Il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha annunciato che i tecnici del dicastero saranno presto a Marghera per i sopralluoghi per la realizzazione del centro di stoccaggio delle materie prime critiche del sud Europa. Il polo potrebbe poi espandersi, aggiungendo centri per il riciclo e la raffinazione.
Le materie prime critiche sono 34 materiali che l’Ue ha identificato come fondamentali per la transizione ecologica e digitale dell’economia del continente. I giacimenti di questi metalli in Europa sono pochissimi e per questa ragione saranno necessari siti di stoccaggio che assicurino riserve strategiche in caso di carenze improvvise.
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Il sito di stoccaggio delle materie prime critiche a Marghera
Urso ha annunciato il progetto durante un evento elettorale in sostegno della candidatura di Luca Pozzobon a sindaco di Castelfranco Veneto. Il sito di stoccaggio delle materie prime critiche potrebbe essere costruito a Marghera e sarebbe il primo d’Europa. Diventerebbe un riferimento per tutta la parte meridionale dell’Ue, mentre un altro verrebbe edificato più a nord, in modo da essere servito dai grandi porti dei Paesi Bassi.
Le materie prime critiche non si producono quasi in nessun caso in Europa, né tanto meno si raffinano nel continente. Avere siti di stoccaggio posizionati vicino ai principali porti permetterebbe, in caso di crisi internazionali, di non avere carenze in settori cruciali come, ad esempio, l’automotive, che di recente ha subito una crisi dei semiconduttori che ha minacciato di bloccare la produzione di auto.
Urso ha anche anticipato che, oltre al sito di stoccaggio, a Marghera potrebbero sorgere anche complessi per il riciclo e la raffinazione delle materie prime critiche:
Pensiamo di poter realizzare nell’area di Marghera anche un polo industriale, cioè il primo distretto della raffinazione e del riciclo di materie prime critiche d’Italia e credo d’Europa, dove si potranno insediare altre imprese utilizzando anche i bandi europei che sono in corso partendo dal presupposto che già nel primo bando europeo che si è concluso lo scorso anno quattro imprese hanno inteso realizzare impianti di riciclo di materie prime critiche d’Italia.
Cosa sono le materie prime critiche
L’Ue ha individuato 34 materie prime che sono ritenute fondamentali per l’industria del continente, in modo da poter attuare politiche specifiche per la loro produzione, raffinazione, riciclo e, appunto, stoccaggio. Si tratta di:
- metalli di transizione (come cobalto e rame);
- terre rare propriamente dette (spesso questo termine viene usato impropriamente per tutte le materie prime critiche);
- metalli del gruppo del platino;
- metalloidi e semiconduttori (germanio, gallio, antimonio);
- metalli alcalini e alcalino-terrosi (tra cui il litio);
- minerali non metallici e materiali fossili (gruppo eterogeneo, che contiene dal carbone alla grafite fino all’elio).
Buona parte di questi materiali non si producono in Europa. La strategia dell’Ue è proprio finalizzata a rendere il blocco meno dipendente dall’estero per quanto riguarda queste materie prime, anche soltanto differenziando i fornitori.

Come si stoccano e si riciclano le materie prime critiche
Molti di questi materiali sono tossici, altamente reattivi con l’aria o a rischio di incendio. Per questa ragione il loro stoccaggio deve avvenire in siti specifici, con misure di sicurezza rigide e una gestione affidata a personale altamente specializzato. Per questo il sito di Marghera, da indicazioni Ue, dovrà garantire un monitoraggio digitale costante e una logistica molto avanzata.
Per quanto riguarda la raffinazione e il riciclo, si tratta di processi molto diversi a seconda delle materie prime che possono essere coinvolte. Potrebbe trattarsi:
- di pirometallurgia, in cui i metalli vengono fusi ad alte temperature per poi essere riforgiati (come nel caso del rame o del nichel);
- di idrometallurgia, in cui i metalli vengono sciolti in acidi o basi per poi essere recuperati (è il caso delle terre rare).
L’Ue ha l’obiettivo di arrivare a coprire il 30% del proprio fabbisogno di materie prime critiche con il riciclo. Per alcune di esse si tratta solo di una questione industriale. Per altre, invece, mancano ancora le tecnologie per portare il riciclo su larga scala.