Italia e Usa firmano la Pax Silica: così si difendono le materie prime delle tecnologie industriali

Siglato il memorandum tra Washington e Roma per difendere i materiali critici semiconduttori, alla base della filiera della produzione industriale

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

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L’Italia e gli Stati Uniti hanno finalmente siglato la Pax Silica, un memorandum cooperativo fondamentale nella gestione del mercato delle materie prime critiche.

Dopo un primo tentativo andato a vuoto a giugno a causa di un ripensamento di Trump, l’accordo firmato a New York dal Ministro degli Esteri Antonio Tajani è un passaggio decisivo per la stabilità della filiera industriale e tecnologica.

Cos’è la Pax Silica

Il termine Pax Silica si compone di due elementi:

  • pax, parola latina che significa pace;
  • silica, altro derivato dal latino che per sineddoche si riferisce a tutti i semiconduttori, di cui il silicio è il componente più importante.

Dunque il significato della firma del memorandum si fa chiaro: gli Stati Uniti si sono fatti promotori di una rete globale per sorvegliare la sicurezza delle risorse strategiche alla base dei progressi tecnologici. L’idea è quella di creare una rete globale difensiva con il fine di mettere al riparo gli aderenti da possibili shock nella filiera, dall’estrazione fino alla produzione di tecnologie fondamentali per lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, ormai una componente essenziale delle infrastrutture statali.

Perché sembra necessaria l’alleanza economica

La Pax Silica è una risposta al quasi-monopolio della Cina nella raffinazione e lavorazione dei minerali critici e delle terre rare. Pechino controlla quote di mercato vastissime su elementi chiave per la fabbricazione di batterie e semiconduttori, tanto da influenzare costi e disponibilità globali. Il progetto di Washington punta a scardinare il primato cinese, a stabilizzare i prezzi e a proteggere il settore da eventuali speculazioni.

Quali sono i prossimi passi

L’intesa è stata firmata durante la giornata di ieri a New York, a margine dei lavori dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, durante l’incontro bilaterale tra il Ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani e il Segretario di Stato americano Marco Rubio. A margine della firma, il Vicepremier italiano ha sottolineato la rilevanza strategica dell’accordo:

«Garantire alle nostre aziende un accesso sicuro, sostenibile e diversificato alle materie prime critiche è una priorità assoluta per la competitività della nostra industria. L’intesa con gli Stati Uniti rafforza l’alleanza atlantica sul piano economico e tecnologico e mette al sicuro i settori chiave della nostra economia».

La tabella di marcia prevede l’avvio immediato di un Gruppo di Lavoro tecnico bilaterale Italia-Usa. L’organismo attiverà uno scambio continuo di dati sul fabbisogno di risorse, promuoverà progetti congiunti di estrazione, raffinazione e riciclo dei minerali strategici.

Lungi dall’essere un’iniziativa svincolata da altre dinamiche sovranazionali, l’intesa bilaterale tra Roma e Washington si affianca agli accordi di cooperazione strategica già attivi tra Unione Europea e Stati Uniti e alle linee guida fissate dal regolamento europeo sulle materie prime critiche, il Critical Raw Materials Act.