All’apertura dei mercati finanziari il 30 settembre lo spread tra Btp e Bund ha raggiunto i 100 punti base, confermando i risultati della chiusura del giorno precedente. Era da maggio del 2025 che il differenziale non arrivava a tre cifre sulla piattaforma di Borsa italiana. Al contempo, i rendimenti sono rimasti vicini al 4,60%.
La colpa di questo picco è, almeno in parte, dell'”effetto Trump“. Come riportato da Axios, sembra che il presidente degli Usa sia effettivamente intenzionato a tornare ad attaccare l’Iran dopo le elezioni di metà mandato, che si terranno tra poco più di un mese. Questo ha spaventato i mercati, che hanno già “prezzato” un’eventuale crisi in Medio Oriente.
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Lo spread è tornato a 100 punti
Lo spread ha confermato i timori della chiusura di lunedì 29, arrivando a 100 punti base anche in apertura del 30 settembre. Un chiaro segnale di pressione sul debito pubblico italiano, proprio nel momento in cui il Governo si appresta a discutere della Manovra finanziaria, con ambizioni meno elevate del previsto a causa della mancata uscita anticipata dalla procedura per deficit eccessivo.
Rendimenti stabili
I rendimenti sono invece rimasti stabili a seguito dell’asta dei titoli a medio e lungo termine, dove sono stati emessi proprio i Btp a 10 anni che fanno da benchmark per lo spread. I titoli sono rimasti poco sotto il 4,60%, comunque tra i livelli più alti di recente.
Cosa c’entra Trump con lo spread
Alcuni osservatori hanno sottolineato come parte di questo aumento dello spread dipenda dalle politiche dell’attuale governo degli Stati Uniti. Un “effetto Trump“, dovuto al fatto che, al momento, a influenzare i rendimenti sono soprattutto:
- il prezzo del petrolio;
- i rendimenti dei Treasury Bond statunitensi.
Proprio ieri, la testata statunitense Axios ha riportato che le trattative tra Iran e Usa sono a un punto morto e che Trump sarebbe frustrato dalla situazione. Il presidente degli Usa avrebbe inoltre fatto capire di essere pronto ad attaccare nuovamente l’Iran dopo le elezioni di metà mandato, che si terranno a inizio novembre.
Gli spread europei sono sotto pressione
A dimostrazione che l’aumento dello spread è dovuto a fattori più che altro esterni, anche gli altri titoli di Stato europei stanno soffrendo. Con i Bund a 3,59% di rendimento, i Bonos spagnoli si sono collocati a 52 punti base di differenziale, uno dei picchi più alti degli ultimi anni.
| Titoli di Stato | Rendimenti | Spread |
|---|---|---|
| Bund tedeschi | 3,59% | – |
| Btp italiani | 4,59% | 100 |
| Oat francesi | 4,79% | 120 |
| Bonos spagnoli | 4,11% | 52 |
A essere maggiormente in crisi è la Francia, che ha toccato i 120 punti di spread i apertura, con un rendimento ormai vicino al 4,80% per gli Oat.
Le aste di ottobre dei titoli di Stato
Nella giornata di ieri si sono concluse le aste dei titoli di Stato a medio e lungo termine, le ultime di settembre. I risultati sono stati:
- un rendimento del 4,08% per il Btp a 5 anni con cedola al 3,95%;
- un rendimento del 4,58% per il Btp a 10 anni con cedola al 4%;
- un rendimento del 3,38% per il CctEu in scadenza nel 2036.
A partire dalla seconda settimana di ottobre riprenderanno le aste regolari. Le date da segnarsi sono:
- venerdì 9 ottobre per l’asta dei Bot;
- martedì 13 ottobre per l’asta dei titoli a medio e lungo termine;
- martedì 27 ottobre per l’asta dei Btp Short Term e dei Btp€i;
- mercoledì 28 ottobre per l’asta dei Bot;
- giovedì 29 ottobre per l’asta dei titoli a medio e lungo termine.
Tra il 19 e il 23 ottobre si terrà infine una nuova emissione riservata agli investitori privati del Btp Valore.