Campari, il presidente Garavoglia rischia il processo per evasione fiscale

Al centro dell'inchiesta una presunta exit tax non versata da 1,29 miliardi, legata alla riorganizzazione societaria del 2018 in Lussemburgo

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Luca Incoronato

Giornalista

Giornalista pubblicista e copywriter, ha accumulato esperienze in TV, redazioni giornalistiche fisiche e online, così come in TV, come autore, giornalista e copywriter. È esperto in materie economiche.

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Guai giudiziari ai vertici di uno dei marchi simbolo del Made in Italy. Luca Garavoglia, presidente di Campari Group, rischia il processo per una presunta evasione fiscale da 1,29 miliardi di euro.

Al centro dell’inchiesta c’è il mancato versamento dell’exit tax, ovvero l’imposta dovuta quando una società sposta la propria sede all’estero. Ciò si lega a una complessa operazione risalente al 2018. Un procedimento che è ancora nelle sue fasi iniziali e che, dunque, vede il dirigente innocente fino a prova contraria.

L’accusa di evasione fiscale

Secondo la Procura, Garavoglia (57 anni e presidente di Campari dal 1994) avrebbe presentato una dichiarazione fraudolenta, omettendo il pagamento dell’exit tax.

L’imposta che viene contestata ammonta a 1,29 miliardi di euro, calcolati su 5,3 miliardi di plusvalenze che, nella ricostruzione degli inquirenti, non sarebbero state dichiarate tra il 2018 e il 2020. Accuse tutte da verificare in sede giudiziaria.

La fusione del 2018

All’origine del caso c’è un’operazione del 2018, come detto. Parliamo della fusione tra Alicros, la società italiana che controllava Campari, e Lagfin. Da quest’unione è nata una singola entità, titolare di circa il 51% di Campari. Quota che al tempo valeva oltre 4 miliardi di euro, con la struttura societaria trasferita in Lussemburgo.

Secondo l’accusa, questa riorganizzazione sarebbe stata congegnata precisamente per eludere gli obblighi legati all’exit tax, ovvero al prelievo previsto sulle plusvalenze quando si sposta la sede di un’azienda all’estero.

Sequestri e accordo col fisco

La vicenda ha già avuto dei risvolti concreti. A ottobre 2025 erano state sequestrate azioni di Lagfin per un valore di 1,29 miliardi di euro. Sul fronte tributario, inoltre, è stato trovato un accordo separato con l’Agenzia delle Entrate, con impegno a versare 405 milioni di euro a rate.

Occorre ricordare però che per la legge italiana il procedimento fiscale e penale restano su due binari distinti. L’intesa col fisco non chiude automaticamente l’altro capitolo, dunque. Detto ciò, in una nota ufficiale Lagfin dichiara “la propria totale estraneità al procedimento in oggetto, in quanto, in relazione ai medesimi fatti è già stata archiviata, per intervenuta prescrizione, con decreto del 9 luglio 2026”.

Il prossimo passo spetta al giudice, che dovrà fissare l’udienza preliminare per decidere se rinviare a giudizio gli imputati e far partire il processo vero e proprio. La difesa, dal canto suo, si è detta certa di poter dimostrare l’innocenza dei propri assistiti oltre ogni ragionevole dubbio. Intanto la vicenda ha avuto un riflesso anche in Borsa, con il titolo Campari in calo dell’1,31% al momento della notizia.