Lavoro, industria 4.0: ecco le 10 professioni “vincenti”. Al top analisti e progettisti di software

L'indagine dell'Osservatorio stila a livello nazionale la classifica nazionale delle prime 10 professioni "vincenti" e "perdenti"

(Teleborsa) Se la rivoluzione tecnologica aiuti o no l’occupazione è domanda dalla risposta assai incerta. A quanti sostengono di sì, infatti, si contrappongono i fautori del no convinti che abbia avuto e avrà effetti addirittura devastanti.
Se è vero , però, che molti lavori si avviano a scomparire per effetto dell’automazione dei processi produttivi è altrettanto vero che ne sono nati di nuovi. Per questo a fare il punto della situazione, ci ha pensato l’Osservatorio statistico dei Consulenti del lavoro che, nel corso del Festival del Lavoro, inaugurato a Torino, ha realizzato una indagine comparata dei dati del volume di lavoro attivato negli ultimi cinque anni e dei risultati delle maggiori ricerche su questo tema, che tradu cono le informazioni sui cambiamenti del lavoro in termini di competenze e di figure professionali in calo ed in aumento.

A livello nazionale, l’indagine dell’Osservatorio stila la classifica nazionale delle prime 10 professioni “vincenti” e “perdenti”. Andando a vedere quali sono i profili altamente qualificati più richiesti dalle imprese in questi anni troviamo al primo posto gli analisti e progettisti di software (+22,9 mila); a seguire: i disegnatori industriali (+20,4 mila), le professioni sanitarie riabilitative (+18,9 mila), i tecnici programmatori (+14,1 mila), i tecnici esperti in applicazioni (+13,8 mila), i maestri d’asilo (+12,5 mila), i tecnici del reinserimento e dell’integrazione sociale (+11,8 mila), gli specialisti nell’educazione dei soggetti diversamente abili (+9,6 mila), i tecnici del marketing (+9,4 mila) e gli specialisti nei rapporti con il mercato (+8,1 mila). Restando nello stesso segmento delle alte qualifiche, le professioni più in crisi come dipendenti delle imprese private sono i segretari amministrativi, archivisti e tecnici degli affari generali (-42,4 mila). Seguono i contabili (-30,9 mila), i tecnici statistici (-25,4 mila), i tecnici del lavoro bancario (-16 mila), i tecnici gestori di reti e sistemi telematici (-15,2 mila), gli istruttori di tecniche in campo artistico (-13,8 mila), i tecnici per la trasmissione radio-televisiva e per le telecomunicazioni (-10,9 mila), i ricercatori e tecnici laureati nelle scienze della vita e della salute (-9,8 mila), gli istruttori in discipline sportive (-8,8 mila) e infine i tecnici del trasferimento e del trattamento delle informazioni (-6,9 mila).

COSA RENDE VINCENTE UNA PROFESSIONE? – RESTIAMO UMANI – Va bene la tecnologia, ma restiamo umani. Infatti, i maggiori fattori di successo delle professioni sono legati a capacità che non possono essere sostituite dalle macchine e che rispondono alla domanda di personalizzazione dei servizi, come la persistenza in presenza d’ostacoli, la capacità di usare internet e in particolare la posta elettronica oppure la creatività e l’originalità nella progettazione e nell’individuare soluzioni.

E ancora, la capacità del personale di non fermarsi di fronte alla prima difficoltà e di persistere nella ricerca e nell’individuazione di una soluzione sono qualità decisive per un’azienda di successo. È infatti questa una capacità molto importante per ben 28 professioni “vincenti” tra le quali quelle di specialisti nei rapporti con il mercato, tecnici di gestione dei fattori produttivi, professori, fisioterapisti, programmatori, personale addetto a compiti di controllo e verifica, ma anche assistenti sociosanitari che assistono disabili e badanti. Il fattore dell’intelligenza emotiva è una competenza trasversale oggi molto importante e viene valutato come determinante per quasi l’82% di chi svolge le 50 professioni vincenti: la capacità di relazione, il problem solving e l’adattabilità sono fattori decisivi. Un altro aspetto rilevante, che riguarda il 44% di chi svolge le 50 professioni vincenti, è la creatività e l’originalità sia di progettare nuovi servizi e prodotti sia di far fronte ai problemi che emergono dal lavoro, mentre queste qualità non sono richieste al restante 56%, costituito esclusivamente da unità di lavoro che esercitano professioni mediamente non qualificate.

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