Decreto Pnrr bloccato alla Camera: perché rischiamo fino a 3 miliardi sulle gare dei treni

Lo stallo sull'articolo 1 del decreto sulle gare degli Intercity spacca la maggioranza e mette a rischio una quota dell'ultima rata europea

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Luca Incoronato

Giornalista

Giornalista pubblicista e copywriter, ha accumulato esperienze in TV, redazioni giornalistiche fisiche e online, così come in TV, come autore, giornalista e copywriter. È esperto in materie economiche.

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Il decreto Pnrr si è arenato alla Camera, il che rappresenta un rischio notevole per i conti pubblici. In ballo ci sono tra 1 e 3 miliardi di euro, a fronte di un sistema bloccato dall’articolo 1, dedicato alle gare per i servizi ferroviari intercity.

È scontro tra le richieste dell’Unione europea e le posizioni dei partiti di maggioranza. Il tutto alla luce dl fatto che i tempi della conversione in legge sono alquanto stretti. In una fase politica già alquanto tesa, questo stallo rischia di rappresentare un ostacolo notevole per il Governo. Ecco cosa prevede la norma contestata e perché da Bruxelles spingono in tutt’altra direzione.

Decreto Pnrr: cosa lo blocca alla Camera

Al centro della delicata questione c’è la concorrenza nel settore ferroviario. Come detto, il punto critico è l’articolo 1 (comma 1) del decreto Pnrr, all’esame attualmente a Montecitorio. Riguarda gli intercity e introduce la possibilità di basare la gara su un lotto unico nazionale, mettendo da parte lo schema precedente a più lotti, frutto della legge concorrenza del 2021 (governo Draghi).

La Commissione europea è però contraria al lotto unico, perché vede in questo meccanismo un potenziale blocco per dei futuri concorrenti di Trenitalia. Si chiede così l’esatto opposto, con gare articolare in più lotti territoriali, con dei criteri di uniformità e qualità del servizio ben precisi.

Una richiesta respinta dall’esecutivo, con il risultato spiacevole e potenzialmente dispendioso di un tiro alla fune tra Italia e Ue. Uno scenario complesso, che si intreccia poi direttamente con la valutazione degli obiettivi del Piano.

Da 1 a 3 miliardi a rischio: perché

Sul tavolo resta l’ultima rata del Pnrr. Per essere precisi, però, parliamo di una quota, che gli esperti stimano tra 1 e 3 miliardi di euro. La questione potrebbe però essere più complessa, con l’intero rispetto quadro del rispetto degli obiettivi del Piano che andrebbe vacillando. In questo scenario, infatti, la Ragioneria generale dello Stato farà fatica a dare il semaforo verde a una soluzione che rischia di ridurre i fondi europei destinati al nostro Paese.

Sul tavolo politico resta inoltre la clausola sociale chiesta dal PD, così da evitare una concorrenza giocata sul costo del lavoro. Tutto ciò, per ora, non è stato ancora recepito. Protagonisti della vicenda sono Tommaso Foti, ministro per il Pnrr, il ministro dell’Economia Giorgetti e il titolare delle infrastrutture Salvini. Si prevede un nuovo incontro tra Meloni e il suo vicepremier, alla luce di tempi strettissimi. Il decreto è al primo passaggio parlamentare e occorrerà convertirlo in legge entro il 25 agosto.