Arriva il bonus pellet: come dire addio al riscaldamento a gas

Passare a una stufa a pellet è conveniente per portafoglio e ambiente, ma con i rincari degli ultimi mesi è meglio utilizzare un bonus stufe

Sono arrivati i primi freddi in Italia, con un brusco calo delle temperature in tutta la Penisola. Con la riapertura delle scuole e il ritorno alla quotidianità dopo la calda estate appena trascorsa, bisogna iniziare a pensare a come scaldare la casa. Quest’anno sarà un problema per molti, visti gli incredibili rincari. Le bollette di gas e luce arriveranno a cifre sempre più alte, quasi raddoppiate rispetto allo scorso anno, con spese di quasi 3.500 euro a famiglia. Per questo in tanti stanno pensando di passare al pellet. Ma conviene davvero, visto l’aumento del prezzo? La risposta breve è sì, anche perché ci sono dei bonus da sfruttare per costruire gli impianti.

Cos’è il pellet, come si produce e perché è considerato sostenibile

Anzitutto bisogna dire che il pellet è sicuramente una delle scelte più green che è possibile fare in materia di combustibili fossili. Si ottiene infatti dagli scarti della lavorazione industriale del legno e dagli scarti agricoli attraverso un processo di compressione meccanica. Il risultato di questo processo sono dei piccoli cilindri del diametro di circa 7 millimetri.

La combustione del pellet per l’energia termica domestica è più rispettosa dell’ambiente rispetto alla maggior parte delle alternative. La materia prima, inoltre, è particolarmente conveniente rispetto al gasolio e al metano. Tuttavia a patto di avere impianti con una canna fumaria di dimensioni adeguate, scegliere una stufa o una caldaia ad alta efficienza, con manutenzione costante, e prodotti certificati e a bassa umidità. Vi abbiamo spiegato qua perché il pellet è una scelta green.

Il pellet conviene ancora nonostante l’aumento vertiginoso del prezzo?

Come gli altri beni, energetici e non, anche il pellet ha visto il suo prezzo aumentare notevolmente nel corso del 2022. Un sacco da 15 kg è passato da costare mediamente tra i 3 e 5 euro a ben 10 euro. I motivi dei rincari sono numerosi. La guerra in Ucraina ha scatenato un effetto domino su tutta la filiera.

Il blocco delle importazioni del legname da Russia e Bielorussia, le sanzioni economiche contro Mosca e la riduzione delle esportazioni dai Paesi nordici per fare fronte alla crisi energetici hanno determinato un aumento dei costi delle materie prime. Le fabbriche, inoltre, spendono oggi anche il 50% in più per la sua produzione, a causa soprattutto degli aumenti in bolletta.

Il pellet rimane comunque un’alternativa conveniente a gas e gasolio, visto che il prezzo di questi combustibili è destinato a crescere ulteriormente nei prossimi mesi, e non è possibile prevedere oggi cosa accadrà in futuro e quali cifre raggiungerà.

Nonostante i timori iniziali, inoltre, i produttori hanno rassicurato i consumatori sul fatto che non ci sarà penuria di pellet nei negozi durante la stagione autunnale e quella invernale, nonostante una diminuzione dei flussi provenienti dai Paesi del Centro e del Nord Europa. Non ci sarà dunque la temuta carenza di pellet sugli scaffali, come annunciato qua.

Cosa sono i bonus stufe a pellet e per quali lavori si possono richiedere

Il costo più importante è però quello degli apparecchi. Si va da un minimo di 1.500 euro per una stufa a pellet ad aria a un minimo di 2.500 euro per una ad acqua. L’impianto può costare anche 300 euro, ai quali bisogna aggiungere l’eventuale costruzione di una canna fumaria, laddove non sia possibile, ad esempio, convertire quella esistente del camino. In questo caso la spesa si può aggirare anche attorno ai 50 euro al metro quadro.

Lo Stato mette però a disposizione diversi strumenti, noti complessivamente come bonus stufe o bonus pellet, che permettono la costruzione di nuovi impianti a costi agevolati. Vediamo di quali misure si tratta.

  • Conto termico. Il conto termico è erogato dal GSE (Gestore Servizi Energetici). Incentiva interventi per l’incremento dell’efficienza energetica e la produzione di energia termica da fonti rinnovabili. L’intervento per caldaie e stufe a biomasse riguarda in questo caso solo la sostituzione di un impianto preesistente e non una nuova installazione e copre fino al 65% del costo dei lavori.
  • Ecobonus. L’Ecobonus dà diritto o a un rimborso del 65% fino a un massimo di 30 mila euro per gli interventi di riqualificazione energetica per gli immobili già iscritti al catasto o con pratica di iscrizione già avviata o a un rimborso del 50% fino a un massimo di 96 mila euro per i lavori di ristrutturazione edilizia. La stufa a pellet, in questo caso, deve avere un rendimento pari o superiore al 70%.

Esistono inoltre dei bonus regionali. I più importanti sono quelli della Regione Lombardia, della Regione Veneto e della Regione Emilia Romagna. Gli importi stanziati e i requisiti cambiano in questi territori, ed è bene consultare nel dettaglio i bandi sui siti e le piattaforme dedicate per capire se è possibile beneficiare di questi ulteriori incentivi locali. Meglio dunque approfittarne, visto che dal 1° ottobre arriva una maxi stangata in bolletta per tutti gli italiani, come spiegato qua.