimoniale medio ordinario che tengano conto dei particolari e più gravosi oneri di manutenzione e conservazione nonché del complesso dei vincoli legislativi alla destinazione, all’utilizzo, alla circolazione giuridica e al restauro