Ponte sullo Stretto, fondi bloccati e nuovo stop: “rinuncia” di Salvini

Il Ponte sullo Stretto di Messina non potrà costare più dei 13,5 miliardi di euro già stanziati dal Governo, secondo la Ragioneria dello Stato

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Matteo Runchi

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La Ragioneria generale dello Stato ha apportato alcune correzioni al decreto legge infrastrutture che il Consiglio dei ministri ha approvato lo scorso febbraio. Nella nuova formulazione viene esplicitato che il Ponte sullo Stretto di Messina non potrà comportare “nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”.

Per completare le operazioni previste per l’avvio dei cantieri, la Società Stretto di Messina dovrà quindi utilizzare soltanto i 13,5 miliardi di euro già stanziati. L’amministratore delegato dell’azienda ha rassicurato che non ci saranno problemi, mentre il ministro Salvini ha dichiarato che non fisserà più scadenze mensili per l’avvio dei lavori.

La Ragioneria dello Stato ha bloccato i fondi extra per il Ponte sullo Stretto

La precisazione della Ragioneria generale dello Stato sul decreto infrastrutture impedirà al Governo di utilizzare altri fondi per finanziare il Ponte sullo Stretto di Messina, a meno che non modifichi le previsioni di bilancio. La Ragioneria è un dipartimento del Ministero dell’Economia e delle Finanze, quindi dipende dall’Esecutivo stesso.

È però un organo prettamente tecnico, che si assicura che il Governo spenda quanto dichiarato all’interno della Manovra finanziaria. Serve, di fatto, a controllare che l’Esecutivo rispetti le regole finanziarie che si è dato all’inizio dell’anno.

La decisione di specificare che, per l’avvio dei lavori del Ponte sullo Stretto, non potranno essere spesi più dei 13,5 miliardi di euro già previsti, ha causato la reazione delle opposizioni. Antonio Misani del Pd ha dichiarato:

Sul Ponte il Governo meloni e il ministro Salvini continuano a collezionare solo rinvii, correzioni e stop tecnici. L’ennesima conferma arriva dalle modifiche imposte al decreto infrastrutture dalla Ragioneria generale dello Stato che certificano un’altra volta le improvvisazioni del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Le rassicurazioni della Società Stretto di Messina

La Società Stretto di Messina, che si occupa di commissionare i lavori per la costruzione del Ponte per conto dello Stato, è intervenuta sulla vicenda, rassicurando sul fatto che la modifica sia puramente precauzionale e che quindi non impatti in nessun modo sui piani di avvio dei lavori dell’opera.

L’amministratore delegato dell’azienda, Pietro Ciucci, ha dichiarato:

Non sono previsti extracosti per il ponte sullo Stretto di Messina. A parità di investimento complessivo di 13,5 miliardi di euro, con il decreto infrastrutture sono stati modulati gli importi di ciascun anno di lavori per tener conto dello slittamento dei tempi conseguente le note delibere della Corte dei conti.

La reazione di Salvini

Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, che è l’esponente del Governo che più ha spinto per la realizzazione del Ponte, ha invece accolto la notizia chiarendo che non annuncerà più date per l’inizio dei lavori del Ponte:

In quest’anno non do più scadenze mensili, perché ho imparato che fra ricorsi, controricorsi, Corte dei Conti e comitati del no, prima voglio vedere la carta e poi partono i lavori. Il mio obiettivo è che questo sia l’anno dopo 160 anni dai primi studi, dell’avvio dei cantieri per il benedetto e utile Ponte sullo Stretto di Messina per togliere anche quell’altro tappo per lo sviluppo del paese.

Durante la legislatura il ministro aveva più volte annunciato l’inizio dei lavori per il Ponte. Una delle prime dichiarazioni a riguardo risale a marzo 2023, quando l’avvio dei cantieri era previsto per l’estate del 2024.