Allarme siccità, sperimentata la pioggia artificiale: soluzione o illusione

Il Messico punta tutto sul cloud seeding per contrastare la devastante siccità: ecco in cosa consiste e i dubbi in merito

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Luca Incoronato

Giornalista pubblicista

Giornalista pubblicista ed esperto copywriter, ho accumulato esperienze in TV, redazioni giornalistiche fisiche e online, così come in TV, come autore, giornalista e copywriter

La prima reazione al cambiamento climatico dovrebbe essere far fronte comune tra tutti i Paesi del mondo, al fine di porre l’ambiente al primo posto. Ogni azione governativa dovrebbe tener conto dell’emergenza globale in atto, non di certo da oggi.

C’è però chi si domanda, ovviamente, cosa fare per riuscire ad aiutare il proprio Paese nell’immediato. Discorso che calza a pennello nel caso del Messico, che da anni sta provando a contrastare l’emergenza siccità in atto. Come? Con la tanto intrigante ma al tempo stesso poco convincente tecnologia della pioggia artificiale.

Cos’è la pioggia artificiale

La diffusione di questa notizia potrebbe spingere alcuni a pensare che di pioggia artificiale si stia parlando ora per la prima volta. La verità è però ben differente, considerando come si studi tale processo da più di 70 anni.

Le sperimentazioni sono state condotte in varie parti del mondo, come Stati Uniti d’America, Cina, Emirati Arabi, Giappone e non solo. Non è però mai emersa una concretezza scientifica che potesse avvalorare tutto ciò.

Il Messico è tra i maggiori sostenitori di questo tipo di soluzione, e così dal 2020 ha dato il via a dei cicli periodici di “inseminazione” annuale. La speranza è l’ultima a morire, ma prima di veder concretizzato questo piano potrebbe morire il territorio, considerando come la siccità abbia colpito più del 75% del Paese.

Gravi i danni alle colture, così come agli allevamenti e alle riserve d’acqua potabile. Per non parlare, poi, della frequenza registrata di incendi e black-out. È stato così avviato un nuovo ciclo, che durerà fino all’inizio del 2024.

Il ministero dell’Agricoltura e dello Sviluppo Rurale, insieme con la Commissione nazionale delle zone aride, mira a sfruttare numerosi aerei in azione tra le nuvole, individuando 10 aree nella parte nord del Messico e in quella nord-est. Si stimano benefici per 62 comuni sul fronte delle attività zootecniche e agricole.

Pioggia artificiale: sostanza tra le nuvole e dubbi scientifici

Parlare di pioggia artificiale è probabilmente quanto più si avvicina alla concretizzazione delle scie chimiche. Una vera manna per gli amanti dei complotti. L’agenzia Conaza, ovvero la già citata Commissione nazionale delle zone aride, ha precisato come la sostanza che viene spruzzata sia composta da molecole di ioduro d’argento sovra-raffreddate in acetone. Ciò comporta dei nuclei di condensazione, che a loro volta scatenano la pioggia: “Una tecnologia al 100% messicana e rispettosa dell’ambiente”.

Con un progetto tanto ambizioso, non si può evitare di chiedersi se la pioggia artificiale funzioni realmente. Difficile garantire una risposta certa e univoca, considerando la natura variabile delle precipitazioni. Al tempo stesso, non sono ancora valutabili al 100% i possibili rischi ambientali dell’uso di quello che viene definito cloud seeding (letteralmente il seminare tra le nuvole, ndr).

Nessun dubbio per il governo Messicano, invece, che sostiene un’efficacia pari a circa il 98%. Su 72 emissioni sono state registrate 71 precipitazioni). Decisamente meno convinta è la comunità scientifica. Lo dimostrano le parole di Fernando García e Guillermo Montero Martínez, del dipartimento di Fisica delle Nuvole dell’Instituto de Ciencias de la Atmósfera y Cambio Climático (UNAM).

In una loro recente pubblicazione si legge come non ci siano prove che le tecniche adoperate aumentino le precipitazioni su determinate zone economicamente rilevanti. Né vi è certezza sugli effetti nelle zone al di fuori di quelle prese di mira.

Parere simile per William R. Cotton, professore di meteorologia presso la Colorado State University. In una pubblicazione del 2022 si era infatti così espresso: “Gli esperimenti richiedono il giusto tipo di nuvole, con abbastanza umidità e le giuste condizioni sia di temperatura che di vento. Gli aumenti percentuali, però, sono piccoli ed è complesso dire quando la neve o la pioggia siano eventi naturali o innescati”.