Contro la siccità arriva la pioggia artificiale: come funziona

Si chiama cloud seeding, letteralmente inseminazione delle nuvole, ed è un processo attraverso il quale si possono innescare precipitazioni come pioggia e neve

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Matteo Paolini

Giornalista pubblicista

Nel 2012 ottiene l’iscrizione all’Albo dei giornalisti pubblicisti. Dal 2015 lavora come giornalista freelance occupandosi di tematiche ambientali.

L’estate 2022 sarà sicuramente ricordata per una delle più torride degli ultimi anni. Temperature al di sopra delle medie stagionali e assenza prolungata di precipitazioni che in Italia e, in generale, quasi in tutta Europa hanno creato un gravissimo problema siccità. Una possibile soluzione potrebbe arrivare dalla pioggia artificiale, anche chiamata cloud seeding, letteralmente “semina delle nuvole”

Il controllo delle precipitazioni

Nel corso della storia, l’uomo ha sempre desiderato di avere il controllo sul tempo. Questo sogno è diventato una realtà a partire dalla metà del XX secolo, quando il chimico americano Vicent Joseph Schaefer ha inventato il metodo di semina delle nuvole. Grazie a questa tecnica, è possibile modificare il tempo atmosferico a piacimento, generando pioggia o neve a seconda delle necessità. Schaefer ha brevettato il suo metodo nel 1951 e da allora è stato utilizzato con successo in tutto il mondo.

I primi esperimenti

Durante il Dust Bowl degli anni ’30, la siccità e le tempeste di sabbia devastarono l’agricoltura americana, causando un esodo di contadini e una carestia che uccise migliaia di persone. La scoperta della semina delle nuvole da parte del professor Schaefer fu una svolta fondamentale per la gestione delle risorse idriche in tutto il mondo.

I talentuosi meteorologi nordici, nello stesso periodo, hanno rivoluzionando la meteorologia, gettandone le basi teoriche. Uno dei rappresentanti più notevoli di quella che è nota come Scuola di Bergen è lo svedese Tor Bergeron (1891-1977), al quale si deve la prima descrizione del processo di formazione delle precipitazioni nelle nubi miste e fredde. Insieme al meteorologo tedesco Walter Findeisen (1909-1945) hanno presentato una teoria, la cui premessa principale è che la coesistenza di gocce d’acqua superraffreddata (in stato di subfusione) e cristalli di ghiaccio nelle nubi, in determinati intervalli di temperatura, favorisce la crescita di questi ultimi grazie alla maggiore evaporazione dei primi. Il risultato è la formazione di embrioni di ghiaccio, generatori di fiocchi di neve o gocce di pioggia.

Il processo Wegener-Bergeron-Findeisein

Il processo di Wegener-Bergeron-Findeisein, noto anche come processo di Schaefer, è un importante processo fisico che riguarda la nucleazione del ghiaccio in presenza di acqua in stato di subfusione. Il processo è stato scoperto dagli anni Quaranta da Vincent J. Schaefer, che ha lavorato presso il prestigioso Laboratorio di ricerca della General Electric diretto dal Premio Nobel per la Chimica Irving Langmuir. Schaefer ha iniziato a svolgere test casalinghi per verificare la capacità di stimolare i cristalli di ghiaccio in un congelatore, introducendovi sostanze come talco, sale, polvere e altro ancora.

In una calda giornata di luglio del 1946, il dott. Bernard Vonnegut trasferì i suoi esperimenti al General Electric Laboratory. Per abbassare ulteriormente la temperatura all’interno della camera di refrigerazione, vi introdusse un pezzo di ghiaccio secco – una sostanza nota anche come neve carbonica (CO2 allo stato solido, che si raggiunge sotto i -78,5 ºC) e osservò come in breve tempo appariva una nuvola dall’aspetto lattiginoso, formata da una miriade di cristalli di ghiaccio. Aveva ottenuto il seeding delle nuvole, l’inseminazione delle nubi. Poche settimane dopo, il suo assistente Vonnegut scoprì che lo ioduro d’argento (un sale con una struttura cristallina molto simile a quella del ghiaccio comune) era anche un efficace elemento nucleante.

Come si crea la pioggia artificiale

La tecnica prevede l’utilizzo di un piccolo aereo o drone per spargere un composto nelle nuvole (ioduro d’argento) in modo da innescare la condensazione dell’acqua nell’aria. Questo meccanismo porterebbe a far piovere o nevicare, due eventi atmosferici che in ogni caso aiutano a liberare l’atmosfera dalle particelle inquinanti. La tecnica, in Cina, sembra aver avuto successo. I ricercatori hanno spiegato che questa pioggia artificiale ha effettivamente ridotto l’inquinamento atmosferico in città. L’inseminazione delle nuvole potrebbe sembrare una follia, dal punto di vista etico, ma è una soluzione più realistica di quanto non sembri. La Cina, tra l’altro, l’aveva già usata nel corso delle Olimpiadi del 2018 per ridurre i livelli di smog. Fatto sta che si tratta di una vera e propria manipolazione del meteo.

L’inseminazione delle nuvole è una tecnica che potrebbe aumentare le precipitazioni di una zona di circa il 15%. Si tratta di un processo ancora in fase sperimentale e non si conoscono bene gli eventuali effetti collaterali sull’ecosistema terrestre.

Quali sono i rischi

In un mondo sempre più inquinato, è importante trovare modi per proteggere l’ambiente. Sparare nel cielo ioduro d’argento per provocare una pioggia artificiale è una pratica in linea con la protezione dell’ambiente. Un utilizzo controllato, in genere non continuo, dello ioduro d’argento, viene reputato innocuo, tanto che il suo uso avviene in Paesi dove le precipitazioni sono assenti per lunghissimi periodi, oppure dove le grandinate potrebbero distruggere i raccolti.