Controlli sui conti correnti triplicati, 6.566 verifiche dell’Agenzia delle Entrate

Nel 2025 il Fisco ha triplicato le verifiche bancarie. Oltre 6.500 controlli su conti correnti e partite Iva a rischio evasione

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

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Nel 2025 le verifiche sui conti correnti sono triplicate rispetto al 2022, diventando uno degli strumenti chiave dell’attività di accertamento. A certificarlo è la Corte dei conti nella Relazione sul rendiconto generale dello Stato.

Si tratta delle cosiddette indagini finanziarie, utilizzate da Agenzia delle Entrate e Guardia di finanza per analizzare movimenti bancari e individuare eventuali discrepanze tra redditi dichiarati e disponibilità economiche reali. Nel 2025 queste verifiche hanno raggiunto quota 6.566, più del triplo rispetto al 2022.

I numeri del 2025

Nel complesso, i controlli ordinari hanno superato quota 223mila, segnando un aumento del 18% rispetto al 2024. Da queste attività sono emersi oltre 16,4 miliardi di euro di maggiore imposta accertata, in crescita dell’11,4% su base annua.

I dati più rilevanti mostrano però un sistema sempre più fondato sull’uso delle banche dati e dell’analisi digitale. In pratica, il Fisco incrocia informazioni diverse per costruire profili di rischio più precisi e selezionare i casi da approfondire:

  • fatture elettroniche;
  • corrispettivi telematici;
  • anagrafe dei rapporti finanziari;
  • scontrini elettronici collegati ai Pos.

L’introduzione degli scontrini elettronici ha fatto emergere, in pochi mesi, circa 5,3 miliardi di euro di imponibile non dichiarato.

Più controlli, ma non abbastanza

La Corte dei conti riconosce che i risultati sono positivi, ma li considera ancora insufficienti rispetto alla dimensione dell’evasione fiscale. L’organo contabile invita infatti ad aumentare la frequenza delle verifiche, concentrandole nei settori a più alto rischio. Tra i punti critici segnalati nel rapporto ci sono anche questi:

  • molte verifiche producono recuperi molto bassi;
  • una quota crescente di procedure si conclude senza esito;
  • la selezione dei contribuenti da verificare deve diventare più mirata.

Nel 2025, infatti, oltre un terzo degli accertamenti ordinari ha portato a recuperi inferiori ai 516 euro, segnale che per la Corte indica un margine di miglioramento nella scelta dei soggetti da controllare.

Partite Iva sotto osservazione

Un altro fronte rilevante riguarda le partite Iva soggette agli Indici sintetici di affidabilità fiscale, i cosiddetti Isa. Nel 2025 le verifiche sostanziali hanno raggiunto quota 103.449, con un incremento dell’11,3% rispetto all’anno precedente.

La pressione dei controlli, però, resta limitata rispetto al totale delle partite Iva:

  • ha interessato il 3,8% delle partite Iva complessive;
  • è stata più alta nelle costruzioni, al 4,6%;
  • ha toccato il 4,1% nelle attività di tinteggiatura e manutenzione degli edifici;
  • è stata più bassa negli studi medici, all’1,6%.

La Corte sottolinea che anche nei comparti più esposti alla vigilanza la frequenza degli accertamenti potrebbe essere maggiore.

Le garanzie sui conti correnti

L’aumento delle indagini finanziarie si accompagna anche a un tema di garanzie per i contribuenti. La Corte di Cassazione ha chiarito che l’autorizzazione ad accedere ai dati bancari non può essere generica o puramente interna, ma deve essere motivata e indicare con precisione ragioni, ambito e limiti dell’indagine.

Se l’autorizzazione manca o è gravemente carente, e il contribuente contesta la legittimità del controllo, le prove raccolte possono diventare inutilizzabili. Non ogni irregolarità, però, porta automaticamente all’annullamento dell’atto; infatti, il giudizio va fatto caso per caso.