Riccardo Bossi, primogenito del fondatore della Lega Umberto Bossi, è stato arrestato a Busto Arsizio, in provincia di Varese. Il provvedimento riguarda un cumulo pene per complessivi 5 anni e 9 mesi. Le condanne riguardano fatti avvenuti nel 2011 e nel 2020. I reati contestati sono appropriazione indebita, truffa e indebita percezione del reddito di cittadinanza. Una parte del cumulo pene riguarda la vicenda del reddito di cittadinanza. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da Riccardo Bossi contro la sentenza della Corte d’Appello di Milano. È quindi diventata definitiva la condanna a 2 anni e 6 mesi di reclusione per le false dichiarazioni finalizzate a ottenere indebitamente il beneficio. La sentenza prevede anche il risarcimento dei danni in favore dell’Inps, per un importo indicato in circa 15mila euro.
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Le indagini
L’indagine sul reddito di cittadinanza era partita da una segnalazione dell’Agenzia delle Entrate. Da lì erano stati avviati gli approfondimenti sulla posizione di Bossi. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, tra il 2020 e il 2023 Riccardo Bossi avrebbe percepito indebitamente il reddito di cittadinanza. La somma contestata era collegata a un sostegno per il pagamento del canone di locazione di un appartamento. Secondo gli accertamenti, però, Bossi era già stato sfrattato da quell’abitazione per morosità.
Il provvedimento eseguito dai carabinieri non riguarda solo il reddito di cittadinanza. Nel cumulo pene rientrano anche condanne per fatti precedenti. Negli anni scorsi Riccardo Bossi era stato coinvolto in procedimenti per truffa e insolvenza fraudolenta. A Busto Arsizio era finita in tribunale una vicenda legata all’acquisto di orologi e gioielli per oltre 25mila euro, che secondo le accuse non sarebbero stati pagati. Altri episodi erano stati trattati a Varese, con contestazioni relative a truffe nei confronti di negozi per diverse migliaia di euro.
La somma percepita da Riccardo Bossi secondo la Procura
Nel corso dell’inchiesta, la Procura di Busto Arsizio aveva contestato la percezione di 280 euro al mese per 43 mensilità. L’importo complessivo indicato era di circa 12.800 euro. Riccardo Bossi si era avvalso della facoltà di non rispondere nella fase delle indagini. La contestazione riguardava quindi il fatto che il beneficio fosse stato erogato sulla base di una situazione abitativa che, secondo la Procura, non corrispondeva più alla realtà.
Che cos’è il cumulo di pene
Il cumulo di pene è il calcolo complessivo delle pene che una persona deve scontare quando ci sono più condanne definitive. Nel caso del cosiddetto cumulo materiale, le pene vengono sommate tra loro. Se una persona è stata condannata, ad esempio, a 1 anno per un reato, a 3 anni per un altro e ad altri 6 e 9 mesi per ulteriori reati, il totale viene calcolato sommando tutte le pene: in questo caso 5 anni e 3 mesi.
Nel caso di Riccardo Bossi, il provvedimento citato riguarda un cumulo pene per complessivi 5 anni e 9 mesi. Questo significa che le diverse condanne definitive a suo carico sono state riunite in un unico periodo complessivo da scontare.