MES, facciamo chiarezza: come è nato, opportunità e trappole nascoste

I favorevoli spiegano che senza condizioni è uno strumento utile, ma secondo molti il Mes senza condizionalità non sarebbe possibile: vediamo perchè

MES, Meccanismo europeo di Stabilità (o, detto all’europea, ESM – European Stability Mechanism): in realtà, anche prima dello scoppio della pandemia nel nostro Paese, la politica italiana si era divisa sull’utilizzo di uno strumento che, in particolare secondo le opposizioni ma a detta di molti, potrebbe rivelarsi pericoloso. Chiedere alla Grecia per dettagli. 

A guidare il fronte del no, Matteo Salvini e Giorgia Meloni mentre Silvio Berlusconi si “smarca” dai compagni di opposizione mostrandosi meno intransigente.  Ma la questione è ben più complessa. Sì, perchè ci sono mal di pancia anche all’ interno alla maggioranza , con il Movimento 5 stelle, contrario, che “rimprovera” al Pd (secondo il quale “senza condizioni” è uno strumento che potrebbe rivelarsi utile) di “mettere in discussione la linea del Governo e del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte”.

In prima fila, tra i contrari, il Viceministro allo Sviluppo economico Stefano Buffagni secondo il quale l’accesso al Mes pone “limiti grossissimi” in capo alle nuove generazioni. Sullo stessa linea Vito Crimi per il quale quello strumento rimane niente altro che “una fregatura”. La pensano diversamente gli alleati di Governo, sponda Pd, Franceschini e Delrio. 

Al momento vince la tregua invocata dal Premier Conte in attesa del prossimo Consiglio Europeo in programma il 23 aprile chiamato a formalizzare l’indirizzo politico sui nuovi strumenti finanziari anti-covid a livello comunitario dopo la riunione dell’Eurogruppo dello scorso 10 aprile che ha gettato le basi di un primo accordo informale fra i Ministri delle Finanze dei Paesi dell’areo euro.

COME E’ NATO IL MES E QUANDO? – In questi giorni, tante le ricostruzioni, alcune attendibili altre decisamente meno.  Per chi ha un po’ di memoria storica, però, facile ricostruire il percorso lungo e doloroso che portò alla creazione di questo strumento, inizialmente battezzato Fondo salva-Stati. Correva l’anno 2010, la crisi finanziaria, nata in USA nel 2008, era sfociata in Europa come crisi debitoria, attaccando i Paesi più fragili economicamente e con un debito pubblico più sbilanciato.

Qualcuno ricorda di aver sentito nominare i PIGS? Erano Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna, cui solo in un secondo momento si aggiunse l’Italia, trasformando la sigla in PIIGS. Molti di questi Paesi avevano già chiesto prestiti precedentemente alla comunità economica internazionale, senza cambiare nulla, arrivando dopo qualche mese a chiedere nuovi prestiti e nuovi aiuti. La speculazione era all’attacco e non risparmiava nessuno: i mercati finanziari fibrillavano, preda di una volatilità mai vista, gli Spread salivano incessantemente, sotto l’attacco speculativo, segnalando il crescere di una rischiosità autoindotta dall’eccessiva esposizione di bilancio (il debito pubblico).

La crisi del debito in Europa era entrata nel vivo ed i leader europei decisero quindi di trovare uno strumento che facesse da scudo contro la speculazione, rassicurando i mercati con risorse certe e disponibili per gli Stati membri. Nacque dapprima uno strumento temporaneo, l’ESFS – European Financial Stability Facility, dotato di risorse limitate; in seguito venne alla luce anche l’ESM o Fondo salva-Stati, un meccanismo “permanente”, dotato di risorse adeguate, concepito a fine 2010 e venuto formalmente alla luce nel marzo 2011. Il suo scopo era consentire agli Stati membri di accedervi in caso di difficoltà.

Ma dal momento che gli aiuti precedenti erano stati concessi quasi a fondo perduto, senza risanare le fragilità del Paese entrato in crisi, i leader europei decisero di sottoporre questo strumento a delle “condizionalità”, le riforme ed il risanamento di bilancio, e ad una specifica vigilanza, quella della Troika, per accertare che gli impegni fossero effettivamente applicati. Una scelta che sembrò quanto mai opportuna per rassicurare tutti gli Stati sulla efficacia degli aiuti concessi.

IL MES “LIGHT” DELLA CRISI SANITARIA – In tanti, in queste ore, si affrettano però a chiarire che il  MES “light” di oggi non ha nulla a che vedere con il MES di ieri, per un carattere particolare, la “condizionalità”. In pratica, il Paese che deciderà di “attivarlo” (e ciò non è mai avvenuto automaticamente e senza una specifica trattativa), non dovrà più sottostare alle condizioni e ai controlli che erano previsti per il MES.

Proprio oggi, è arrivato un ulteriore chiarimento che sembrerebbe spazzare via ambiguità e dubbi interpretativi. La nuova linea di credito del Fondo salva-Stati (MES) potrà essere usata anche per le spese non sanitarie. Lo ha detto in una intervista rilasciata a La Stampa, il Ministro delle finanze francese Bruno Le Maire, impegnato nei negoziati insieme ai colleghi europei per difendere l’idea di un nuovo fondo per la ripresa. Uno strumento “per raccogliere debito comune, ma solo per il futuro, per un periodo limitato e focalizzato sugli investimenti”, ha chiarito il numero uno di Bercy.

LE TRAPPOLE NASCOSTETutto risolto? Ovviamente no. Secondo molti, infatti, il Mes senza condizionalità è impossibile, illegittimo oltre che politicamente attaccabile.Ciò che legittima il Mes ad intervenire in ambito europeo è una regola del diritto primario dell’Unione Europea, nello specifico l’art. 136 del l Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) che al comma 3 prevede:”Gli Stati membri la cui moneta è l’euro possono istituire un meccanismo di stabilità da attivare ove indispensabile per salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo insieme. La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell’ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità”.

Il Mes senza condizionalità sarebbe dunque una violazione di uno dei trattati fondamentali dell’UE .Tradotto: se anche alla fine, in qualche modo dovessimo spuntarla violando la regola  qualcuno potrebbe, prima o poi, contestarne l’applicazione non conforme ai trattati fondamentali.  Sia chiaro, viaggiamo nel campo delle ipotesi, ma qualora si verificasse questo scenario, aprirebbe la strada a possibili sanzioni nei confronti del Mes stesso e, di riflesso,  dei paesi beneficiari che potrebbero così essere richiamati ad attenersi al diritto primario, e di conseguenza, ad applicare le condizionalità. Insomma, per molti, la trappola è ben nascosta, ma c’è. 

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