Epidemia Covid, aumentano i casi in Europa: +76% in Francia, ma cala l’aggressività

Il Covid torna a circolare in Francia: aumentano consultazioni e accessi al pronto soccorso, ma senza segnali di una nuova emergenza sanitaria

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

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Il Covid-19 torna a circolare in Europa, con una crescita dei contagi registrata in Francia all’inizio dell’autunno. Secondo l’ultimo bollettino di Santé publique France, pubblicato il 23 settembre e relativo alla settimana dal 14 al 20 settembre 2026, le consultazioni della rete SOS Médecins per sospetto Covid-19 sono aumentate del 76% rispetto alla settimana precedente.

L’incremento ha interessato tutte le fasce d’età, con 390 atti medici in più. Il numero complessivo di consultazioni, tuttavia, resta inferiore a quello osservato negli stessi periodi degli anni precedenti.

I dati in aumento

Le consultazioni mediche e gli accessi al pronto soccorso per sospetta infezione sono in aumento, ma per il momento non emergono segnali di una nuova emergenza sanitaria paragonabile a quella degli anni della pandemia. L’incremento interessa soprattutto le persone più vulnerabili, mentre i ricoveri per forme gravi restano contenuti.

La crescita è stata registrata anche nei pronto soccorso. Secondo i dati della rete Oscour, gli accessi per sospetta infezione da coronavirus sono aumentati del 16% tra i bambini e del 67% tra gli adulti. Anche in questo caso, l’aumento degli indicatori non coincide con una crescita equivalente dei casi gravi o dei ricoveri ospedalieri.

L’aumento dei casi e delle richieste di assistenza è stato segnalato anche in altri Paesi europei, negli Stati Uniti e in Asia. Per Antoine Flahault, epidemiologo e professore di sanità pubblica all’Università Paris-Cité, si tratta di “una ripresa stagionale e globale della circolazione del virus, simile a quella già osservata in questa fase dell’anno”.

Le nuove varianti di Omicron

Al momento, in Francia non è stata individuata una singola variante particolarmente dominante o associata a una maggiore aggressività. Secondo le ipotesi degli esperti, l’aumento della circolazione del virus potrebbe essere legato alla diffusione di nuove sottovarianti di Omicron, il ceppo presente in Europa dal 2022.

Queste sottovarianti sembrano essere leggermente più trasmissibili e capaci di superare con maggiore facilità le barriere immunitarie sviluppate dopo la vaccinazione o una precedente infezione. Questo può favorire nuovi aumenti dei contagi, soprattutto quando le persone tornano a trascorrere più tempo in ambienti chiusi, come scuole, uffici e mezzi di trasporto.

Chi rischia di più

Per la maggioranza delle persone, il Covid si manifesta oggi con sintomi simili a quelli di un’infezione respiratoria stagionale: febbre, mal di gola, tosse, stanchezza e disturbi generali. Il rischio non è però uguale per tutti.

Le categorie più esposte alle complicazioni comprendono:

  • persone anziane, soprattutto con altre patologie;
  • soggetti immunodepressi a causa di malattie o terapie;
  • pazienti con comorbilità;
  • donne in gravidanza.

La situazione appare invece più stabile tra gli adulti senza particolari problemi di salute. L’epidemiologo sottolinea che non si osserva, in questa fascia, una ripresa significativa dei ricoveri ospedalieri legati al Covid.

Il ruolo della vaccinazione

In questo contesto, la Francia si prepara a una nuova campagna di vaccinazione contro il Covid e l’influenza, che dovrebbe partire il 13 ottobre. La campagna darà priorità alle persone più anziane e ai soggetti considerati vulnerabili.

Uno dei problemi riguarda proprio la scarsa adesione alle campagne di richiamo vaccinale. L’Organizzazione mondiale della sanità indica come obiettivo una copertura del 75% per la vaccinazione antinfluenzale tra le persone vulnerabili, in particolare gli over 65. Nel Regno Unito la copertura raggiunge questo obiettivo, mentre in Francia si aggira intorno al 50%. Per il vaccino anti-Covid la percentuale è ancora più bassa.