Jio Platforms, il gruppo digitale e delle telecomunicazioni controllato da Reliance Industries, guidata da Mukesh Ambani, si prepara a quotarsi in Borsa con una valutazione attesa intorno ai 100 miliardi di dollari. I suoi 524 milioni di clienti sono una forza enorme, ma anche la misura della sfida: trasformare questa scala in ricavi sempre più solidi. Un nodo che parla anche all’Italia. Tra il 2021 e il 2025 il traffico dati mobile è più che raddoppiato, mentre i ricavi del comparto sono diminuiti.
È questo il filo che lega due mercati molto diversi. In India, Jio deve convincere gli investitori che la sua base di utenti può sostenere una valutazione da record. In Italia, i numeri mostrano che consumare più dati non significa automaticamente generare più ricavi per gli operatori. Non è la prova di una crisi generalizzata delle telecomunicazioni: è un problema più preciso, quello di monetizzare la rete mobile.
Jio vale per i clienti, ma anche per quello che saprà vendere loro
La quotazione di Jio Platforms è attesa come una delle più importanti mai viste in India. Le indicazioni circolate sul mercato collocano la valutazione del gruppo oltre i 100 miliardi di dollari, ma il valore definitivo dipenderà dal prezzo delle azioni e dalla domanda degli investitori.
La società non è soltanto un operatore telefonico. Attraverso la controllata Reliance Jio Infocomm offre connettività mobile e banda larga, mentre la piattaforma punta anche su servizi digitali, cloud, intrattenimento, soluzioni per le imprese e prodotti basati sull’intelligenza artificiale. È questa ambizione a rendere plausibile una valutazione da grande gruppo tecnologico. La domanda che accompagna l’IPO è semplice: quanto pesano già questi business nei conti e quanto, invece, resta ancora legato alla connettività?
I dati depositati per la quotazione restituiscono un’immagine di crescita. Nell’esercizio chiuso a marzo 2026, Jio ha raggiunto 524,4 milioni di clienti, contro 488,2 milioni dell’anno precedente. I ricavi operativi sono saliti del 14,6%, a 1.469 miliardi di rupie, mentre l’utile netto è cresciuto del 15,1%, a circa 300,5 miliardi. Anche il ricavo medio mensile per cliente, o ARPU, è aumentato: da 206,2 a 214 rupie.
La crescita, tuttavia, va letta insieme alla composizione del business. Nello stesso anno il consumo medio mensile di dati per cliente è passato da 33,6 a 42,3 gigabyte. L’utilizzo della rete è, quindi, aumentato molto più del ricavo medio per utente: un segnale che rende centrale la capacità del gruppo di proporre servizi a maggior valore, aumentare la spesa dei clienti e costruire nuove fonti di reddito.
| Jio Platforms | Esercizio 2025 | Esercizio 2026 |
|---|---|---|
| Clienti | 488,2 milioni | 524,4 milioni |
| Ricavi operativi | 1.282 miliardi di rupie | 1.469 miliardi di rupie |
| Utile netto | 261,1 miliardi di rupie | 300,5 miliardi di rupie |
| ARPU mensile | 206,2 rupie | 214 rupie |
| Consumo dati mensile per cliente | 33,6 GB | 42,3 GB |
Fonte: dati del prospetto Jio Platforms depositato presso la Sebi. ARPU e consumo dati sono riferiti al trimestre di uscita dell’esercizio.
L’IPO serve anche a ridurre il debito
C’è poi un altro aspetto meno spettacolare dei 524 milioni di clienti, ma importante per gli investitori: l’uso dei proventi. L’offerta prevede una nuova emissione di azioni; una parte rilevante delle risorse è destinata a rimborsare o anticipare debiti della controllata telefonica Reliance Jio Infocomm.
Il debutto in Borsa, dunque, non è soltanto una vetrina per la crescita digitale di Jio. Può anche rafforzare la struttura finanziaria del gruppo. Per chi valuta l’operazione, contano entrambe le dimensioni: la capacità di ridurre il debito e quella di trasformare il traffico, i clienti e la rete in utili futuri.
Il confronto con l’Italia: più dati, meno ricavi mobili
Il caso italiano non è sovrapponibile a quello indiano, ma aiuta a mettere a fuoco la stessa domanda. Secondo Agcom, tra il 2021 e il 2025, le risorse complessive delle comunicazioni elettroniche in Italia sono cresciute del 6%, da 27,85 a 29,53 miliardi di euro. Dentro il totale, però, le traiettorie sono opposte: i ricavi della rete fissa sono saliti del 20%, quelli della rete mobile sono scesi dell’11,4%.
Nel frattempo, il traffico dati medio giornaliero per SIM “human” è cresciuto di quasi il 113% tra settembre 2021 e settembre 2025. In altre parole, sulle reti mobili italiane viaggia molto più traffico, ma il comparto incassa meno rispetto a quattro anni prima.
| Comunicazioni elettroniche in Italia | Variazione 2021-2025 |
|---|---|
| Risorse complessive del settore | +6% |
| Ricavi della rete fissa | +20% |
| Ricavi della rete mobile | −11,4% |
| Traffico dati medio giornaliero per SIM “human” | +112,8% |
Fonte: Agcom. I dati sul traffico confrontano settembre 2021 e settembre 2025.
Parlare di “crisi delle telecomunicazioni”, in generale, sarebbe impreciso. Il settore nel suo complesso è cresciuto e la rete fissa ha compensato la flessione del mobile. Restano, però, forti la concorrenza e la pressione sui margini, come mostra anche il mercato italiano delle telecomunicazioni, dove gli operatori cercano nuove forme di collaborazione e condivisione delle infrastrutture.
Anche i risultati delle singole aziende sono diversi: Iliad ha chiuso il 2025 con ricavi e free cash flow in crescita, un esempio che invita a non leggere i dati del settore come una crisi uniforme. La criticità riguarda, soprattutto, la redditività dei servizi mobili, stretta tra l’aumento dei consumi, la concorrenza sulle tariffe e la necessità di investire in infrastrutture.
I due mercati non sono uguali, ma pongono una domanda comune: quanto può valere una rete se l’aumento dell’utilizzo non si traduce, con la stessa intensità, in maggiori ricavi?
Per Ambani la risposta dovrà convincere gli investitori a pagare una valutazione da oltre 100 miliardi. Per gli operatori italiani, la sfida è far crescere il valore economico di servizi e infrastrutture già molto utilizzati.