Caso Roggero, il gioielliere invoca la grazia: come funziona il potere del Presidente della Repubblica

Per salvare Mario Roggero dal carcere prende il via l'iter per la richiesta di grazia con l'istruttoria avviata dal Ministero della Giustizia

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

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È pentito Mario Roggero: il gioielliere 72enne che ha ucciso due rapinatori, ferendone un terzo, se potesse tornare indietro si comporterebbe in maniera differente. L’uomo è stato condannato a 14 anni e 9 mesi di reclusione con sentenza definitiva.

Alla domande dei giornalisti se fosse pentito, ha risposto così: “Sì”. Per poi aggiungere subito dopo: “Ma con il senno di poi. Bisogna trovarsi in quelle situazioni”. Intanto Mario Roggero e la sua famiglia si aggrappano alla speranza della grazia.

Mario Roggero invoca la grazia

“Il presidente Mattarella ha graziato uno scafista che ha ammazzato 30 persone, ha graziato la Minetti, penso dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza”, ha aggiunto ancora il gioielliere davanti alle telecamere presenti al suo ingresso in carcere.

La moglie di Roggero presenta istanza di grazia

Mariangela Sandrone, la moglie di Mario Roggero, ha presentato domanda di grazia al presidente della Repubblica inviando una Pec nella mattina del 17 luglio. Contestualmente al deposito della domanda di grazia, per tramite del legale di famiglia, è stata depositata un’istanza per il differimento dell’esecuzione della pena.

Il sostegno del centrodestra

Praticamente tutto il centrodestra sostiene Mario Roggero senza se e senza ma. “Un padre, un nonno, un marito e un lavoratore per una vita, che arriva a 72 anni per essere mandato in carcere perché ha reagito a un’aggressione, a un furto, a una rapina nel suo negozio, nel negozio di famiglia, con moglie e figlia presenti e a rischio. Ritengo ingiusta questa condanna”, ha il vicepremier leghista Matteo Salvini. “Stiamo valutando se la normativa permette una candidatura”, ha detto Salvini ai microfoni di Radio Cusano.

A sostenere la grazia ci sono anche il vicepremier di Forza Italia Antonio Tajani, e ministro della Difesa Guido Crosetto.

È inoltre partita una raccolta di firme fra i parlamentari di centrodestra, alla quale si aggiungono varie petizioni online su Change.org. La più corposa sfiora le 200mila firme.

La norma Roggero

Intanto il caso Roggero ha già cambiato il funzionamento della legge in Italia: nell’ultimo DDL Sicurezza è stata inserita quella che alcuno hanno ribattezzato “norma Roggero”. In pratica viene meno il risarcimento per i malviventi rimasti feriti durante l’azione criminale.

Questo il commento della premier Meloni:
Mi aggredisci. Mi difendo. E dovrei risarcirti io? Non è giusto. Con l’ultimo DDL Sicurezza introduciamo una regola di puro buon senso: chi subisce un danno mentre sta commettendo un reato non può chiedere alcun risarcimento, né possono farlo i suoi familiari.

Il ministro Nordio avvia l’istruttoria per la grazia

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha avviato l’istruttoria finalizzata alla concessione della grazia a Mario Roggero. Il 16 luglio il ministro è stato richiamato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un incontro al Quirinale. Poco dopo la Presidenza della Repubblica ha diramato una nota durissima:

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto nel pomeriggio al Quirinale il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, per puntualizzare i limiti delle attribuzioni del Ministro in tema di concessione della grazia, facoltà che la Costituzione riserva esclusivamente al Presidente della Repubblica come confermato dalla Corte Costituzionale con la sentenza 200 del 2006.

Il potere di grazia

L’articolo 87 comma 11 della Costituzione prevede che il Presidente della Repubblica può, con proprio decreto, concedere la grazia e commutare le pene. La grazia estingue, in tutto o in parte, la pena inflitta con la sentenza irrevocabile o la trasforma in un’altra pena prevista dalla legge. La grazia estingue anche le pene accessorie, se il decreto lo dispone espressamente. Non estingue invece gli altri effetti penali della condanna (art. 174 c.p.). La grazia può essere sottoposta a condizioni (art. 681 del codice di procedura penale).

Il procedimento di concessione della grazia è disciplinato dall’art. 681 del codice di procedura penale. La domanda di grazia è diretta al Presidente della Repubblica e va presentata al Ministro della Giustizia. È sottoscritta dal condannato, da un suo familiare, dal convivente, dal tutore o curatore oppure dall’avvocato. Se il condannato è detenuto o internato, la domanda può essere direttamente presentata anche al magistrato di sorveglianza. Il presidente del consiglio di disciplina dell’istituto penitenziario può proporre, a titolo di ricompensa, la grazia a favore del detenuto che si è distinto per comportamenti particolarmente meritevoli.

Sulla domanda o sulla proposta di grazia esprime il proprio parere il Procuratore generale presso la Corte di Appello. Se il condannato è detenuto o affidato in prova al servizio sociale, il Magistrato di sorveglianza.

Come stabilito dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 200 del 2006, al Capo dello Stato compete la decisione finale.

L’art. 681 del codice di procedura penale prevede anche che la grazia possa essere concessa d’ufficio e cioè in assenza di domanda e proposta, ma sempre dopo che è stata compiuta l’istruttoria.

La grazia è revocabile in caso di commissione da parte del beneficiario di un delitto non colposo entro 5 anni dal decreto presidenziale (10 anni in caso di grazia riguardante la pena dell’ergastolo).