Booking.com sotto indagine Ue: annunci falsi, phishing e pubblicità poco trasparente

La Commissione europea vuole capire come la piattaforma protegge chi prenota da inserzioni truffa, messaggi fraudolenti e vetrine a pagamento

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Luca Incoronato

Giornalista

Giornalista pubblicista e copywriter, ha accumulato esperienze in TV, redazioni giornalistiche fisiche e online, così come in TV, come autore, giornalista e copywriter. È esperto in materie economiche.

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È stata aperta un’indagine formale su Booking.com da parte della Commissione europea. L’obiettivo è verificare come la piattaforma contrasti truffe e frodi ai danni di chi prenota le proprie vacanze. L’annuncio è del 20 ottobre 2026 e si basa sul Digital Services Act (Dsa), il regolamento europeo che impone obblighi stringenti alle grandi piattaforme online.

Sotto la lente finiscono così:

  • annunci falsi;
  • messaggi di phishing che sfruttano i dati delle prenotazioni;
  • trasparenza degli annunci sponsorizzati.

Perché la Commissione indaga su Booking

A partire dal 25 aprile 2023, Booking.com è designata come “piattaforma online di dimensioni molto grandi”. Questa è una specifica categoria del Dsa soggetta agli obblighi più severi. Le grandi piattaforme devono individuare, analizzare e ridurre i cosiddetti “rischi sistemici” legati ai propri servizi.

Questo comprende ovviamente anche frodi e truffe. Secondo la Commissione, Booking potrebbe non aver rispettato questi obblighi. Un’indagine che nasce da un’analisi preliminare delle valutazioni del rischio (presentata tra il 2023 e il 2026). Al centro ci sono i rapporti di trasparenza e le risposte fornite alle richieste di informazioni. Un lavoro complesso, durato a lungo e svolto in collaborazione con l’Autorità olandese per i consumatori e i mercati (il Paese in cui ha sede il gruppo).

In merito si è espressa Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva della Commissione per la Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia:

Gli europei dovrebbero poter prenotare le proprie vacanze senza il timore di essere truffati. Il Digital Services Act stabilisce responsabilità chiare per le piattaforme nell’affrontare questi rischi e dobbiamo assicurarci che la principale piattaforma di prenotazione in Europa prenda sul serio queste responsabilità.

Annunci falsi e strutture irregolari

Uno dei fronti più importanti riguarda gli annunci truffa. Un problema che grava sulle spalle dei clienti che prenotano e degli host che affittano. La Commissione vuole capire se Booking abbia valutato e contrastato in modo adeguato il rischio di inserzioni false.

Per capire esattamente di cosa si stia parlando, ecco un esempio. Prenotate un alloggio e all’arrivo i proprietari vi dicono, sorridenti e stupiti, che non “siete nella lista”. Non c’è alcuna traccia di voi e tantomeno del vostro pagamento. Qualcuno ha infatti ben pensato di replicare quell’annuncio, intascare i soldi e sparire.

C’è poi spazio anche per quegli annunci di strutture non conformi alle regole. Una situazione grave e complessa, che vede tutti i partecipanti perdenti, tranne ovviamente i malviventi.

Phishing e dati delle prenotazioni

Si passa poi al phishing. L’indagine esaminerà i rischi legati alle truffe che sfruttano i dati delle prenotazioni. Vi sarà capitato infatti di ricevere dei messaggi all’interno della chat privata con un host. Si chiedono solitamente conferme delle carte o nuovi pagamenti, a fronte di problemi di varia natura.

Bruxelles valuterà come Booking condivide i dati con le strutture ricettive, com’è progettato il servizio di messaggistica interno e quali tutele esistono per evitare che queste informazioni finiscano nelle mani sbagliate.

Annunci sponsorizzati e trasparenza

Che dire poi della pubblicità. Sotto esame ci sono i cosiddetti “boosted listings”. Spiegando il concetto in italiano, si parla di quelle strutture che pagano per comparire più in alto nei risultati di ricerca. Secondo la Commissione, questi annunci potrebbero non essere segnalati con sufficiente chiarezza come pubblicità.

Gli utenti potrebbero non sapere chi ha pagato per quella vetrina, ritenendo che la posizione migliore corrisponda a una più elevata qualità dei servizi o dei locali. Un aspetto tutt’altro che secondario, perché influenza le scelte di chi confronta prezzi e strutture prima di prenotare.

Cosa rischia Booking

Le presunte violazioni riguardano gli articoli 34 e 35 del Dsa, sugli obblighi di valutazione e riduzione dei rischi sistemici, e l’articolo 26, paragrafo 1, sulla corretta identificazione della pubblicità. Di per sé, ovviamente, l’apertura dell’indagine non corrisponde a una colpa, ancora tutta da appurare.

Questo processo consente però alla Commissione di raccogliere ulteriori prove e adottare diversi strumenti:

  • misure provvisorie;
  • decisione di non conformità;
  • accettazione di impegni da parte di Booking per risolvere le criticità.

In base alle regole generali del Dsa, in caso di violazione accertata le sanzioni possono arrivare fino al 6% del fatturato mondiale annuo della società. Parliamo di circa 1,4 miliardi di euro.