Cessione del credito “una volta sola”: svolta per i bonus 2022

Superbonus e bonus edilizi e fiscali, cambiano le regole per la cessione del credito nel 2022

Non solo Superbonus: le regole per la cessione del credito potrebbero cambiare di nuovo, coinvolgendo tutte le agevolazioni (dai bonus edilizi a quelli fiscali e per il lavoro). La novità è stata inserita nel decreto Sostegni ter, su cui attualmente stanno lavorando Governo e tecnici.

Bonus fiscali, edilizi e Superbonus: pronta la stretta del Governo

È ormai ufficiale, il Governo ha intenzione di procedere con una vera e propria stretta nei confronti di imprese e contribuenti che intendono avvalersi dei bonus statali riconosciuti in ambito edilizio, fiscale e non solo. Per evitare frodi e ridurre al minimo il rischio di raggiri ai danni dell’Erario, nel nuovo decreto Sostegni ter sono stati inseriti diversi paletti relativi alla cessione del credito e allo sconto in fattura.

Qualora la bozza del testo di legge venisse approvata così com’è, infatti, ai contribuenti e le imprese che richiedono e ottengono le agevolazioni sarà permesso cedere il credito (o chiedere lo sconto al momento dell’acquisto) una sola volta. In questo modo si vuole evitare il ricorso al diffusissimo meccanismo elusivo dello scambio fatture – spesso tra imprese – di lavori mai eseguiti, che è stato sventato più volte dall’Agenzia delle Entrate e dalla Guardia di Finanza.

Evitare la produzione di false fatturazioni che generano crediti di imposta, ceduti a loro volta a intermediari finanziari (e quindi così monetizzati), è l’obiettivo principale di questa operazione, che riguarderà: il Superbonus (così come è stato modificato nel 2022), i bonus edilizi e fiscali in generale, ma anche quelli riconosciuti in ambito lavorativo per la sanificazione dei luoghi di lavoro o l’acquisto di Dpi, nonché la cd. tax credit per il bonus affitti (qui per maggiori dettagli sulle regole di accesso e accettazione della richiesta).

Governo conferma la linea dura del decreto anti-frodi

Quello che emerge dalla bozza del decreto Sostegni ter è, prima di tutto, l’intenzione dell’Esecutivo di voler procedere con una linea dura nei confronti degli evasori. Già con il decreto-legge n. 157 dell’11 novembre 2021, recante “Misure urgenti per il contrasto alle frodi nel settore delle agevolazioni fiscali ed economiche” (il cd. “Decreto anti-frodi”) erano infatti state introdotte nuove modalità di controllo per contrastare i comportamenti fraudolenti e rafforzare le verifiche di fruizione di determinati crediti d’imposta e detrazioni.

In questo senso, è stata, inoltre, disciplinata, razionalizzata e potenziata l’attività di accertamento e di recupero da parte dell’Agenzia delle Entrate. In particolare, sono stati introdotti nuovi obblighi circa l’apposizione del visto di conformità dei dati relativi alla documentazione che attesta la sussistenza dei presupposti che danno diritto alla detrazione d’imposta e dell’asseverazione in relazione alla valutazione della congruità dei costi sostenuti sia per il Superbonus che per altri bonus edilizi.

Superbonus e bonus edilizi e fiscali: un giro d’affari che vale più di 3 miliardi

Impegnarsi nel contrasto delle frodi fiscali, ad oggi, è molto importante soprattutto se si guardano i numeri relativi all’utilizzo dei bonus (e del Superbonus) da parte dei contribuenti e delle imprese italiane.

Basti pensare che, secondo l’ultimo rapporto ENEA (consultabile qui), grazie all’Ecobonus, nel 2019 le famiglie italiane hanno investito 3,5 miliardi di euro per realizzare oltre 395 mila interventi di riqualificazione energetica, con un risparmio di circa 1.250 GWh/anno. Sempre nel 2019, attraverso il bonus casa (detrazione al 50%) sono stati effettuati circa 600 mila interventi con un risparmio complessivo che supera gli 840 GWh/anno.

Numeri (e investimenti) altrettanto alti si sono registrati anche nel 2021 con il Superbonus. Secondo i dati pubblicati dall’Ente Nazionale Energia a fine anno (consultabili qui), più di 16 miliardi sono stati ammessi in detrazione, con un totale di detrazioni a carico dello stato – a fine lavori – che hanno superato i 17 miliardi di euro.