Tassi Bce e mutuo a tasso variabile, come blindare la rata in caso di incertezza

La Bce non esclude un nuovo rialzo dei tassi a dicembre: l'inflazione resta elevata e chi ha un mutuo variabile rischia rate più pesanti

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

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La Bce potrebbe tornare ad alzare i tassi a dicembre, come ha reso noto la presidente Christine Lagarde. E le famiglie europee che hanno stipulato un mutuo a tasso variabile si preparano alla possibile onda d’urto.

Al centro delle preoccupazioni della Bce resta un’inflazione ancora al di sopra dei livelli di guardia, alimentata dalle continue oscillazioni dei prezzi energetici.

Bce, rialzo dei tassi e rata del mutuo

“Rivedremo le nostre proiezioni a dicembre quando avremo molti indicatori che ci aiuteranno davvero a determinare se un rialzo sia necessario per conseguire il nostro obiettivo”, ha spiegato Lagarde. L’obiettivo è riportare l’inflazione al 2% nel medio termine. Oggi l’inflazione annua nell’Eurozona è salita al 4% a ottobre, dal 3,8% registrato a settembre.

Sul campo dell’inflazione, l’Italia è a quota 5,6% a ottobre. Si tratta del balzo più forte nell’area euro.

Gli scenari per quanto riguarda i tassi sono tre: che non ci sia alcun rialzo è possibile ma poco probabile; un rialzo contenuto di 25 punti base è considerato il minimo sindacale; il terzo scenario è un rialzo robusto da 50 punti base.

Un maxi rialzo come quello di fine 2022, pari a 75 punti base, in linea teorica dovrebbe essere meno probabile.

In caso di effettivo rialzo dei tassi, l’impatto delle prossime scelte della Banca Centrale Europea sul mercato immobiliare e sui finanziamenti in corso non sarà uniforme: chi ha un mutuo a tasso variabile vivrà in trincea, mentre chi ha un mutuo a tasso fisso già in corso si troverà su un’isola felice.

Tasso variabile

Come è noto, le decisioni di Francoforte si riflettono quasi istantaneamente sull’indice Euribor, il parametro al quale sono agganciati i contratti a tasso variabile. In caso di un ulteriore aumento dei tassi di riferimento a dicembre, l’adeguamento al rialzo delle rate mensili sarà pressoché automatico, andandosi ad aggiungere agli aumenti accumulati nei mesi scorsi.

Viene parzialmente tutelato chi ha stipulato un mutuo a tasso variabile con Cap (tetto massimo): in questa forma di mutuo quando i tassi di interesse sul mercato scendono o restano bassi, la rata segue l’andamento dell’Euribor, facendo risparmiare rispetto a un tasso fisso tradizionale. Nel contratto viene stabilita una soglia massima oltre la quale il tasso non può mai salire, indipendentemente da cosa decide la Bce o da quanto s’impenna l’inflazione.

Tasso fisso

Chi ha sottoscritto o surrogato un mutuo a tasso fisso è riparo: l’importo della rata rimarrà invariato fino alla fine del piano di ammortamento, indipendentemente dalle decisioni della Bce. Questo spiega perché il fisso continui a rappresentare oltre il 90% delle nuove erogazioni di credito.

Discorso differente per chi sta pensando in questo momento di accendere un mutuo: le nuove stipule, anche a tasso fisso, potrebbero risentire di ritocchi al rialzo.

Mutuo variabile, come pagare meno

Quando si ha in corso un mutuo a tasso variabile, e si soffre per i rialzi dei tassi, esistono alcuni strumenti che possono essere messi in atto per limitare l’impatto.

Il primo è la rinegoziazione del mutuo con la propria banca: è possibile contattare la banca erogatrice per richiedere la modifica delle condizioni contrattuali, come il passaggio dal variabile al fisso oppure un allungamento della durata del finanziamento per ridurre la quota capitale della rata mensile.

C’è poi la surroga del mutuo, che consiste in una portabilità a costo zero. La surroga consente di trasferire il mutuo presso un’altra banca che offre condizioni più vantaggiose o un tasso fisso competitivo, senza costi di istruttoria, perizia o notaio.