Bollette luce e gas, dal 2022 mercato libero: cosa cambia e come scegliere 

Consumatori tra novità e possibilità di risparmio. Ma occhio alle informazioni poco chiare

Tantissime le informazioni – non sempre chiare – con le quali devono e dovranno vedersela i consumatori  in vista dell’annunciata fine dei servizi di tutela nel mercato dell’energia, che ha i contorni di una vera e propria rivoluzione. Prevista inizialmente il 1° luglio 2020, la scadenza  è stata fatta slittare al 1° gennaio 2022, prima con un emendamento alla manovra poi come possibile norma del nuovo Milleproroghe.

COS’E’ LA MAGGIOR TUTELA – Interessa oggi una platea di quasi 18 milioni di utenti nell’elettrico (tra famiglie e piccole imprese) e 9,6 milioni nel gas (tra domestici e condomini uso domestico) e consente di beneficiare di servizi di fornitura dell’energia con condizioni economiche e contrattuali stabilite dall’Autorità.  

MANCA POCO ALLA RIVOLUZIONE “GENTILE” 

A spingere nella direzione di un rinvio per  il passaggio al mercato libero per le bollette di luce e gas, era stato a fine novembre proprio il Ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli nel corso dell’audizione davanti alla Commissione Industria del Senato.

L’Italia, sostenne in quell’occasione il Ministro, non è ancora pronta, perché il processo di passaggio dal mercato tutelato al mercato libero, che determinerà lo stop alla fornitura di energia elettrica e gas ai consumatori a condizioni fissate dall’Autorità per l’energia (Arera), deve essere “accompagnato da una maggior consapevolezza dei clienti e da un aumento dei venditori, cosa che oggi non consente un’uscita immediata e tout court dal 2020”, aveva affermato sottolineando che non si dovrà “semplicemente spostare avanti quella data, altrimenti ci ritroveremo con le stesse condizioni”. Tradotto: ok alla rivoluzione, purchè gentile. 

Una presa di posizione, quella di Patuanelli che aveva immediatamente incassato il plauso congiunto di Codacons e Unione Nazionale Consumatori.  

TRANSIZIONE CONSAPEVOLE 

Detto, fatto. Più tempo, dunque, per consentire a tutti i protagonisti interessati di approntare gli strumenti necessari a  una transizione consapevole. Proprio alla luce di queste considerazioni,  sono in tanti a chiedersi cosa succede se si arriva alla deadline, fissata appunto al 1° gennaio 2022,  senza aver proceduto alla scelta di un’offerta nel mercato libero.  

NESSUNO STOP IN CASO DI MANCATA SCELTA 

Anzitutto occorre sgombrare il campo da notizie infondate che molto spesso finiscono per allarmare i consumatori che tentano, non senza di difficoltà, di districarsi nella giungla di informazioni, spesso in contrasto tra loro. Ad esempio, una delle argomentazioni più usate da quanti bussano virtualmente e non alla nostra porta per offrire un contratto sul mercato libero, facendo leva sulla scarsa conoscenza della normativa, è quella di prospettare scenari drammatici i in caso di mancata scelta che vanno dall’ interruzione della fornitura a possibili sanzioni in bolletta. Falso, il mancato passaggio non determina nessuno di questi scenari da fine del mondo.  

Una volta stipulato il nuovo contratto di fornitura, sarà il venditore a inoltrare la richiesta di recesso, cioè la risoluzione del vecchio contratto al precedente fornitore.

E CHI NON MIGRA?

I clienti senza fornitore all’indomani della fine delle tutele di prezzo saranno invece assegnati al cosiddetto “servizio di salvaguardia” attraverso procedure concorsuali (aste) e con condizioni volte a incentivare il passaggio al mercato libero.  

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