Aiuti di stato, al vertice UE si cerca un compromesso contro l’IRA degli Usa

Un'Europa divisa discute del piano industriale per il Green Deal proposto dalla Commissione UE.

Settimana decisiva per il dossier del nuovo regime semplificato degli aiuti di stato, al centro dell’agenda europea per rispondere all’Inflaction Reduction Act degli Stati Uniti. Dopo la trasferta franco tedesca a Washington, giovedì 9 e venerdì 10 febbraio il Consiglio europeo straordinario a Bruxelles è chiamato a trovare una posizione sul piano industriale per il Green Deal proposto dalla Commissione per evitare che molte aziende europee decidano di spostarsi negli Usa, allettate dai sussidi green garantiti per chi produce in Nord America.

La proposta della Commissione

La presidente Ursula von der Leyen ha presentato a inizio febbraio il nuovo piano industriale “green” per rispondere all’Inflation Reduction Act (Ira) targato Biden. Si tratta ancora di una comunicazione – dunque non ancora di una proposta legale – giudicata però da più parti “insufficiente” e che rischia di volgere i Paesi l’uno contro l’altro in virtù del diverso spazio d’azione fiscale. Il Green Deal Industry Plan punta a trasformare l’industria europea per accompagnarla “nell’era delle emissioni nette zero” cercando di non restare indietro rispetto a Washington e Pechino. Nel breve periodo la Commissione europea ha deciso di puntare su un allentamento delle regole sugli aiuti di Stato, mentre la creazione di un fondo per la sovranità – che sarà discusso non prima dell’estate e dovrebbe essere finanziato da debito comune – viene inquadrato nel contesto ancora vago della “revisione del bilancio comune”.

Membri Ue divisi: gli schieramenti

Il ministro per gli Affari Ue svedese Jessika Roswall al termine del Consiglio Affari Generali ha ammesso che gli Stati membri “hanno pareri discordanti su come la risposta europea” all’Inflation Reduction Act “debba essere presentata”.

Il Consiglio lancerà un segnale forte per quanto riguarda l’economia e soprattutto per la promozione di investimenti puliti”, ha aggiunto il vice presidente della Commissione Ue Maros Sefcovic sottolineando come “il tempo sia essenziale. Bisogna fare in modo che le industrie strategiche si sviluppino qui in Europa”. Intanto la Francia di Macron sembra aver deciso di formare un asse con la Germania nel chiedere un “IRA” europeo che includa nuova flessibilità al regime di aiuti di Stato. Il ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire e l’omologo tedesco Robert Habeck sono negli Usa inoltre per chiedere “trasparenza” all’amministrazione di Joe Biden, in modo da scongiurare una guerra commerciale transatlantica.

La posizione dell’Italia

La linea italiana già espressa dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è quella di frenare sulla proposta von der Leyen di “frammentare” il mercato interno. Una soluzione che rischierebbe di ritorcersi contro tutti quei Paesi, tra i quali l’Italia, che si ritrovano con uno spazio fiscale d’azione fortemente limitato dall’elevato debito pubblico, innescando inoltre una gara di sussidi all’interno dell’Ue. Sarebbe infatti divisivo. Il ministro degli affari europei Raffaele Fitto ha ribadito che l’Italia chiede “nell’immediato flessibilità nell’uso dei fondi Ue esistenti, in particolare PNRR e coesione e, in tempi rapidi, la creazione di nuovi strumenti come quello di un Fondo comune per la sovranità europea”, un nuovo “fondo sovrano” per sostenere le imprese europee. Attraverso il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso (ma non solo), il governo cercherà sponde in altri paesi.