Torna l’incubo Covid: cosa farà il Governo se ci sarà una nuova ondata

Il boom di casi in Cina allarma anche l'Italia. La decisione di sottoporre a tampone chi arriva dal Paese asiatico potrebbe però non bastare. Cosa deciderà Giorgia Meloni?

La vasta e preoccupante ondata di contagi da Covid registrata in Cina, dove la situazione si aggrava giorno dopo giorno (ne abbiamo parlato qui), ha fatto scattare l’allarme per la diffusione del virus in mezzo mondo. Inclusa l’Italia, che si è mossa subito per arginare la possibile nuova esplosione dell’epidemia anche da noi.

Ma cosa succederebbe se anche nel nostro Paese dovesse scoppiare un’altra grande ondata di casi, con incidenza e curva epidemiologica ad alti livelli? Cosa farebbe il Governo?

Allarme Covid, la situazione in Italia

Se c’è una cosa, tra le altre, che l’esperienza cinese ci ha insegnato è che la politica di “tolleranza zero”, caratterizzata da feroci restrizioni delle libertà personali, non la strada giusta per contrastare i contagi. A sottolinearlo è stata proprio la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante il suo discorso di fine anno agli italiani, dichiarando che al momento la situazione è sotto controllo.

Nulla indica dunque che si tornerà alle misure estreme, come lockdown e chiusure di attività, che hanno ferito a fondo il Paese negli anni 2020-2021. Anche perché, ha osservato ancora Meloni, i primi 15 virus sequenziati su persone in arrivo dalla Cina in questi giorni hanno rivelato la presenza della variante Omicron, già in Italia conosciamo bene e che rientra nelle mutazioni già contrastate con efficacia dai vaccini (ecco quali varianti ci minacciano dalla Cina).

Come si muoverà il Governo Meloni

Come ci ha drammaticamente insegnato l’esperienza, però, la prudenza non è mai troppa. Per non rischiare di ripiombare nell’incubo della pandemia, il Governo ha deciso la linea del controllo rigido, sottoponendo a tampone chiunque arrivi in Italia a bordo di un volo proveniente dalla Cina. Una mossa che tuttavia da sola, ha sottolineato la premier, non è sufficiente a scongiurare ogni pericolo. Chi parte dal Paese asiatico, infatti, potrebbe giungere nel nostro Paese dopo aver fatto scalo in Germania o in Francia, evitando dunque i test stabiliti dal Ministero della Salute.

Per questo motivo l’amministrazione Meloni spinge per la definizione di una norma europea sugli screening Covid. Giorgia Meloni ha dunque chiesto ai ministri Schillaci e Salvini di avanzare una formale richiesta all’Unione europea. “Ci auguriamo che l’Ue voglia lavorare in questo senso”, ha sottolineato l’inquilina di Palazzo Chigi. E intanto le opposizioni tuonano, con in prima fila l’ex ministro della Salute Roberto Speranza, secondo il quale “far finta che il Covid non esista più, e che tutto sommato si possa fare a meno dei vaccini, è una strategia fallita“.

L’Esecutivo, dal canto suo, Che poi, ha rinnovato l’invito a vaccinarsi contro il coronavirus soprattutto a soggetti anziani e fragili, chiudendo – a quanto pare – la porta al ritorno delle discusse restrizioni delle libertà personali. Puntando ancora su tamponi e mascherine e lavorando “prioritariamente sulla responsabilità cittadini e non sulla coercizione“, ha affermato Meloni.

Preoccupa la mancanza di informazioni dalla Cina

C’è però un elemento che in particolare fa crescere l’allarme per la situazione epidemiologica in rapida evoluzione: la quasi totale assenza di informazioni da parte delle autorità cinesi. A sottolinearlo sono diversi esperti, in primis il microbiologo e senatore del Pd Andrea Crisanti.

“La prima cosa da fare è cercare di capire cosa sta succedendo. Bisognerebbe attivare tutti i canali della Farnesina ed eventualmente anche convocare l’ambasciatore cinese“, ha dichiarato l’esperto. A preoccupare è dunque una popolazione non immunizzata o adeguatamente protetta, vulnerabile al virus e potenzialmente contagiosa. “Assistiamo a un livello di trasmissione elevatissimo. Non sappiamo poi nulla sull’incidenza di casi gravi e mortali”, ha sottolineato ancora Crisanti. “Penso dunque che il Governo italiano la prima cosa che dovrebbe fare è chiamare l’ambasciatore e chiedere cosa sta succedendo in Cina”.