RC Auto, stop alle carrozzerie convenzionate? La Cassazione cambia le regole

La Cassazione mette in dubbio le clausole RC Auto sulle carrozzerie convenzionate: cosa cambia per gli automobilisti e le possibili novità

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Claudio Cafarelli

Giornalista e content manager

Giornalista pubblicista laureato in economia, appassionato di SEO e ricerca di trend, content manager per agenzie italiane e straniere

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Una recente ordinanza della Corte di Cassazione apre un nuovo scenario per i contratti RC Auto in Italia. I giudici hanno infatti messo in dubbio la legittimità delle clausole che vincolano gli assicurati a rivolgersi esclusivamente a carrozzerie convenzionate con la compagnia. Si tratta di quelle condizioni contrattuali che prevedono penalizzazioni economiche, come franchigie più alte o costi aggiuntivi, nel caso in cui l’automobilista scelga un’officina diversa da quelle indicate dall’assicurazione. La decisione, depositata il 23 aprile 2026, segna un passaggio rilevante perché invita a valutare queste clausole non come elementi isolati, ma all’interno dell’intero contratto, verificando se creino uno squilibrio tra le parti.

Il caso che ha portato alla pronuncia

L’ordinanza nasce dal ricorso di un assicurato contro la compagnia MMA IARD Assurance. Al centro della controversia c’era una clausola che prevedeva una franchigia del 20% sul costo della riparazione se il cliente non si fosse rivolto a una carrozzeria convenzionata. In primo grado, il Tribunale di Milano aveva giudicato la clausola nulla, ritenendola abusiva e limitativa della libertà del consumatore. Successivamente, la Corte d’Appello aveva ribaltato la decisione, considerandola legittima.

La Cassazione è intervenuta annullando questa seconda sentenza e rinviando il caso alla Corte d’Appello di Milano, che dovrà riesaminarlo con una diversa composizione.

Quando una clausola può essere considerata abusiva

Secondo quanto indicato dai giudici, il punto centrale è stabilire se la clausola produca “un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto” a danno del contraente più debole, cioè il consumatore. Nell’ordinanza si legge che “le censure attengono sostanzialmente alla questione se la clausola […] sia vessatoria o abusiva in quanto limitativa della libertà contrattuale del contraente più debole”.

La Corte sottolinea inoltre che va verificato “se la clausola […] venga a configurarsi nella specie come abusiva in quanto volta a limitare la possibilità per il consumatore di esplicare pienamente la propria autonomia contrattuale”, in particolare nella scelta del fornitore del servizio di riparazione.

Il ruolo delle carrozzerie convenzionate

Nel mercato assicurativo italiano, le carrozzerie convenzionate rappresentano una rete di officine selezionate dalle compagnie per gestire le riparazioni dei veicoli danneggiati. Questo sistema consente alle assicurazioni di controllare i costi degli interventi e velocizzare le pratiche di liquidazione. Negli anni ha sollevato critiche da parte delle carrozzerie indipendenti e delle associazioni di categoria. Secondo queste realtà, le clausole che incentivano o impongono il ricorso alle officine convenzionate limitano la concorrenza e riducono la libertà di scelta degli automobilisti.

La posizione di Federcarrozzieri

A rendere nota la decisione è stata Federcarrozzieri, associazione nazionale del settore, che da tempo contesta questo tipo di clausole. Il presidente Davide Galli ha definito l’ordinanza “una decisione importantissima che potrebbe portare alla nullità di quelle clausole […] che impongono costi illegittimi agli automobilisti che riparano la propria vettura presso un carrozziere di fiducia”.

Secondo l’associazione, il sistema attuale crea una disparità: “un paradosso […] che porta le imprese assicuratrici a pagare in maniera differente il medesimo danno a seconda di chi quel danno ripara”. Viene inoltre evidenziato come queste condizioni possano incidere sulla qualità delle riparazioni, anche a causa dei prezzi stabiliti dalle compagnie.

Cosa può cambiare per gli automobilisti

L’esito finale dipenderà dalla nuova decisione della Corte d’Appello di Milano. Se verrà confermata la nullità della clausola, gli automobilisti potrebbero avere maggiore libertà nella scelta della carrozzeria, senza dover sostenere costi aggiuntivi o penalizzazioni previste dal contratto. Questo potrebbe avere effetti anche sul mercato, con un riequilibrio tra officine convenzionate e indipendenti e una possibile revisione delle condizioni contrattuali offerte dalle compagnie.