Superbonus, il governo ha finito i soldi? Chi rischia di non farlo

I dati diffusi da Enea mostrano come le coperture stanziate in questi anni siano state interamente destinate: quali regioni potrebbero vedere lo stop ai lavori

Una misura criticata da molti sin da prima della sua applicazione, ossia da quando il governo di Giuseppe Conte decise di puntare in maniera decisa sull’agevolazione economica per chiunque avesse deciso di ristrutturare la propria abitazione (privata o condominiale) usufruendo delle laute somme stanziate dal suo esecutivo.

Nonostante le polemiche abbiano continuato ad inseguirsi anche con l’arrivo di Mario Draghi sullo scranno più alto di Palazzo Chigi, il dibattuto Superbonus 110% pare aver fatto colpo nella mente (e nelle tasche) degli italiani. Tanto che, se si osservano gli ultimi dati pubblicati da Enea (l’ente pubblico di ricerca italiano, controllato dal ministero della Transizione ecologica, che opera nei settori dell’energia, dell’ambiente e delle nuove tecnologie) i fondi stanziati durante questa legislatura sarebbero esauriti.

Superbonus, sono finite le coperture del governo: il piano di Mario Draghi

L’ultimo rapporto dell’istituto mostra infatti che al 31 maggio appena passato erano in corso ben 172.450 interventi edilizi incentivati. Un carico di lavoro che porterà a delle detrazioni per il valore complessivo di 33,7 miliardi di euro. In base ai calcoli dell’Ufficio parlamentare di bilancio, le coperture messe attualmente in campo ammontano però a soli 33,3 miliardi.

Ad oggi il premier non sembra intenzionato a rifinanziare la misura, che pure con la legge di Bilancio per il 2022 ha prorogato. Non è sfuggito agli analisti come negli ultimi mesi Mario Draghi abbia sostenuto di sentirsi colpevole per aver fatto aumentare i costi degli interventi edilizi, anche se i prezzi sono saliti anche nel resto d’Europa a causa delle tensioni internazionali derivanti dal conflitto in corso in Ucraina.

Il presidente del Consiglio ha fatto anche intendere che il meccanismo alimenta le truffe, ponendo l’attenzione su un meccanismo che si è consolidato in questi mesi: la stragrande maggioranza delle frodi ha riguardato due specifiche tipologie di intervento, ossia il bonus facciate e il classico ecobonus, per i quali però erano previsti pochissimi controlli, come confermato dalle molteplici analisi diffuse da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Superbonus, soldi finiti? Le regioni che temono lo stop

Tornando ai dati prodotti da Enea, il quadro è molto variegato e non è possibile additare ad una sola tipologia di intervento la spesa principale di fondi pubblici, in quanto diversi milioni di cittadini hanno aderito all’agevolazione e le abitazioni coinvolte rientrano in tutte le categorie.

Nello studio si legge come i lavori condominiali avviati chiedendo il bonus rappresentino ad oggi il 48,9% del totale degli investimenti (ossia 26.663), mentre i lavori negli edifici unifamiliari e nelle unità immobiliari funzionalmente indipendenti sono rispettivamente 91.444 e 54.338. Per coloro che vedono i cantieri già avviati non c’è nulla da temere, in quanto non esiste la possibilità che il lavoro si fermi per la mancanza di soldi statali, ma il quadro cambia per chi invece sta aspettando il via libera per partire.

La regione con più lavori avviati è la Lombardia (26.432 edifici per un totale di oltre 5 miliardi di euro di investimenti ammessi a detrazione), seguita dal Veneto (21.555 interventi e 2,9 miliardi di euro d’investimenti) e dal Lazio (15.504 interventi già avviati e 2,8 miliardi di euro di investimenti). In queste regioni, il rischio che non vengano più approvati nuovi progetti pare più alto che altrove.