Pensione, Quota 100: i nodi da sciogliere

Le domande per Quota 100 sono circa 80mila, ma non tutti i dubbi procedurali sono risolti

Superata la soglia delle 80mila domande presentate all’Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale (INPS), non accenna a battute d’arresto la corsa all’attivazione della “Quota 100” da parte dei contribuenti. È quanto si evince da una nota dell’Istituto che, in data 4 marzo, ha rilevato un numero pari ad 80.130 richieste pervenute. Tra le domande di pensionamento, 73.013 sono state presentate attraverso gli enti di patronato e 7.117 sono state avanzate direttamente dai cittadini.

Restano tuttavia nodi irrisolti sul fronte applicativo: il sito delle piccole-medie imprese pmi.it ha messo in fila tutte le attuali criticità, a partire dalle prime stime dei costi nel caso in cui le richieste fossero superiori alle risorse previste.

Adesioni
L’andamento delle domande per la pensione Quota 100 conferma l’atteso boom, sia tra i dipendenti del privato che della Pubblica Amministrazione. Con una netta predominanza maschile (il 70%). A cambiare le carte in tavola potrebbero essere alcune delle proposte sul tavolo, volte a “correggere” alcune distorsioni come quelle evidenziate sul fronte della distribuzione di genere, prevedendo magari uno sconto contributivo per le donne con figli. La legge di conversione del decreto è stata però approvata in Senato senza modifiche sostanziali, tocca attendere il dibattito alla Camera.

Coperture
Le adesioni, se da una parte sanciscono il successo della nuova forma di pensione anticipata, dall’altra potrebbero creare problemi di sostenibilità. La legge, in base ai calcoli dell’ufficio parlamentare di bilancio, prevede circa 314mila pensioni in più nel 2019. In realtà, l’andamento delle domande del primo mese fa ritenere che il numero possa essere più alto.
Ipotizzando percentuali del 90% di adesione per i privati e dell’85% per i dipendenti pubblici, l’extra quota a fine anno aumenterebbe del 9%. Se, teoricamente, tutti gli aventi diritto la utilizzassero, vorrebbe dire un aumento delle pensioni annue del 22,8%.

Platea
La quota 100 è accessibile con 62 anni di età e 38 anni di contributi, è raggiungibile utilizzando il cumulo dei contributi (ma solo relativo alle gestioni INPS, non si applica alle casse private), non è cumulabile con redditi da lavoro dipendente o autonomo fino al conseguimento dell’età per la pensione di vecchiaia (sono permessi solo lavori saltuari fino a 5mila euro annui).

Prospettive
Ci sono settori in cui si prefigura addirittura un significativo ricambio generazionale: la “fuga” che si sta registrando nel comparto Scuola, ad esempio, richiederà nove assunzioni per il prossimo anno scolastico (140mila cattedre da assegnare). A valutarne l’impatto è l’ufficio parlamentare di bilancio, secondo cui: “nel lungo periodo l’occupazione tanto dei giovani quanto degli anziani dipenderà dall’efficacia delle misure di incentivo alla crescita economica implementate dal governo”.

Da APe a Quota 100
Resta la questione del passaggio alla quota 100 da parte di chi percepisce l’APe Sociale o volontaria. La norma non affronta questo aspetto, lasciando privo di regolamentazione l’eventuale passaggio.
In realtà, la legge sull’APE Sociale prevede che il trattamento si interrompa automaticamente nel momento in cui l’assistito acquisisce il diritto alla pensione anticipata. In mancanza di disposizioni specifiche, però, sembra difficile poter applicare la regola anche alla quota 100, che pure è una nuova forma di pensione anticipata. Pertanto, sarebbe utile un chiarimento interpretativo che spieghi se questo passaggio sia fattibile, se addirittura automatico o comunque opzionale su base volontaria, e quali procedure adottare.

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