È in corso la prima EU Screening Week, la settimana europea dedicata allo screening e alla diagnosi precoce, promossa dal 28 settembre al 4 ottobre dalla Commissione Europea nel quadro del Safe Hearts Plan. In questa logica, oltre a conoscere i valori di glicemia, pressione e colesterolo, gli esperti ricordano l’importanza dell’asse rene-cuore e della possibilità di comprendere con un test delle urine chi corre i maggiori rischi. Si chiama uACR e calcola il rapporto tra albumina e creatinina nelle urine.
Ogni anno in Europa le malattie cardiovascolari causano 1,7 milioni di decessi e rappresentano la prima causa di morte e disabilità. Un impatto che riguarda una parte significativa della popolazione europea: un adulto su sette vive con una patologia cardiovascolare. Eppure, circa l’80% di queste patologie sarebbe prevenibile grazie alla diagnosi precoce, ed è a questo che si mira con un test del valore di pochi euro, con corretti stili di vita.
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Un controllo semplice
Un’indagine di IQVIA mostra che si è di fronte ad un test clinicamente riconosciuto, tecnicamente semplice e già sostanzialmente disponibile, ma non ancora inserito in modo uniforme e sistematico nei percorsi assistenziali italiani e con una forte eterogeneità territoriale. A limitare l’impiego sistematico dell’uACR sono barriere organizzative, operative e culturali. L’uACR è scarsamente integrato nei percorsi assistenziali (PDTA) e questo limita la possibilità di intercettare molto precocemente una condizione di rischio che può essere ancora silente. Dal punto di vista del nefrologo, la presenza di albumina nelle urine è un segnale importante: L’uACR esprime il danno d’organo, è il primo segnale che il filtro renale, cioè il glomerulo, non riesce a trattenere l’albumina, che di norma non deve essere mai presente nelle urine.
“Quando questo accade vuol dire che la capacità di filtraggio renale è compromessa, quindi c’è un problema che va indagato. Le Linee guida KDIGO raccomandano da almeno una decina d’anni l’utilizzo del test uACR e i nefrologi seguono queste indicazioni, e consigliano di associare all’uACR anche l’eGFR, che permette di stratificare in modo ancora più preciso sia il danno renale che il rischio cardiovascolare”
spiega Giuseppe Grandaliano, Professore Ordinario di Nefrologia Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, Direttore Unità Operativa Complessa di Nefrologia, Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS di Roma.
Perché è importante lo screening
Sapere di avere una condizione di sofferenza renale quando ancora non si manifestano sintomi fa la differenza per due aspetti: la gestione del paziente con malattia renale è diversa nell’uso di molti farmaci, a cominciare da un banale antipiretico o un antidolorifico, ma anche un antiaggregante o un farmaco oncologico. Non solo: come sottolinea Massimo Morosetti, Presidente della Fondazione Italiana del Rene FIR ETS e Primario Emerito di Nefrologie e Dialisi ASL Roma 3
“fino a qualche anno fa non avevamo terapie per curare l’insufficienza renale, a parte la dieta e gli antipertensivi, adesso la situazione è completamente cambiata, abbiamo farmaci in grado di rallentare tantissimo la progressione della malattia renale, o di fermarla se si interviene in una fase molto precoce. Per questo eseguire periodicamente indagini capaci di evidenziare la malattia renale in uno stadio molto precoce è di fondamentale importanza e l’uACR è uno di questi esami, estremamente sensibile e preciso”.
Sebastiano Sciarretta, Ordinario di Cardiologia Università Sapienza di Roma, Direttore Unità Operativa Complessa di Cardiologia Istituto Universitario Marco Pasquali ICOT Polo Pontino (Latina), Presidente SIC sezione Lazio, sottolinea:
“L’uACR contribuisce a rendere concreta una visione integrata del rischio cardio-renale, evidenziando il forte legame tra salute cardiovascolare e salute renale: gli stessi fattori di rischio che impattano sullo sviluppo dell’aterosclerosi influenzano anche lo sviluppo della malattia renale cronica. In questo scenario, è fondamentale partire da una medicina preventiva, si tratta di intervenire secondo un approccio integrato multispecialistico che favorisce tra l’altro una condivisione sull’interpretazione del risultato degli esami e delle scelte terapeutiche. Il rapporto albumina/creatinina urinaria è molto importante in quanto è un marcatore di danno renale molto precoce in pazienti spesso asintomatici che potrebbero avere anche un iniziale problema cardiovascolare”