Stop al gas russo, da dove arriva oggi l’energia in Italia e quali forniture aumenteranno

Con la chiusura al gas russo, l’Ue riscrive la propria geografia energetica puntando su America, Nord Africa e corridoio caucasico

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

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L’Unione europea ha deciso lo stop alle importazioni di gas russo. Chiudere i gasdotti però non è facile come girare la manopola di un fornello.

Per questo lo stop alle forniture di gas dalla Russia avverrà per tappe, in un percorso graduale. Con la fine dell’import di gas naturale liquefatto russo, il Gnl, si apre una domanda: quale altro gas utilizzerà l’Ue per riscaldare gli edifici e alimentare l’industria?

Che succede con lo stop al gas russo

Il calendario stabilito dall’Unione europea prevede step progressivi: da questa prima metà del 2026 comincia a entrare in vigore il divieto di importazioni di Gnl russo, entro il 30 settembre 2027 è previsto il termine ultimo per eliminare gradualmente tutte le importazioni di gas via gasdotto dalla Russia ed entro la fine del 2027 è fissato anche l’obiettivo di eliminare le importazioni di petrolio russo e dei suoi derivati.

La strada indicata da Bruxelles è aumentare le forniture da altri partner, soprattutto tramite Gnl dagli Stati Uniti, con prezzi generalmente più alti dei flussi storici via gasdotto. Altri fornitori sono disponibili sul mercato globale, ma nessuno può sostituire immediatamente le grandi rotte interrotte.

Per l’Italia questa transizione presenta anche un’opportunità: candidarsi come hub del Mediterraneo, possibile porta d’ingresso per i flussi di gas verso l’Europa meridionale.

La stretta imposta dall’Ue ai danni di Mosca, decisa anche come misura a sostegno dell’Ucraina, riduce il rischio geopolitico diretto legato alle forniture russe, ma aumenta l’esposizione alla volatilità dei prezzi sui mercati globali del gas. Va comunque specificato che sul gas russo c’è attualmente un ricorso da parte dell’Ungheria.

La dinamica degli stoccaggi lo conferma: l’Europa ha attraversato l’inverno con livelli in rapido calo. L’Italia ha retto relativamente meglio, grazie a una combinazione di incentivi per il riempimento dei depositi, capacità di rigassificazione (Piombino e Ravenna) e una rete di trasporto ben sviluppata gestita da Snam. Tuttavia, lo scenario per gli anni a venire resta incerto: se le scorte dovessero scendere sotto le soglie di sicurezza, l’Ue sarebbe costretta a rientrare sui mercati spot pagando premi di rischio elevati.

Gas per l’Italia

Nel 2021 oltre il 40% del gas importato dall’Italia proveniva dalla Russia, mentre gli altri fornitori avevano pesi diversi: l’Algeria era già tra i principali fornitori con circa il 29-30%, mentre Norvegia e Libia avevano quote minori e una parte significativa delle importazioni arrivava come Gnl da Qatar, Stati Uniti e Paesi africani.

Oggi la quota russa è quasi azzerata. Il mercato italiano si basa principalmente su forniture da Algeria, flussi nord-europei (come quelli dalla Norvegia), gas dall’Azerbaigian e Gnl proveniente da partner globali, inclusi Stati Uniti e Qatar.

Gli Stati Uniti sono diventati un asse portante del nuovo equilibrio energetico Ue: una quota significativa del Gnl importato in Ue proviene da terminali nordamericani. Per l’Italia, questo si traduce in una crescente dipendenza dalle rotte oceaniche e dalle condizioni meteo e geopolitiche globali, che possono influenzare i costi e la disponibilità del combustibile.

Roma ha impostato una strategia di lungo periodo per trasformare l’Italia in piattaforma di smistamento energetico verso l’Europa centro-meridionale. I rigassificatori di Piombino e Ravenna, la rete di Snam e l’interconnessione con i gasdotti transadriatici sono pezzi fondamentali di questo mosaico.

Gas dall’Asia centrale

Se il Gnl americano è la risposta di breve periodo, l’Asia centrale rappresenta la scommessa di lungo periodo. Qui si concentra un bacino energetico enorme, ma anche un terreno di competizione geopolitica: sia la Russia che la Cina considerano l’Asia centrale come il proprio giardino di casa.

Il Turkmenistan, il quarto Paese al mondo per riserve di gas con il giacimento di Galkynysh tra i più grandi del pianeta, esporta oggi soprattutto verso la Cina. L’Azerbaigian è già fornitore dell’Italia e il potenziamento del gasdotto Tap, con prospettiva di raddoppio della capacità entro il 2027, rafforza il ruolo di Baku come hub di transito del gas centroasiatico. Il Kazakistan è centrale per collegare il bacino del Caspio ai mercati europei. Uzbekistan e Tagikistan, pur essendo meno decisivi per i volumi diretti verso l’Ue, rimangono partner chiave per progetti infrastrutturali e industriali.