Roberto Maroni e l’incontro con Bossi: la nascita della Lega Lombarda

Come tutto ha avuto inizio, storia dell'incontro tra Maroni e Bossi e le fondamenta di quella che è oggi la Lega di Matteo Salvini

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Maurizio Perriello

Giornalista

Maurizio Perriello è un giornalista. Nato a Melfi nel 1988, si laurea a Pisa in Storia e consegue un Master a Milano. Esperto di tematiche green, in particolare di climate change.

Quando il 29 maggio 1176 la Lega formata dalle città lombarde che si erano ribellate all’imperatore sconfisse sul campo di Legnano l’esercito inviato in Italia da Federico Barbarossa, nessuno avrebbe potuto immaginare innanzitutto la mitizzazione dell’episodio in epoca risorgimentale, figuriamoci la nascita di un partito politico ispirato a fatti storici sospesi tra verità e leggenda.

Eppure, poco più di 800 anni dopo, la Lega Lombarda smise di essere soltanto un capitolo dei libri di storia per dare il nome a una nuova formazione politica emersa dalle ceneri della Prima Repubblica. Una genesi che, al pari della vittoria medievale ottenuta dal Carroccio, ha assunto contorni quasi “leggendari” in alcune sue tappe: dal patto di Pontida all’incontro tra il fondatore Umberto Bossi e Roberto Maroni.

Quando e come nasce la Lega: le tappe

Dal 1176 al 1984 il passo non è certamente breve, ma è stato compiuto. La mattina del 12 aprile Umberto Bossi, la sua compagna (dal 1994 moglie) Manuela Marrone, Giuseppe Leoni, Marino Moroni, Pierangelo Brivio ed Emilio Benito Rodolfo Soglieghi firmano l’atto di fondazione della Lega Autonomista Lombarda di fronte al notaio di Varese Franca Bellorini. Nel logo campeggia il Monumento al Guerriero di Legnano, spesso e volentieri erroneamente associato ad Alberto da Giussano, l’eroe leggendario della battaglia del 1176.

Una formazione a vocazione dichiaratamente locale e regionalista, che alle amministrative del 1985 riesce a eleggere i primi rappresentanti nei comuni di Varese e Gallarate. Alle politiche del 1987 Bossi viene eletto per la prima volta senatore, guadagnandosi il soprannome che da lì in poi lo ha accompagnato: “il Senatùr”. Il 20 maggio 1990 si svolge il primo raduno dei leghisti a Pontida, paese in provincia di Bergamo dove la leggenda narra che i lombardi abbiano pronunciato il celebre giuramento per suggellare l’alleanza militare dei Comuni contro il Sacro Romano Impero di Barbarossa. Un simbolo potente, sebbene tale giuramento appartenga alla leggenda e non alla storia.

Da lì in poi inizia la scalata politica. Alle politiche del 1992 il Carroccio registra un exploit e vola all’8,5%, riuscendo a eleggere 55 deputati e 25 senatori. Il 20 giugno 1993 il leghista Marco Formentini viene eletto sindaco di Milano, battendo il candidato del centrosinistra Nando Dalla Chiesa, figlio del generale Carlo Alberto. Nel mezzo, nel dicembre 1991, un congresso a Pieve Emanuele (Milano) rinnova il partito fin nel nome: nasce la Lega Nord, frutto della fusione federal-autonomista tra Lega Lombarda e Liga Veneta, con l’inclusione del “Piemonte autonomista”, l’”Unione Ligure”, la “Lega Emiliano-Romagnola” e l’”Alleanza Toscana”.

Il sodalizio fra Bossi e Maroni

No, non ci siamo dimenticati di Roberto Maroni. Il “delfino” di Bossi entra a far parte del mondo leghista già nel 1990, diventato segretario generale del Carroccio nella sua Varese. Nel ’92 viene eletto alla Camera nella prima avventura leghista in Parlamento, dove assume la carica di vicecapogruppo del partito. Una bella carriera politica, che poi lo porterà anche a diventare ministro e presidente della Regione Lombardia e che era cominciata all’alba degli Anni Ottanta, quando con Umberto Bossi affiggeva manifesti clandestini e lasciava scritte sui muri a favore della corrente autonomista.

Il sodalizio tra Maroni e Bossi è dunque uno dei pilastri della storia della Lega. In un certo senso “l’eterno numero due”, come qualcuno l’ha definito, rappresentava la forza moderata del partito, che smorzava gli estremismi del Senatùr e che ha aperto alla Lega la strada di Roma e dei palazzi del potere. Il tutto al netto della deriva secessionista che nel 1996 vide Maroni imputato con le accuse di attentato alla Costituzione e all’integrità dello Stato e di creazione di un’organizzazione paramilitare fuorilegge. E anche al netto di divergenze con Bossi, che nel 1995 lo allontana dal partito, fino alla rottura totale nel 2012.

Nel corso degli anni Maroni divenne uno dei politici più influenti del panorama italiano, rivestendo nel 1994 anche la prestigiosa carica di vicepresidente del Consiglio e di ministro dell’Interno nel primo Governo Berlusconi. La Lega si sarebbe in seguito trasformata in un movimento politico nazionale con Matteo Salvini. Il resto, come si suol dire, è storia nota.