Meloni al vertice Cpe in Armenia tra energia e Nato: “Non condivido il disimpegno Usa”

Al vertice Cpe in Armenia, Meloni affronta i nodi della sicurezza e risponde alle ipotesi di ridimensionamento della presenza americana in Ue

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

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Al vertice della Comunità politica europea (Cpe) a Erevan, Giorgia Meloni lancia un messaggio agli alleati occidentali e, indirettamente, agli Stati Uniti.

Il contesto non è dei più semplici: le vecchie alleanze sono in crisi, fra tensioni energetiche e incertezze sul futuro della Nato.

Giorgia Meloni, Rubio e Trump

Meloni ha parlato durante il panel “Maintaining European unity and coherence in times of polycrisis”, per poi rendere dichiarazioni a margine.

La presidente del Consiglio conferma la possibilità di un faccia a faccia con il segretario di Stato Usa Marco Rubio, in Italia per incontrare il Papa: “Sì, penso di sì”.

Ma è sul rapporto con Washington che emergono le parole più pesanti, in arrivo dopo le ipotesi avanzate da Donald Trump di un ridimensionamento della presenza militare americana in Europa.

Così ha detto Meloni:

Non so cosa accadrà, ma non condividerei questa scelta. Da tempo gli Usa parlano di un disimpegno in Europa, dobbiamo rafforzare la nostra sicurezza e crescere nella capacità di risposta. È comunque è una scelta che non dipende da me, personalmente non la condivido, l’Italia ha sempre mantenuto gli impegni, lo ha sempre fatto sempre in ambito Nato anche quando non erano in gioco i nostri interessi diretti, in Afghanistan come in Iraq.

E a proposito della guerra in Iran scatenata da Donald Trump:

A livello di patto atlantico nessuno si è presentato in una sede formale a chiedere un sostegno degli alleati sulle scelte che stava facendo.

L’Europa e la necessità di prevedere le crisi

Nel suo intervento al vertice, Meloni insiste sulla necessità di un salto di qualità da parte dell’Unione Europea:

Con la pandemia di Covid-19 e la guerra in Ucraina, l’Unione Europea ha dimostrato di saper rispondere alle emergenze ma “ora” è il momento che alzi il tiro e passi dal sapervi reagire al saperle prevedere.

Un richiamo diretto ai leader europei presenti, tra cui Emmanuel Macron e Ursula von der Leyen, con cui la premier ha condiviso il panel dedicato alla gestione delle crisi:

Le crisi incidono sulla qualità delle nostre democrazie: quando i cittadini percepiscono che le grandi sfide non sono governate, perdono fiducia nelle istituzioni.

E ancora:

La strategia a lungo termine non dovrebbe concentrarsi solo sui Paesi che la pensano allo stesso modo ma anche sul nostro vicinato geografico.

Migranti, sicurezza, economia ed energia

Tra i temi centrali affrontati a Erevan c’è quello dei flussi migratori, collegato direttamente alla sicurezza e alla stabilità economica:

I flussi migratori incontrollati mettono a dura prova la sicurezza dei cittadini e, se sfruttati come minaccia ibrida, anche la stabilità degli Stati. Ma non è tutto. Influiscono anche sull’economia, mettendo a dura prova le risorse pubbliche e incidendo sul mercato del lavoro; indeboliscono la competitività. Ciò indebolisce la competitività aumentando l’incertezza e le tensioni sociali. Ha anche legami con l’energia, poiché dobbiamo anche affrontare il fatto che molti flussi provengono da regioni instabili che sono fondamentali per i nostri approvvigionamenti energetici.

La premier richiama anche il rischio di una nuova crisi simile a quella del 2015, sottolineando la necessità di cooperazione con i Paesi di origine e transito.

Il dossier Mediterraneo e l’energia

Nell’intervento di Giorgia Meloni a Erevan emerge anche una linea precisa: rafforzare l’attenzione sul Mediterraneo e sull’Africa. Un riferimento che si collega al percorso avviato dal Governo italiano sul fronte energetico e alla missione imminente in Azerbaigian.

Dopo Erevan, infatti, Meloni è attesa a Baku, in un’area centrale per gli equilibri energetici europei, mentre restano alte le tensioni legate alla crisi iraniana e alle rotte di approvvigionamento.

Crans Montana, la garanzia per le famiglie italiane

Un risultato concreto arriva dal colloquio con il presidente svizzero Guy Parmelin:

Ho avuto la garanzia che non saranno inviate fatture alle famiglie [coinvolte nella tragedia di Crans Montana].

La conferma trova riscontro nelle parole di Parmelin, secondo cui le persone ferite nell’incendio a Crans-Montana e le loro famiglie

indipendentemente dal loro luogo di residenza, non dovranno pagare nulla per le cure mediche prestate negli ospedali svizzeri immediatamente dopo la catastrofe. Queste spese saranno coperte dall’aiuto alle vittime, nella misura in cui non sono coperte dalle assicurazioni. Al fine di evitare qualsiasi malinteso, la Svizzera non invierà più copie delle fatture alle famiglie delle vittime.