Alcune categorie di lavoratori più fragili o svantaggiate possono ancora andare in pensione anticipata. L’Inps ha già aperto le procedure per la verifica delle condizioni e il conteggio delle domande segue il calendario rigido fissato dalla normativa.
La misura è stata prorogata dall’ultima Legge di Bilancio per coprire l’intero anno in corso, garantendo la continuità di un assegno ponte fino al raggiungimento dei requisiti di vecchiaia. Per evitare di perdere mensilità preziose o vedersi slittare la decorrenza dell’assegno, i lavoratori interessati devono prestare massima attenzione alla finestra temporale di autunno e alle modalità di invio dell’istanza.
Indice
Quali sono le scadenze da segnare
La procedura previdenziale per accedere al sussidio si articola su precise finestre di monitoraggio nel corso dell’anno, pensate dall’istituto per valutare la capienza delle risorse finanziarie stanziate. Il calendario delle scadenze fissa paletti ben precisi per i richiedenti:
- il 31 marzo rappresentava la prima scadenza ordinaria per la presentazione delle domande di riconoscimento delle condizioni;
- il 15 luglio costituiva la seconda finestra di monitoraggio per le istanze intermedie;
- il 30 novembre segna il termine ultimo e perentorio oltre il quale non è più possibile inoltrare le richieste per l’anno in corso.
Di fatto, il rischio concreto per chi presenta la documentazione nell’ultima finestra tardiva è che le domande vengano prese in considerazione esclusivamente nel caso in cui siano sufficienti le necessarie risorse finanziarie nella cassa dell’istituto.
Chi ha diritto all’Ape Sociale
L’accesso allo strumento richiede il rispetto di precisi paletti anagrafici e contributivi, volti a riservare la prestazione a chi vive condizioni di reale disagio lavorativo o personale. Il perimetro dei beneficiari è limitato ai soggetti che hanno compiuto almeno 63 anni e 5 mesi di età e che non sono titolari di alcuna pensione diretta.
Inoltre, occorre appartenere a specifiche tutele sociali e possedere una carriera contributiva minima differenziata:
- almeno 30 anni di contributi per i lavoratori disoccupati a seguito di licenziamento o scadenza di contratto a termine, a patto di aver esaurito integralmente la Naspi;
- almeno 30 anni di anzianità contributiva per i caregiver che assistono da almeno sei mesi un coniuge o un parente di primo grado convivente con disabilità grave;
- almeno 30 anni di versamenti per gli invalidi civili con una riduzione della capacità lavorativa accertata pari o superiore al 74%;
- almeno 36 anni di contributi per i lavoratori addetti a mansioni gravose, impegnati in attività faticose per almeno sei anni negli ultimi sette oppure sette anni negli ultimi dieci.
A quanto ammonta l’assegno
Il trattamento economico corrisposto dall’Inps funziona come una prestazione ponte fino al compimento dei 67 anni, ovvero l’età prevista per la pensione di vecchiaia ordinaria. L’importo dell’assegno è pari alla rata mensile di pensione calcolata al momento dell’accesso, ma entro un tetto massimo di 1.500 euro lordi mensili.
A differenza delle pensioni tradizionali, questo sussidio presenta vincoli strutturali molto stringenti:
- l’importo non viene rivalutato annualmente in base all’inflazione e non prevede l’erogazione della tredicesima mensilità;
- la prestazione è totalmente incumulabile con i redditi da lavoro dipendente o autonomo, tranne che per il lavoro autonomo occasionale entro il limite di 5.000 euro lordi annui;
- l’assegno decorre dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda, previa effettiva cessazione dell’attività lavorativa.