Giorgia Meloni spiata, dipendente dell’Inps rischia processo: cosa aveva scoperto

Tre accessi al sistema e zero spiegazioni sul movente: la dipendente pubblica ora rischia di finire a processo per aver spiato Meloni

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

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Rinvio a giudizio per la dipendente dell’Inps che nel 2025 aveva spiato la premier Giorgia Meloni. Lo scorso 7 febbraio la donna accusata avrebbe aperto tre volte i dati personali della Presidente del Consiglio per consultare l’anagrafica e per controllare la posizione contributiva.

Come scrive la Repubblica, l’accusa è di accesso abusivo al sistema informatico con l’aggravante di aver agito in veste di pubblico ufficiale. Due le persone offese: la premier e l’Inps. Non è neanche la prima volta che qualcuno accede ai dati personali di Meloni: era accaduto già nel 2024 quando un bancario di Intesa Sanpaolo aveva consultato, senza autorizzazione, file relativi ai conti di clienti dell’istituto, tra i quali proprio Giorgia Meloni.

Rinvio a giudizio per accesso abusivo a sistema informatico

A oltre un anno dai fatti, la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per la dipendente che avrebbe consultato i dati personali di Giorgia Meloni relativi all’anagrafica e alla posizione contributiva.

La dipendente dell’Imps (ente considerato parte offesa dal reato insieme alla Presidente del Consiglio) rischia di finire a processo.

Le accuse

Nella richiesta di rinvio a giudizio e nel capo di imputazione si leggono le accuse nei confronti della dipendente pubblica. Il 7 febbraio 2025 la donna avrebbe iniziato a sondare i dati personali della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

L’accusa è di accesso abusivo a sistema informatico con l’aggravante della qualifica di dipendente pubblico Inps.

La donna infatti era in forza al coordinamento generale medico-legale e, con le sue azioni, avrebbe abusato dei poteri connessi alla sua funzione, violandone i doveri.

Il caso

La dipendente dell’Inps, secondo la ricostruzione delle indagini, avrebbe effettuato l’accesso con le credenziali di lavoro per informarsi sulla posizione della premier tra abitazione e guadagni.

Il 7 febbraio sono stati riscontrati tre accessi:

  • due sull’archivio anagrafico dell’Inps (ARCA), dal quale è possibile consultare i dati identificativi e anagrafici associati a una persona come codice fiscale, data e luogo di nascita e residenza;
  • uno sull’estratto contributivo, dove è registrata la storia previdenziale del lavoratore, con periodi di contribuzione, tipologie di contributi e informazioni relative all’attività lavorativa che li ha generati.

Il perché delle ricerche

Gli accertamenti interni dell’Inps hanno permesso di scoprire le tre ricerche della dipendente. L’istituto ha prima inviato una contestazione, poi sono arrivate le verifiche sulla protezione dei dati e il fascicolo è approdato alla Procura di Roma.

Il 17 aprile la dipendente è stata interrogata e due mesi dopo, il 23 giugno, la pm Alessandra D’Amore ha chiesto alla giudice di mandare la donna a processo. Resta però il dubbio sul movente. La dipendente non ha fornito alcuna spiegazione.

Una cosa è certa: non è la prima volta che Giorgia Meloni viene interessata da ricerche su dati strettamente personali. Già nel 2024 un bancario di Intesa Sanpaolo aveva consultato, ovviamente senza autorizzazione, diverse migliaia di dossier appartenenti a clienti dell’istituto; tra politici, magistrati e personaggi pubblici c’era anche Giorgia Meloni.