Salta la rivalutazione delle pensioni in Manovra: chi perde fino a 1.000 euro all’anno

La Manovra 2027 blocca l'adeguamento all'inflazione per le pensioni sopra i 2.447 euro: gli assegni medio-alti perdono 1.000 euro l'anno.

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

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Nel testo del disegno di legge di Bilancio approvato dal Governo Meloni, uno dei capitoli più discussi riguarda la rivalutazione delle pensioni.

Per contenere la spesa previdenziale, e garantire coperture per le altre voci in Manovra, l’Esecutivo ha confermato l’assenza di un adeguamento automatico al caro vita degli assegni per i trattamenti pensionistici medio-alti. Si riserva un trattamento differente per chi percepisce l’indennità che arrivi fino a quattro volte il trattamento minimo.

Chi avrà una rivalutazione della pensione

La rivalutazione (o perequazione) delle pensioni è quel meccanismo che adegua gli importi dei cedolini all’aumento del costo della vita. Si calcola sulla base dell’indice Istat dell’inflazione registrato nell’anno precedente. L’adeguamento percentuale si applica all’importo lordo dell’assegno, in base alla fascia di reddito in cui rientra il pensionato.

Assumendo il trattamento minimo Inps, pari a 611,85 euro mensili, la rivalutazione dal 2027 si articolerà secondo le seguenti fasce:

Fascia di reddito da pensione Importo mensile lordo Percentuale di rivalutazione
Fino a 4 volte il minimo Fino a 2.447,40 euro 100% dell’inflazione
Tra 4 e 5 volte il minimo Da 2.447,41 a 3.059,25 euro 85% dell’inflazione
Tra 5 e 6 volte il minimo Da 3.059,26 a 3.671,10 euro 53% dell’inflazione
Tra 6 e 8 volte il minimo Da 3.671,11  a 4.894,80 euro 47% dell’inflazione
Tra 8 e 10 volte il minimo Da 4.894,81  a 6.118,50 euro 37% dell’inflazione
Oltre 10 volte il minimo Oltre 6.118,50 euro 32% dell’inflazione

Quanto perdono i pensionati con la stretta della Manovra

Tradotto in cifre concrete, chi percepisce fino a 2.000 euro lordi non subirà penalizzazioni, vedendo un recupero stimato tra i 45 e i 60 euro mensili.

Chi percepisce un assegno lordo compreso tra 2.500 e 3.000 euro mensili, il taglio della rivalutazione li porta a una perdita effettiva di circa 100 euro all’anno. Gli effetti sulla spesa si fanno via via più pesanti con l’aumentare del reddito: per i cedolini di almeno 6.000 euro lordi al mese, la mancata perequazione comporterà una perdita del potere d’acquisto che può superare i 1.000 euro all’anno.

Quanto ci “guadagna” lo Stato

I continui blocchi della perequazione piena rappresentano un alleggerimento della spesa pubblica. Secondo le stime dell’Esecutivo si risparmieranno circa 4 miliardi di euro, risorse preziose da destinare alle coperture per la Manovra 2027.

La vera convenienza contabile risiede nell’effetto trascinamento: se si applica questo taglio quasi ogni anno, la quota di rivalutazione non viene più reintegrata nel ricalcolo della pensione. Il margine di risparmio aumenta così in modo esponenziale, con un impatto complessivo stimato in oltre 54 miliardi di euro di risparmio cumulato nell’arco di un decennio.

Non si tratta, però, di una creazione di valore o di una nuova fonte di gettito fiscale, ma di un risparmio di spesa di natura passiva. Se da un lato le casse pubbliche possono registrare un minor esborso, non c’è effettiva generazione di ricchezza reale.

Incentivi all’uscita dal lavoro e confermata l’Ape Sociale

Oltre a rivedere al ribasso alcuni assegni in essere, la Manovra interviene anche sulle regole di accesso alla pensione anticipata. Tra le novità spicca l’istituzione di un fondo da 850 milioni di euro all’anno per il triennio 2027-2029, destinato a finanziare un nuovo canale di flessibilità in uscita. L’obiettivo è consentire il pensionamento anticipato a 64 anni d’età con almeno 36 anni di contributi maturati interamente con il sistema contributivo.

Viene inoltre confermata per tutto il 2027 la proroga dell’Ape Sociale. La misura consentirà di uscire dal lavoro a 63 anni e 6 mesi di età ai lavoratori appartenenti alle seguenti categorie tutelate:

  • disoccupati di lungo corso;
  • caregiver;
  • invalidi civili al 74%;
  • lavoratori impegnati in mansioni gravose.

Per la copertura del pre-pensionamento a importo più basso rispetto al teorico spettante, sono stati stanziati 180 milioni di euro aggiuntivi per il 2027 e 370 milioni per il 2028, confermando il divieto di cumulare l’anticipo con redditi da lavoro. Resta la possibilità di continuare a lavorare, ma solo in modo autonomo e occasionale, per una cifra che non può superare i 5.000 euro lordi annui.