Morte del coniuge senza figli: come funziona per l’eredità

La morte del coniuge è una vero problema sotto molti punti di vista. Particolarmente quello che riguarda l'eredità del defunto. Scopriamo insieme come funziona

La morte del coniuge può comportare alcune problematiche riguardanti varie questioni. Una di queste, se non la più spinosa, ha a che fare con l’eredità del defunto. Nel corso degli anni i diritti del coniuge vivo sull’eredità sono stati oggetto di moltissime discussioni e rivalutazioni. Questi diritti sono aumentati progressivamente nel tempo e oggi questa figura ha più possibilità rispetto al passato. L’ultima volta il settore è stato riformato nel 1975, dando al coniuge vivo 1/3 dell’eredità totale (nel caso in cui vi siano 2 o più figli ) o 1/2 (quando vi è un solo figlio).

Tuttavia, cosa avviene quando il coniuge morto non lascia alcun figlio? Stando alle disposizioni fornite dall’articolo numero 583 del Codice Civile, il coniuge vivo ha diritto a ricevere il 100% dell’eredità rimasta. Questa percentuale scende al 66,6%, nel caso in cui il coniuge vivo debba concorrere per l’ eredità con altri parenti del defunto. Il resto, equivalente al 33,3% circa verrà distribuito tra i parenti. E se questi dovessero essere di più, il numero dell’eredità compresa in quel’33,3% verrà divisa equamente tra tutti. Se vi sono, dunque, 6 fratelli, ognuno di loro ha diritto a 1/6 di quell’33,3%.

Lo stesso avviene nel caso in cui il coniuge morto abbia ancora due genitori vivi. Questi avranno, dunque, diritto sempre al 33,3% rimanente, mentre il coniuge vivo potrà ricevere il 66,6%. Quest’ultimo, inoltre, ha anche il legittimo diritto sull’uso dell’abitazione della cosiddetta “casa coniugale” e sull’utilizzo dei mobili di arredamento in questa casa. Ovvero quella in cui i due coniugi sono vissuti. Dunque, qualora la casa fosse l’unica eredità del coniuge defunto, il coniuge vivo avrebbe diritto a tutta la casa e non soltanto ai 2/3 della stessa. La casa, però, sarà considerata come “in comproprietà” con gli altri parenti del defunto.

Come già accennato precedentemente, le cose cambiano sostanzialmente con la presenza dei figli (di qualsiasi tipologia essi siano). Ma non solo. Qualora vi sia un documento ufficiale del coniuge morto (come un testamento) che preveda una diversa spartizione dell’eredità dopo la scomparsa di quest’ultimo, sarà la sua volontà a prevalere. Questo poiché la proprietà privata, indipendentemente dalla sua tipologia, può essere trasferita alle persone per desiderio diretto. In questo ultimo caso bisognerà comunque verificare la veridicità del documento, e una volta verificato non si potrà che assecondare la volontà del defunto espressa nel testamento.

Morte del coniuge senza figli: come funziona per l’eredità